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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: oltre a vegliare, dovete anche svegliare

Parabola delle dieci vergini

Don Umberto Cocconi

Il regno dei cieli è simile a dieci vergini che, prese le loro lampade, uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le lampade, ma non presero con sé olio; le sagge invece, insieme alle lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e dormirono. A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. E le stolte dissero alle sagge: Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono. Ma le sagge risposero: No, che non abbia a mancare per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene. Ora, mentre quelle andavano per comprare l'olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco. Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora (Vangelo di Matteo).

E’ una parabola che non ho mai compreso a fondo. Non riesco a capire come mai le vergini, cosiddette sagge, non diano un po’ del loro olio a quelle stolte, limitandosi così a pensare solo alla loro salvezza, senza mostrare alcun tipo di solidarietà verso le atre donne. Le stolte poi bussano alla porta, ma questa non si apre; sono arrivate troppo tardi, eppure sappiamo di un Dio che attende, che aspetta sempre i propri figli. Nella notte hanno cercato di rimediare, e forse hanno trovato l’olio per le loro lampade, ma il tempo era scaduto. Dietro a quella porta c’era una grande festa, come non si può udire il pianto di chi per superficialità o negligenza ha perso la grande occasione? Infine si può asserire qualcosa in riguardo allo sposo ritardatario, infatti è anche colpa sua se le vergini stolte hanno finito l’olio: il suo ritardo non era stato calcolato. Avevano olio quanto poteva bastare per loro, ma lo sposo non si è fatto presente al momento giusto; dunque che colpa hanno se l’olio non basta per tutte? A una prima lettura sono queste le domande che la parabola mi ha suscitato nel profondo. Cerco dunque di capire in che cosa possa consistere il significato recondito. “Poiché lo Sposo tardava…”: ecco il particolare decisivo della parabola, il ritardo della venuta finale di Gesù. E noi attendiamo ancora il Veniente oppure, come afferma Ignazio Silone: «abbiamo per la sua venuta lo stesso entusiasmo di quelli che aspettano l’autobus alla fermata?». Le dieci ragazze sprofondano tutte nel sonno, nessuna esclusa. Che tipo di vigilanza è quella a cui Gesù vuole esortarci? Dove sta la differenza tra le stolte e le sagge, se tutte indistintamente si assopiscono? All’udire la voce dello sposo tutte le vergini, come si erano addormentate, così si destano, “risorgono”. Ma le cinque stolte, al contrario delle sagge, non hanno con sé l’olio. Visto che le sagge non danno l’olio alle stolte, la loro è mancanza di carità? No! Nel giudizio finale ognuno deve rispondere per sé. Forse la provvista di olio vorrà proprio ricordarci questo: «nel vostro parlare ed agire, nel vostro pensare e pregare, oggi, non dimenticate mai che siete invitati alla grande festa. Non accontentatevi dello status quo di questo mondo, là dove esso non corrisponde alla realtà della festa promessa, là dove è possibile impegnarsi e lottare per una sua trasformazione in prospettiva della festa di Dio. Non smettete di sognare la grande festa che susciterà sorrisi e canti di gioia di tutti. Mantenete viva l’utopia di un mondo nuovo. Cercate di vivere la vostra vita nel qui e ora, in analogia con questa utopia, con questo invito che avete ricevuto tutti!» (Tullio Vinay). “Vegliate perché non sapete né il giorno né l’ora”, come dice il testo concludendo! Nikos Kazantzakis è un romanziere greco che fa raccontare a Gesù la parabola delle dieci vergini in una maniera che è più in sintonia con quella del padre che abbraccia il figliol prodigo, e forse è più in sintonia anche con la nostra sensibilità. «Lo sposo, sentendo le vergini stolte bussare e gridare, si commuove, fa aprire la porta, e dice: entrate, facciamo tutti festa, rallegriamoci». Forse è troppo bello tutto questo, pensare sempre a un lieto fine. Non ci va di pensare che di fronte al grido di quelle cinque vergini stolte la porta rimanga chiusa. Come si può fare festa se qualcuno è rimasto fuori? E la porta chiusa in faccia alle cinque che sono andate a prendere dell’olio in ritardo cosa significa? A volte arrivare tardi è troppo tardi. Il Signore Gesù, ci vuol ricordare che il rischio di trovare le porte chiuse, se si arriva troppo in ritardo, è reale già ora. Chi arriva impreparato, chi arriva in ritardo, deve bussare! E con questo mi immagino che debba rendersi conto e rendere conto di quello che ha fatto o non ha fatto per arrivare in ritardo, per non essersi preparato in tempo per la grande festa. Il rendere conto e il rendersi conto sono importanti. «Vegliate anzitutto! Abbiate cioè un’anima “vigiliare”! Irrompono tempi nuovi. L’importante è saperlo attendere: anzi, l’importante è saperlo scorgere dietro la trama dei giorni e sotto la scorza degli avvenimenti. Non abbiate paura. Ma, oltre a vegliare, dovete anche svegliare; svegliare la gente dall’appiattimento spirituale» (Tonino Bello).

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