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La vita sta cambiando pelle

Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Rimanete nel mio amore

Rimanete nel mio amore

Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri» (Vangelo di Giovanni).

Che cosa significa essere amici? Con velato pessimismo, il grande filosofo Aristotele afferma: «O cari amici, non c’è alcun amico». Ancor più negativo è invece il giudizio sull’amicizia che traspare in un canto liturgico: “ti preghiamo non ci lasciare! sei vero amico solo Tu”. Ma è proprio così difficile, o meglio impossibile, trovare un amico? Ma come posso pretendere che tu mi sia amico se io prima di tutto non lo sono stato con te? Non ho dimostrato con i fatti di esserlo? Ha ragione Erich Fromm, allora, quando afferma che l’amore è prima di tutto un’arte che richiede sforzo e saggezza per essere imparata. Se ci pensiamo bene alla base dell’amicizia vi è la libertà, all’inizio di una amicizia c’è, prima di tutto, l’esperienza di essere scelti. Gesù affermando “io ho scelto voi”, ci ricorda che alla base dell’amicizia c’è uno sguardo di elezione che ti porta a chiedere: “perché ha scelto me? Che cosa ha visto nel profondo di me stesso?” Il legame reciproco non è basato sull’interesse, tale interesse non è strumentale, è disinteressato, gratuito. L’amicizia si determina nella benevolenza, cioè nel voler bene a prescindere. Queste sono due caratteristiche che la fondano: l’assenza di interesse e la bellezza dell’essere amico come bene. L’amore tra un uomo e una donna potrebbe essere infelice ma non ci può essere un’amicizia infelice perché ciò che conta è prima di tutto il bene dell’altro. Un bene così grande da essere disposti a dare la propria vita per lui! Per questo l’amicizia è stata sempre così importante per tutte le culture. Aristotele, parla di tre modalità di amicizia. La prima è l’amicizia della piacevolezza: abbiamo amici coi quali eravamo compagni di classe, ci divertivamo quando stavamo assieme, amavamo bere birra e vino, in un certo senso eravamo abituati l’uno all’altro. Questa, per Aristotele non è la vera amicizia. L’altro tipo è l’amicizia degli interessi reciproci: siamo interessati l’un l’altro, come l’allievo è interessato al maestro e il maestro è interessato all’allievo affinché sia capace di apprendere, il mercante è interessato al cliente affinché possa comprare e il cliente è interessato all’acquisto di cose buone. Anche questa non è vera amicizia in quanto entrambi hanno un interesse reciproco. La vera amicizia è incarnata al bene: questa è la dimensione più genuina dell’essere amico. È una virtù: insieme ci aiutiamo a scegliere la verità, ci aiutiamo reciprocamente, ci aiutiamo nei momenti difficili, nel dare consigli utili e buoni. Questo amico è l’altra parte della mia anima a cui dò tutta la fiducia sapendo che sarà fedele a me stesso e non avrò alcun dubbio perché ciò che ci lega è un’amicizia reciproca per il bene. Essere amici, vuol dire comunicarsi dei segreti, svelarsi profondamente all’altro, senza paura di essere giudicati. Infatti se non narriamo i nostri ricordi all’altro, egli non può sapere chi siamo. Cicerone a proposito dell’amicizia asseriva: «Devi sapere che in questo momento non c'è nulla che mi manchi tanto quanto una persona che io possa mettere a parte di tutto ciò che mi dà qualche pensiero, una persona che mi sia amica, che sia sensata, con la quale, quando io parlo, non debba fingere nulla, nulla dissimulare, nulla nascondere». L’amicizia è un rapporto basato sulla stima, sull’affetto e quasi sempre su un fine comune da raggiungere e magari da far realizzare anche ad altri. Una delle differenze tra amicizia e amore è proprio quella di “gruppo”: l’amicizia consente e alimenta la nascita di un gruppo, l’amore no, l’amore è assolutamente esclusivo, è un “io” e un “tu” che non possono assolutamente estendersi, anche perché contengono un rapporto sessuale che esclude una condivisione con altri. La vera amicizia comincia quando si può dire all’altro: «Non sei come me, fai bene a essere come sei e mi piace molto che tu sia diverso da me». L’amicizia vera dà la forza di lanciarsi in un’avventura, di pensare lontano, di impegnarsi. Nell’amicizia avviene il riconoscimento di essere l'uno per l'altro una donazione di senso, una scoperta che si fa riconoscenza e gratitudine. Cosa sarebbe infatti l’amico se non un altro nome per definire il volto, l’accoglienza, o l’ospitalità dell’Altro?

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