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La vita sta cambiando pelle

Roberta Roberti, "Caso Pesci": il divertimento senza valori giustifica violenze e abusi

Foto Luigi Boschi: Roberta Roberti

Il “caso Pesci” : il divertimento senza valori giustifica violenze e abusi

Quello che ormai è tristemente noto come “il caso Pesci” continua a restare al centro dell’attenzione e a suscitare reazioni e prese di posizione. E’ lecito domandarsi il perché, quando purtroppo femminicidi, stupri e gravi abusi sulle donne fanno parte della cronaca quotidiana. Proprio per questo, confesso di aver avuto all’inizio qualche perplessità sul presidio tempestivamente organizzato dai sindacati davanti al Tribunale di Parma per chiedere giustizia senza attenuanti. Riflettendo a mente lucida, tuttavia, credo che quel presidio sia stato necessario. Il caso della giovane 21enne stuprata e torturata da Federico Pesci e dal suo complice Wilson Ndu Aniyem induce infatti ad una riflessione profonda non solo sulla questione di genere, ma sulla situazione sociale in generale.

Non si tratta di giudicare dal punto di vista etico certe pratiche erotiche estreme, liquidandole come un problema di nicchia, sintomo di disturbi psicologici di una minoranza, magari abituata ad abbinare sesso, alcol e cocaina. Sarebbe un modo ipocrita e del tutto inefficace di porsi domande, visto che il proliferare del mercato dedicato, dai siti web ai festini a domicilio, dovrebbe indurci quantomeno a rivedere le nostre valutazioni. Si tratta piuttosto di valutare se effettivamente gli individui coinvolti in certe pratiche siano consenzienti e fino a che punto possano spingersi nell’infliggere lesioni personali. Gli avvocati di Pesci, parafrasando la triste chiosa popolare “la ragazza se l’è cercata”, stanno cercando di liquidare la vicenda e sminuire le responsabilità del loro cliente alla luce del fatto che la giovane sia stata pagata.

Ebbene? Esiste forse un automatismo sulla base del quale chi viene pagato può essere costretto a sottostare a qualsiasi tipo di abuso o violenza? Mi è parso illuminante in merito il parere del Prof. Cervellin, primario del Pronto Soccorso, che ha puntualmente risposto alle illazioni degli avvocati difensori di Pesci in merito alla gravità delle lesioni riscontrate sul corpo della vittima. Il primario ricorda tra l’altro che nessuno è legittimato ad infliggere ferite o lesioni sul corpo di un altro, eccetto i chirurghi  e a fin di bene, ed anche in quel caso sotto esplicito consenso firmato dal diretto interessato o dai familiari dello stesso.

Cosa si annida dietro al tentativo dei difensori di Pesci di farci credere che la ragazza sia stata fraintesa e che quel consenso a concedersi dietro compenso per una notte alla “Cinquanta sfumature di grigio” con il guru brizzolato, ricco e famoso, uno “regolare”, come si era definito lui su Facebook, possa essere stato considerato comprensivo dell’assenso ad un rapporto a tre e a subire pesanti lesioni personali?

Si annida la volontà di fare appello ai più reconditi retaggi culturali della nostra società, secondo i quali il denaro o la forza (fisica e psicologica) garantiscono il possesso e dunque l’arbitrio verso un altro essere umano più debole, perpetuando in qualche modo il concetto base dello schiavismo. Ed in particolare si strizza l’occhio al più becero maschilismo, quello che genera i femminicidi e tutte le violenze fisiche e psicologiche inferte alle donne in ogni epoca ed in ogni luogo. A maggior ragione, dunque, è doveroso richiedere una severa condanna di Pesci (e del suo complice), senza sconti e senza attenuanti. Altrimenti qualunque discorso sul rispetto degli esseri umani e sulla tutela delle donne rimane aria fritta ed è francamente ora di smetterla di fare vuota demagogia.

Lunedì 10 settembre alle ore 17.30 si terrà nella Sala del Consiglio comunale la prima commissione consiliare congiunta dedicata al tema della violenza, sulle donne e non solo, e delle dipendenze, che possono amplificarla. Si valuteranno le azioni, già avviate o da intraprendere, per una corretta informazione soprattutto delle giovani generazioni, in modo da affiancare alla giusta indignazione e alle belle parole di circostanza un impegno concreto per arginare questa deriva sociale.

Roberta Roberti       
Consigliera comunale di Parma – Gruppo Misto