Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Salvare la scrittura a mano

 testo astratto di scrittura a mano

Francesca Avanzini

SALVARE LA SCRITTURA A MANO 

È centrale in molte distopie: si priva l’uomo della scrittura a mano per poterlo meglio dominare. Coloro che si oppongono, i ribelli, i fuoriusciti, rischiano la vita per accedere a vecchi alfabeti proibiti, per salvare liste della spesa e quaderni delle elementari dei secoli precedenti. Perché senza scrittura l’accesso al passato, e quindi alla memoria, all’identità, è sbarrato: chi non produce scrittura non la sa neanche riconoscere, ed è come aver perduto Palmira e i Budda di Bamiyan.

La scrittura a mano è come il filo del ragno: qualcosa che viene dalla nostra pancia e parla di noi. Pensiamo all’emozione di leggere scritti autografi di grandi, chessò, Churchill Freud  o Galileo, o anche, più nel piccolo e privato, di ricevere una lettera d’amore la cui calligrafia, nel riconoscerla, ci fa battere il cuore. E si potrebbe continuare a lungo: dall’autografo, sigillo personale, emanazione fisica che i fan chiedono all’idolo, alla serie di Harry Potter scritta in prima battuta a mano da J.K Rowling, ai figli di Steve Jobs tenuti lontani dai computer fino ai quindici anni…

Ora in Italia c’è una campagna che difende e promuove la scrittura in corsivo e il diritto di ogni ragazzo ad accedervi quale parte integrante dell’educazione: si chiama “Campagna per il diritto di scrivere a mano” ed è promossa dall’Istituto Grafologico Internazionale Girolamo Moretti di Urbino insieme a Unicef. Tra i suoi obiettivi quello di far riconoscere dall’UNESCO  la scrittura a mano come patrimonio dell’umanità. Per chi volesse saperne di più, sotto lo stesso nome è possibile consultare una pagina Facebook e visionare video sul tema su You Tube. Il sito ad hoc è invece  www.dirittodiscrivereamano.org oppure www.istitutomoretti.it. Un’emanazione dell’istituto Moretti è poi la rivista la rivista “La scrittura” che nei prossimi mesi potrebbe essere presentata anche a Parma e circa la quale vi terremo al corrente.

La campagna è supportata da fior di scienziati e studiosi ed è facile capire perché: durante la scrittura a mano in corsivo (non in stampatello, che “standardizza”) il cervello “si illumina” in più aree, tra cui quelle quelle preposte alla coordinazione e alla memorizzazione. Scrivere a mano ha a che fare con l’armonia, la bellezza, la spazialità, la capacità di “tenere il rigo” fuori e dentro metafora, il controllo, l’attenzione e molte altre cose ancora.

Negli Stati Uniti, dove in molte scuole non si insegna più la scrittura a mano, sostituita da tablet, si è rilevato un peggioramento delle capacità cognitive. Senza contare che la disgrafia, negli USA come ovunque, genera disaffezione alla scuola, scarsa autostima, conflitti con i genitori e gli insegnanti. Naturalmente non si tratta di osteggiare il progresso e mettere al bando gli strumenti tecnologici, ma di affiancare tecnologia e tradizione. Perché “Il modo in cui si scrive influenza anche il significato”, la morte del corsivo porta al tramonto di molti contenuti che chissà, un giorno potremmo rimpiangere.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">