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La vita sta cambiando pelle

Scarpa scarsa o troppo stretta per i parmigiani

Federico Pizzarotti rieletto Sindaco di Parma

Scarpa perde senza attenuanti, senza storia e Pizzarotti vince distaccando il candidato (camuffato civico) del PD di oltre 10.000 voti.

Questa volta Federico Pizzarotti non è stato eletto per interposta persona come nel 2012, dove fu Grillo, da mattatore, a dirigere le danze elettorali con un voto di protesta e di pancia, determinato dal suo copione che recitava in tutte le piazze italiane non solo a Parma.

Nel 2017 la rielezione è dovuta, a mio avviso, per l’inesistenza credibile dell’alternativa, fin dal primo turno.

Paolo Scarpa, da quasi sconosciuto presidente de “Il borgo”, ha comunicato se stesso tardi e male così come il Programma privo di concretezza, basato su enunciazioni senza indicazione di tempi attuativi, dati, numeri, impegni economici e risorse da allocare. Fin da tempi non sospetti (in cui viaggiava ancora l’euforia della vittoria alle primarie del PD parmigiano), il 29 marzo gli scrissi una mail argomentata dall’oggetto: ”Elezioni perse”:  “Paolo, avete escluso tutti dalla partecipazione, dal confronto, dalla condivisione. Fino ad ora solo parole vuote. Nessun nuovo principio attivo... Continuando di questo passo tu le elezioni le perdi. L’inavvicinabilità da candidato, significa l’inaccessibilità da Sindaco”. 
Cosa che ripresi anche nel mio ultimo articolo del 02 maggio 2017 prima delle elezioni: “In Gita col PD. La miseria di una campagna elettorale” [LINK].

Una campagna elettorale scarsa, poco avvincente e partecipativa. Uno stile superato dai tempi seppur utilizzatori tra loro di gruppi chiusi WhatsApp e Facebook. Le ha perse lui Scarpa le elezioni con la sua campagna elettorale forse dettata, pesantemente, fin dall’inizio dal PD, perdendo la sua identità civica.
E pensare che nemmeno lo zoccolo duro del partito lo ha votato, neppure dopo la “forzata e utilitaristica giravolta politica”, partecipando alle primarie e divenendo espressione funzionale del PD di Parma già scisso in diverse correnti (non sono bastati gli appelli all’unità di Lavagetto e neppure gli endorsement a Scarpa di Cuperlo e Renzi).
Caro Dall’olio, Scarpa le elezioni le ha perse molto prima del ballottaggio come tu, invece, sostieni [LINK]. E anche tu lo avevi capito. Di fatto non ti sei messo neppure in lista per i Consiglieri. Chi pensavate raccogliesse voti? L’ex capo della Procura?  Presentare le 500 firme o vincere su Dario Costi non doveva illudere l’ingegnere di Genova ex Presidente de “Il Borgo”, (nemmeno all’interno di questa godeva di grandi simpatie). Gestire poi una associazione culturale locale, seppur importante, non è sinonimo di buon governo cittadino. Era tutto da dimostrare. Scarpa pensava con dichiarazioni e mail scritte, di aver già vinto anche le Amministrative. Questo senza avere un motivo valido a supporto, come i suoi enunciati del programma. Già il nome della lista “Parma Protagonista” o gli slogan della convention finale alla sala Righi “Questa volta Vince Parma” erano solo frasi eclatanti da promessa pubblicitaria, ma vuote, senza veri contenuti. E gli elettori dopo la presenza formale, hanno disertato le urne.
Ad uscirne veramente male dall’appoggio a Scarpa è il Gruppo di Roberto Ghiretti (Parma Unita) che di fatto ha ceduto a Scarpa la sua attività politica di questi anni e la fondazione del suo Gruppo, notevolmente ridimensionato dal 2012. Un vero abbraccio mortale. Un sacrificio quasi inutile. Scarpa, infatti, lo ha fagocitato in cambio di nulla e Ghiretti, si è lasciato fagocitare senza un vero motivo politico (vedi “congedo del viaggiator cerimonioso” da lui scritto [LINK]).  
Chi ne è uscito bene è stato Lorenzo Lavagetto con 1268 preferenze. Voti che vanno ben oltre il partito PD di cui è segretario cittadino.
Dall’Olio è scomparso dopo aver ceduto a Scarpa  il suo ufficio stampa (Armando Orlando), riservandosi poi, pare,  l’ex Consigliere comunale di opposizione, un posto sicuro ben remunerato in Regione Emilia Romagna.

Ma Scarpa, invece di recriminare sul suo amore perduto per Parma, Si chiude qui la mia storia politica. Non mi dimetterò da consigliere comunale, ma confesso che l’idea di cinque anni di opposizione non mi affascina. Oggi il mio amore per Parma esce fortemente ridimensionato. Dovete capirmi, ci ho messo l’anima in questa vicenda, ho buttato davvero il cuore oltre l’ostacolo, ma il cuore è rimasto là e faccio fatica ora ad andarlo a recuperare” (non merita nemmeno un commento questo pensiero da spocchioso che avrebbe potuto riservare al suo gatto e a uno sfogo con la moglie, ma non renderlo una dichiarazione pubblica su Facebook) [LINK], perché non presenta una rendicontazione sulle risorse raccolte e di come sono state utilizzate con le specifiche voci di spesa? Nel suo sito (paoloscarpasindaco.it già chiuso) non vi è stata traccia. La cultura della trasparenza avrebbe dovuto suggerirgli ben altro comportamento anche per questi aspetti, oltre che per le scelte e il progetto politico, invisibile e sconosciuto dai più. Strumentalizzando a fine campagna pure la disabilità, dopo aver perso quasi tutti i faccia a faccia, mettendosi su sedia a rotelle insieme allo sfidante per le vie del centro cittadino. Cose prive di buon gusto.  
Non sono mai stato tenero con le scelte e l’operato di Pizzarotti in questi anni di sua Amministrazione, soprattutto per le scelte della sua Assessora Ferraris (che non sarà più della nuova Giunta),  ma ora dopo questa sua dimostrazione e rispetto del voto democratico, per il bene della città, auguro al rieletto Sindaco Federico Pizzarotti un buon lavoro, forte dell’esperienza acquisita nei primi 5 anni, tenendo ben presente che il partito dell’astensione al voto è stato la maggioranza dei parmigiani (solo il 53,65% l’affluenza al primo turno) [LINK]: segno del malcontento politico, ma questo non solo di Parma.
Al secondo turno è andata a votare la minoranza degli aventi diritto, infatti l’affluenza è stata bassissima sotto il 50%. Solo il 45,17%, infatti, degli aventi diritto ha partecipato (65.644 elettori). Di cui a Pizzarotti il 57,87%, (37.157 voti), mentre a Scarpa il 42,13% (27.047 voti). Oltre 10.000 voti di distacco al ballottaggio contro i 1500 voti del primo turno. Il perito tecnico dell’IPSIA che annulla l’ingegnere laureto a Genova è quasi inverosimile, ma a Parma è realtà, quando manca la visione politica. L’errore principale di Scarpa è stato nel metodo di lavoro e nella comunicazione con cui è stata condotta la sfida elettorale. A 73 giorni dalle elezioni, di un candidato che in pochi già conoscevano, non c’era nulla: né il nome, né il simbolo, né l’ipotesi di una possibile squadra di governo, né la lista (senza strumnti, come pensava Scarpa potessero raccogliere preferenze e voti); almeno ci fosse stata una bozza di programma. Invece Niente. Solo un foglietto devastante, scritto da Martino Traversa sulla cultura distribuito in un incontro alla Galleria Mazzocchi. Poi una inondazione di depliant con i 10 titoli dei punti di un progetto tutto ancora da definire. Delle mie proposte [LINK], oppure dalla Carta UDP [LINK] non ho mai avuto da Scarpa né riscontro, né ascolto. Dopo la quinta sconfitta consecutiva il PD cittadino va alla resa dei conti con dimissioni di massa [LINK], inevitabile, e in linea come nelle precedenti sconfitte.

Mi scuso con i lettori per il mio ritardo al commento al voto di Parma per obbligata assenza dalla città nel mese di Giugno. (02/07/2017; aggiornato il 03/07/2017)

Luigi Boschi

perfetto e centrato

Caro Luigi,

Complimenti, la tua analisi del risultato delle recenti amministrative è perfetto e centrato.

Bravo
Luigi Derlindati

Condivido la tua riflessione

Condivido la tua riflessione
Ma il primo e maggior errore è stata la debole scelta iniziale
Eugenio D.

bentornato

Bentornato alla penna.
Raffaele

Condivido

non posso che condividere
Maria Grazia

ottimo lavoro

Un ottimo commento sulle elezioni ne parleremo insieme. Sei speciale come notista politico ... ci aiuti a capire oltre gli schemi ideologici.

don umberto

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