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Sesso, ecologia e fantascienza 1968, l’anno che scoprì il futuro

Odissea 2001 nello spazio

EMILIANO MORREALE

Cinquant’anni fa “2001: Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick cambiò il modo d’intendere il genere cinematografico, grazie a effetti speciali sconosciuti. Ma a fare scuola furono film come “Il pianeta delle scimmie”, “Barbarella”, “La notte dei morti viventi”. E persino “Yellow Submarine”

ROMA - Si è spesso detto che dopo 2001: Odissea nello spazio
la fantascienza non è stata più la stessa. È forse vero, se ci si riferisce al versante della progettazione del film, alla verosimiglianza della sua ricostruzione (anzi: costruzione) del futuro, con effetti speciali imparagonabili a quanto il cinema era riuscito a fare fino ad allora. Eppure non è certo quello l’aspetto più importante del film, e soprattutto, a ripensarci, il film fece meno scuola di quanto si dica, almeno nell’immediato, e (lo ricorda tra l’altro un piccolo libro appena uscito di Roberto Lasagna, 2001: Odissea nello spazio, Gremese,135 pp., 16 euro) soprattutto esso appare inserito in una svolta più generale della fantascienza, non solo cinematografica.
È di ieri l’annuncio che al festival di Cannes si vedrà una nuova copia del film, in 70 mm, in occasione del cinquantenario. La prima proiezione pubblica ebbe luogo a Washington, D.C., il 2 aprile del 1968. Ma nei giorni successivi il regista era intervenuto a tagliare scene che secondo lui lo appesantivano, prima dell’uscita nelle sale il 10 aprile successivo. L’idea del film gli era venuta subito dopo Il dottor Stranamore, e dopo aver lavorato a lungo al copione insieme ad Arhur C. Clarke, aveva cominciato le riprese il 29 dicembre 1965.
Tra i vari anniversari legati al ’68, forse anche quello di 2001 può avere una piccola parte. E va detto allora che il 1968 fu, anche in senso stretto, “l’anno che sognò il futuro”. Due mesi prima dell’uscita del film di Kubrick, infatti, c’era stata la prima proiezione pubblica di un film che forse nell’immediato avrà ancor maggiore influenza: Il pianeta delle scimmie di Franklin J. Schaffner, con
Charlton Heston. Nell’ottobre successivo, escono Barbarella di Roger Vadim con Jane Fonda (anch’esso, come gli altri due titoli citati, a suo modo un conte philosophique) e La notte dei morti viventi, altra svolta per il fantahorror. Se la vediamo in termini un po’ rozzamente sociologici, in quei film sono trattati e anticipati alcuni temi e alcuni destini non da poco, più che in molto cinema esplicitamente politico: la liberazione sessuale, la vendetta della maggioranza silenziosa, le tensioni razziali, la crisi ecologica. Se pochi mesi prima si era cimentato nel genere nientemeno che Robert Altman ( Conto alla rovescia), al festival di Berlino passa anche un piccolo film, lo straziante I due mondi di Charly di Ralph Nelson, tratto da Fiori per Algernon di Daniel Keyes. E non è forse fantascienza, a suo modo, anche il film di Yellow Submarine, che esce appunto nel luglio del ’68?
Intanto continuava a svilupparsi anche un allucinato filone fantapolitico. Nell’Inghilterra in cui gira Kubrick, in quegli anni Peter Watkins inventa una forma di docufiction fantapolitica con film come Privilege eGladiators.
Anche gli italiani, a modo loro, partecipano tangenzialmente di questa tensione verso il futuro: nel ’68 viene girato (ma bloccato dalla censura: uscirà anni dopo) il dimenticato H2s di Roberto Faenza, su una fabbrica repressiva del futuro e un cast a dir poco bizzarro, da Paolo Poli a Franco Valobra; in autunno Fellini è al lavoro sul set del Satyricon, il suo film di archeo-fantascienza che è un po’ un Flash Gordon nel mondo hippie.
Proprio durante le riprese e il montaggio del film di Kubrick, la fantascienza conosce una presa di coscienza, filosofica e politica, non solo nel cinema. In tv, dopo Star Trek (1966), prendono avvio Il prigioniero e
Ufo. E riguardo alla letteratura, basti ricordare che meno di un anno prima dell’uscita di 2001 Harlan Ellison aveva dato alle stampe la formidabile mistura di controcultura e futuribile che è Dangerous vision, e Philip K.
Dick aveva pubblicato Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, che una quindicina d’anni dopo diventerà Blade Runner.
In questo contesto, 2001 è un po’ un discorso a parte, perché la sua prospettiva è più antropologica e filosofica che politica. E spiazzerà molti spettatori e molti critici, giovani e vecchi. Su una delle riviste decisive per il movimento, Quaderni piacentini, Piergiorgio Bellocchio ammette che in fondo «pretendere film rivoluzionari equivarrebbe a non andare più al cinema».
Insomma, film epocale 2001, ma anche isolato come un monolite. La fantascienza degli anni 70 sarà soprattutto quella cupa e politica, figlia del Pianeta delle scimmie e degli zombie di Romero: 2022: i sopravvissuti, L’uomo che fuggì dal futuro, Zardoz. E anche il film successivo di Kubrick, Arancia meccanica, appartiene a quel filone. Solo alla fine del decennio, dopo il ’77, arriverà la stagione di Incontri ravvicinati del terzo tipoe Guerre stellari.
Cinefila, postmoderna, disimpegnata, magari legata all’immaginario tecnologico di 2001 e alle sue conquiste in termini figurativi (l’autore degli effetti speciali di Spielberg era lo stesso di Kubrick, Douglas Trumbull), ma senza la sua disincantata visione dell’uomo come scimmia assassina: anzi, con un ottimismo quasi messianico. 29/3/2018

Fonte Link: repubblica.it http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20180329&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2