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La vita sta cambiando pelle

SPERIMENTAZIONE ANIMALE: LE SVISTE DELLA UE

 ‘Troppi limiti ai test sugli animali” Così  Bruxelles vuole punire l’Italia. 

                Pare che ieri, 28 aprile, la Commissione Europea  abbia inviato all’Italia una nota nella quale il decreto legislativo n. 26 del 2014 (ossia le legge con la quale l’Italia ha recepito, modificandolo in parte, il contenuto della  direttiva UE 2010/63 per la protezione degli animali utilizzati a fini scientifici) viene messo sotto accusa in quanto porrebbe ‘limiti troppo restrittivi’ alla sperimentazione animale per ricerche mediche e scientifiche.

                Le ‘devianze’ agli standard previsti dalla direttiva erano state espressamente vietate, nell’art 2 della norma  (Misure nazionali più rigorose) nel rispetto del TFUE, ossia del Trattato sul Funzionamento della UE,  ove ‘intese ad assicurare una protezione più estesa agli animali’ , salvo fossero già in vigore al 9 novembre 2010. Tali modifiche erano invece ammesse nella precedente direttiva, la n. 609 del 1986 ! E solo per ragioni ‘economiche’, si legge nel solito preambolo, ossia di  pari opportunità tra gli Stati membri.  Parlare di ‘ragioni economiche’ in una norma che dovrebbe occuparsi esclusivamente di garantire meno sofferenze agli animali usati come cavie involontarie (da cui il titolo) è già di per se agghiacciante. Se si mette poi in relazione il costo di milioni di esperimenti sugli animali, per i farmaci, che debbono essere necessariamente ripetuti sull’umano (vera cavia, pagata o no)  in base al relativo regolamento, per confermarne i risultati, entriamo nel campo della totale incoerenza tra le norme, almeno dal lato economico. Solo il 5% circa dei farmaci testati obbligatoriamente su animali supera infatti la fase clinica dei test sugli umani. Per non parlare di quelli scartati già nella fase pre-clinica, per i quali mai si saprà se sarebbero stati efficaci o meno a fini umani.

                Ciò significa costringere gli Stati membri della UE a spendere cifre enormi per effettuare test (inutili nel 95% dei casi) per i farmaci, senza peraltro poter scegliere di eliminare i test  pre-clinici in altre aree,  come consentirebbe il TFUE che lascia agli Stati membri un’ampia autonomia per quanto riguarda la sanità,  tutto perché altrimenti ne risentirebbe il livellamento della concorrenza! Consentendo l’eliminazione dei test pre-clinici in certe aree si risparmierebbero invece tempo e capitali che potrebbero essere destinati alla ricerca delle ‘cause’ delle malattie umane, alle analisi epidemiologiche, ed ai metodi sostitutivi, dando qualche speranza di guarigione (e non solo di cura) a malati che aspettano da anni (invano) che un topo, un cane, o un primate non umano si ammalino di una malattia che per loro natura mai prenderanno!

                Una direttiva retrograda, quindi, nell’etica (ha vietato nuove misure ‘più rigorose’ in favore degli animali, precedentemente concesse, non ha reso obbligatori i metodi alternativi validati dalla stessa UE costati anni e anni di lavoro e miliardi di euro ai cittadini, ed ha persino compilato l’elenco degli orrori mettendo nero su bianco nell’Allegato VII le ‘gravi’ torture che possono essere autorizzate sugli animali) , e ben poco innovativa nella metodologia (ha in sostanza convalidato ciò che da anni si faceva ovunque).

                A questa meraviglia pare abbia fatto ‘torto’ la legge italiana di recepimento, nella quale è stato  inserito il divieto di allevare sul territorio nazionale cani e gatti per la sperimentazione, ma non di importarli dall’estero (questo divieto è esplicitamente proibito dalla direttiva). Il che non è una misura ‘più rigorosa’ in favore degli animali, ma in favore del sentimento degli italiani per gli animali (vedi L. 189/2004), che possono così sentirsi un po’ più sollevati .. Infatti tali animali vengono ora importati, con maggiori sofferenze per loro e maggiori costi per gli stabilimenti utilizzatori, come conferma il dr. Grignaschi, responsabile dello stabulario del Mario Negri  di Milano nell’articolo stesso!  Per cui sarebbe grottesco che tale divieto fosse ora revocato proprio dall’Italia in nome di un eccesso di … ‘benessere animale’.

                Ma non basta: tra le altre ‘colpe’ della legge nazionale di recepimento vi sono altre due misure che entreranno in vigore (forse) nel 2017: il divieto di xenotrapianti (ma non quelli che tutti hanno inteso inizialmente, ossia tra animali umani e non umani, bensì tra gli stessi animali non umani) e il divieto di testare sui non umani le sostanze d’abuso (alcol, droghe, tabacco, ecc..). Divieto ‘oscurantista’, come intende la senatrice Cattaneo?

                E’ invece a nostro avviso una scelta consapevole che l’Italia  ha fatto non tanto per ragioni etiche (perché allora recepire integralmente l’Allegato VII col suo ‘museo degli orrori’, se si aveva tanta sensibilità, o permettere l’uso dei cani e dei gatti, anche randagi?) quanto forse ‘pratiche’: le specie sono differenti, ed i risultati della s.a. non traslabili, lo sanno ormai anche i bambini, ai quali la stessa Agenzia Italiana del Farmaco ha dedicato nel 2014 la campagna ‘Farmaci e Pediatria’ per convincere i genitori a far effettuare i test dei medicinali su di loro, e non solo sugli adulti o solo sugli animali. E lo stesso Ministero della Salute ha confermato di recente, per giustificare i costi e i prezzi dei farmaci veterinari, che i test di tali farmaci devono solo essere specie-specifici! Quindi, per ricerche non proprio essenziali, o regolatorie, meglio evitare di spendere tempo e denaro, lasciando magari fare tali esperienze ad altri. L’utilizzo degli animali, ricordiamo, è infatti imposto per i farmaci e le sostanze chimiche da regolamenti europei ad hoc, ma autorizzabile in altri campi, oggi, su richiesta. E’ poi veramente una misura più rigorosa ‘in favore degli animali’ vietare test inutili (tanto la prova sull’uomo la si dovrebbe ripetere) se non sono resi obbligatori da normative internazionali? O non è forse vero il contrario, ossia si tratti di una misura più rigorosa ‘a sfavore degli interessi’ di qualche accademia o laboratorio? Per non parlare dei trapianti di tessuti o organi tra animali non umani, talmente ‘utili’ che compilarne la scheda costi/benefici è come predire il futuro basandosi sull’ignoto.

                Non di etica, quindi, si tratterebbe per tali divieti nazionali, ma più volgarmente di ‘ragione’, anche economica, proprio quella che la senatrice E. Cattaneo, sempre nell’articolo, dice che manca a questo Paese…

                Ma quali sarebbero allora le ‘misure più rigorose’ in favore di una protezione più estesa agli animali che la UE potrebbe imputare ad uno Stato membro? A rigor di logica, il divieto di autorizzare in tutto  o in parte quanto previsto nell’Allegato VII della direttiva (ossia certe sofferenze, graduate in base al loro  livello), o di vietare arbitrariamente l’uso di alcune specie, o ancora limitare il numero di animali utilizzabili negli esperimenti, e via di seguito. Non certamente il divieto di esperimenti inutili, o di metodologie obsolete, o di salvaguardia del sentimento della popolazione, per ipocrita che questo possa essere!

                E chi si va a intervistare per sentire un parere ‘contrario’ al ‘cartellino giallo’ della UE nei confronti dell’Italia (cartellino che nessuno ha letto …)? Il Presidente dell’ENPA, Onorevole Carla Rocchi, laureata in lettere, antropologa, politica, docente universitario, la quale afferma che la salute dei cittadini è stata tutelata con una ‘buona legge’! Ma non erano gli ‘animali’ a dover essere tutelati  da tale norma? Non è forse questa legge che autorizza l’uso, ma non l’allevamento,  di cani e gatti ‘d’importazione’ all’art. 11 “nell’interesse della salute dell’uomo“? Unico punto a favore essendo  l’obbligatorietà ‘nazionale’ dei metodi alternativi validati, ma non ancora adottati da tutti ….. E a conferma della ‘buona legge’ la Presidente Rocchi aggiunge: “qui non si tratta di difendere gli animali, ma noi stessi da pratiche inutili per una ricerca efficace”. Due colpi in uno: l’ammissione che la norma non serve a proteggere gli animali, e che la s.a.  serve, dunque, per tutto il resto a fini umani, escluso xenotrapianti e sostanze d’abuso … Mah? A parte lo shock, tale risposta non crediamo possa essere utilizzata a difesa dell’accusa lanciataci dalla UE. 

                Non si intervistano però a tale proposito,  come sempre, i veri esperti, ad esempio i componenti del ‘Tavolo tecnico sui metodi alternativi’ ricostituitosi di recente per iniziativa del P.A.E. presso il Ministero della Salute (tra i quali il Prof. Bruno Fedi, la dottoressa Susanna Penco, il Prof. Giulio Tarro, ecc..). No, no! ‘Quelli’ sono pericolosi ….

 

Massimo Terrile

Movimento Antispecista

www.movimentoantispecista.org

29 febbraio 2016

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