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Teatro Opera di Roma: Carlo Fuortes sbugiarda Bruno Vespa


Enrico Votio del Refettiero

Nella sua prima conferenza stampa da nuovo Sovrintendente del Teatro dell'Opera Roma, Carlo Fuortes ha finalmente fatto chiarezza: il buco c'è ed è ancora più grande del previsto: dai 7,5 milioni di Euro annunciati, si passa a 10 milioni di Euro ormai conclamati per il solo esercizio 2013“Il 4 dicembre 2013 noi consegneremo un teatro risanato e non in bancarotta”, proclamava indispettito Bruno Vespa nella sua lettera pubblicata il 15 novembre scorso sul CORRIERE DELLA SERA. In quanto Vice Presidente del Teatro dell'Opera, Bruno Vespa dovrebbe oggi essere sottoposto ad azione di responsabilità per aver avallato un evidente falso in bilancio. Avrà il nuovo Consiglio di Amministrazione il coraggio di farlo? Avranno i nuovi amministratori il coraggio di interrompere la catena ininterrotta di scaricabarile sulla gestione precedente?

Ora un dato è chiaro: o il nuovo Sovrintendente Carlo Fuortes ha detto il falso, e quindi Vespa deve querelarlo per diffamazione, oppure ha detto il vero e allora nei guai c'è lui. Perchè la voragine di 10 milioni di Euro di debito creata nel solo 2013 è solo ed unicamente responsabilità sua e del Consiglio di Amministrazione del quale è stato negli ultimi anni borioso Vice Presidente. (09/01/2014)

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e De Martino?

E' abbastanza curioso che De Martino non solo non venga indagato, ma addirittura  viene salvato con il posto di direttore generale del personale in teatro e capo in testa della divisione 'formazione'. Questo è un vero scandalo, Il fatto è che qui, ad ogni scandalo corrisponde quasi sempre una promozione od un salvataggio per chi lo ha procurato. Questo è il vero scandalo. De martino che occupa ancora un posto apicale in teatro dovrebbe essere messo ai domiciliari, per evitare che imbrogli ancora e non faccia far luce, anche se la luce è chiarissima.

Pietro Acquafredda 

Catello De Martino era solo una testa di legno?

Caro Aquafredda,
La mia impressione è che Catello De Martino sia solo una "testa di legno", l'utile idiota di leniniana memoria che è stato usato per realizzare l'operazione di spingere il Teatro dell'Opera ancora più a fondo nel "buco". Ricordiamoci del povero Gianpaolo Cresci, al quale Andreotti aveva detto "spendi quello che serve" e che poi fu abbandonato a se stesso: allora lasciò un "buco" di 45 miliardi, che erano un record. La storia, con qualche curiosa omissione, è raccontata nel simpatico libello di Sandro Cappelletto "Farò grande questo teatro!". In effetti non me la sono presa con De Martino ma con Vespa, perchè lui è stato l'autore dell'operazione più subdola e pericolosa, quella di far passare la coraggiosa inchiesta di Cappelli sui debiti veri del Teatro dell'Opera per un attacco al Maestro Muti. Di fronte al quale, come per il Papa, bisogna stare zitti e inchinarsi. Il tutto condito da una insopportabile proposopopea e da quella chiusa davvero incredibile : “Il 4 dicembre 2013 noi consegneremo un teatro risanato e non in bancarotta”, che grida vendetta al cielo. Quanto al trattamento riservato al povero Catello (da catellus, diminutivo di catulus, che vuol dire "cucciolo" - nomen, omen) immagino si tratti del male minore: si ricorda quando venne fatto fuori anzitempo Gennaro Di Benedetto a Genova, e venne indennizzato con ben 140'000 Euro per i quali dovette pignorare gli incassi del teatro? Forse Fuortes, che è uomo attento ai conti, l'ha visto come il male minore: se devo pagarlo, almeno lavori!
A presto, certamente
Enrico Votio del Refettiero