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La vita sta cambiando pelle

Un ascensore d'acqua per tornare a navigare sul Po

La Stradivari

L’opera da 47 milioni sarà aperta il 23 marzo a Isola Serafini. Consentirà il passaggio sul fiume a battelli merci e da crociera

PIACENZA. Non esiste più la “dogana fluviale” di Isola Serafini, che impediva la navigazione del Po fino a Pavia e alla foce del Mincio. Da anni, la barriera costituita dalla diga Enel al confine tra Emilia e Lombardia era un ostacolo quasi invalicabile per barche e pesci, ma dal 23 marzo il grande fiume non sarà più spezzato da un salto d’acqua di 12 metri che ostacolava come un dazio turismo e transito di merci.

Con 47 milioni investiti tra Europa (7) ed Emilia Romagna ( 40) è stata costruita la conca di navigazione che farà di Isola Serafini la “Panama padana”. Un “ ascensore d’acqua” lungo 120 metri, largo 12 e profondo 10 consentirà a navi merci e da crociera di risalire il fiume.

La vecchia conca costruita negli anni 60 era fuori uso da tempo. Il Po ha il fondale in continua metamorfosi, per i depositi, ma anche per l’alveo che negli ultimi decenni si è abbassato di 5 metri, anche a causa dei massicci scavi eseguiti in passato, quando la sabbia del fiume finiva a tonnellate nei cantieri. Il tutto ha reso inservibile il vecchio impianto, con l’effetto di azzerare la navigazione e spostarne gran parte nel più moderno “Canal Bianco” che collega Ostiglia, nel Mantovano, a Rovigo. Una via alternativa che mantiene sempre la profondità necessaria grazie a 5 chiuse, ed essendo un corso d’acqua senza forti flussi in risalita dall’Adriatico consente di risparmiare tempo e carburante, non dovendo andare controcorrente.

Il funzionamento della conca è semplice. Due corridoi ( mandracchi) a monte e a valle portano ad altrettanti sbarramenti, simili ad ante di armadio. Quando le barche si avvicinano dal lato a valle, il più basso, si apre la porta corrispondente, mentre l’altra resta sbarrata. Poi, la paratia si chiude e l’imbarcazione si trova in un bacino allagato gradualmente, attraverso condotti, dall’acqua a monte, 12 metri più alta. A riempimento concluso, l’imbarcazione è allo stesso livello del fiume dal lato sorgente: così, una volta aperta la paratia a prua, può proseguire verso Piacenza.

La manovra contraria viene effettuata in direzione opposta, senza pompe e con un solo manovratore: riempimenti e svuotamenti avvengono per gravità. Finora, il passaggio poteva avvenire solo con piccole imbarcazioni, spostate da una parte all’altra con una gru. Il 23, invece, il nuovo impianto verrà tenuto a battesimo dalla motonave “Stradivari”, una delle pochissime che ancora muovono turisti tra Mantova e Piacenza. L’imbarcazione, attraccata a Boretto, nel Reggiano, è lunga 62 metri e sarà un banco di prova determinante.

Dal nuovo ascensore d’acqua ci si aspetta un’ascesa anche del turismo sul fiume. « Fino ai primi anni 2000, qui circolavano grandi motonavi, con crociere fluviali che partivano da Venezia — spiega il capitano della Stradivari, Giuliano Landini — C’erano armatori olandesi, tedeschi e francesi con imbarcazioni di 110 metri. Ma un po’ per le magre dopo estati caldissime, un po’ perché il fondale non viene dragato e soprattutto per lo sbarramento di Isola Serafini, che limitava i tragitti, hanno gettato la spugna».

Un indotto che invece potrebbe avere potenzialità simili ai grandi fiumi europei, vista la vicinanza di città d’arte come Parma, Mantova e Cremona e di territori con presenze culturali come quelle di Verdi, Ligabue e Zavattini, abbelliti da lasciti architettonici dei Gonzaga come Sabbioneta e Guastalla. Senza contare la gastronomia: a parmigiano, culatello, prosciutto, lambrusco ora si aggiungono i piatti di pesce d’acqua dolce visto che nel Po, finalmente in acque migliori, si rivedono arborelle, cavedani, lucci, anguille e persino storioni.

« Si potrà ricominciare » , riprende Landini, che ha lanciato per aprile il programma naturalistico- gastronomico “ Lambruschetta”, con la motonave che si muoverà per 30 chilometri tra Torricella (Parma) e Boretto, unendo degustazioni a bordo e pedalate sulla ciclabile che corre sulle strade alzaie.

Da queste parti infatti passerà la ciclovia che dovrebbe unire Venezia a Torino.

Il rilancio della navigazione potrà interessare anche le merci, come quando il Po era un’autostrada d’acqua percorsa dalle petroliere che alimentavano le centrali elettriche di Porto Tolle, Sermide o Piacenza e dalle bettoline cariche di granaglie o profilati d’acciaio. Non poco, se si pensa che oggi una chiatta può portare fino a mille tonnellate, quanto 50 Tir. 13 marzo 2018

Fonte Link parma.repubblica.it

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