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La vita sta cambiando pelle

UN OSPEDALE UNICO AL MONDO

Un Ospedale Unico al Mondo

Francesca Avanzini 

Nel 1996 Carmine Del Rossi, chirurgo pediatrico, già direttore dell’Ospedale dei Bambini di Parma, parte con un’équipe di medici alla volta del Bangladesh per operare in un ospedale di Saveriani. È la prima di una serie di missioni che realizzano un antico progetto covato fin dai tempi dell’Università e che purtroppo si interrompono con l’attentato di Dakha del 2016.

Fino a quel momento, ogni mese per sei-sette mesi l’anno, nell’ospedale di Dakha, città di circa 2 milioni di abitanti ai confini con l’India, si alternano équipe chirurgiche altamente qualificate in varie discipline, che vanno là a proprie spese sfruttando il periodo delle ferie e portandosi gli strumenti.

Il daffare è tanto, e impone ritmi disumani.  Ai cancelli, vagliate da un ineffabile portiere in  giubbotto jeans, premono masse di disperati, che magari si sono sottoposte a un viaggio di 500 km e si accampano per notti e giorni in attesa del consulto.

L’ultima missione partita consta di chirurghi pediatrici esperti in urologia e nella ricostruzione di genitali, anestesisti, infermiere e dello psichiatra Raffaello Roberti, già presidente della sezione emiliana della Società Italiana di Psichiatria, presente non in veste professionale ma, grazie alla sua passione ed esperienza letteraria, in qualità di cronista della missione. Le sue osservazioni sfociano nel libro “Un ospedale unico al mondo.”

Quello che colpisce, nelle pagine del libro, è il numero e la varietà di malformazioni che ricordano il nostro Medioevo di storpi e derelitti. Molto è dovuto, ovviamente, alla povertà, alla malnutrizione e alla  condizione delle donne. Totalmente sottomesse al potere maschile, sono le ultime a mangiare anche se incinte, dopo il capofamiglia e i numerosi figli maschi femmine, magari in piedi o accucciate in un angolo della cucina.  Alcune storie sono veramente toccanti, come quella di Rini, successa ormai qualche tempo fa ma sempre paradigmatica della condizione femminile e delle tensioni religiose del paese.

Violentata da un ragazzo indù, lei musulmana, tenta, all’oscuro della famiglia, di procurarsi un aborto e si perfora l’appendice. Le conseguenze sono gravissime, e dopo dolorose vicissitudini e interventi sui generis che riducono la famiglia sul lastrico, la ragazza deve girare con il sacchettino delle feci. L’ultima speranza è riposta nell’équipe di medici italiani, che infatti riparano il misfatto e le ridanno il sorriso. La ragazza che incredibilmente, nel frattempo, si è sposata col suo fidanzato musulmano, dovrà girare ancora un anno col sacchetto, in attesa del ritorno della missione, ma alla fine riuscirà a condurre una vita normale.

Non tutte le storie però hanno un happy ending, molte famiglie rifiutano le figlie se imperfette o inadatte a procreare. Così le poverette finiscono sulla strada dove le attende una morte certa.

Sono molte le figure che ruotano intorno all’ospedale, la formidabile madre Tecla, robusta settantenne di Bergamo sulle cui spalle grava tutto l’istituto, il direttore Carlos, un messicano con baffi e pizzetto che sembra uscito da un western e che invece guida da anni con perizia l’organizzazione nonché il grintoso pulmino incaricato di prelevare dall’aeroporto le équipe mediche, il missionario laico Rudi, profumato di dopobarba anche ai limiti della jungla, imprenditore di successo fulminato da conversione, che ha deciso di applicare le sue capacità imprenditoriali a una casa-famiglia per orfani. I bambini sono puliti, ben nutriti e sorridenti. È il sorriso l’arma segreta della popolazione, una mitezza che si fa strada nonostante le brutture, il terrorismo reclutato tra le frange di estrema povertà, la malattia e la miseria. Tra le varie piaghe anche un’altissima percentuale di talassemia, che gonfia a dismisura la milza e le pance dei bambini e scassa il cuore. Eppure sorride la gente e sorridono i medici. In questo ospedale unico al mondo, come in un’oasi privilegiata, vengono sospese rivalità e lotte di potere, gerarchie e avidità. Tutti collaborano al fine di curare al meglio e gratuitamente gli ultimi della terra, sopperendo alle carenze dello stato e rimediando dove possibile alle ingiustizie.

Di tutto questo materiale Raffaello Roberti ha montato un agile libretto corredato di eloquenti fotografie, che cattura il lettore con l’intensità delle storie e lo schizzo acuto dei caratteri. Il libro è reperibile presso la Feltrinelli di Via Farini, dove è stato presentato nei giorni scorsi, ed è in vendita al prezzo di 10 euro. Non occorre neanche dire che il ricavato della vendita sarà interamente devoluto all’ospedale, che si regge su donazioni private e sull’autofinanziamento.

Raffaello Roberti, Un ospedale unico al mondo, p.116, € 10