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Crack Parmalat

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Crac Parmalat: la Cassazione conferma le condanne, lieve sconto di pena per Tanzi

Condanne definitive per il crac della Parmalat. Lo ha deciso la quinta sezione penale di Cassazione che ha confermato sostanzialmente il verdetto emesso in appello dai giudici bolognesi. Lieve sconto di pena di cinque mesi solo per il patron Calisto Tanzi e il braccio destro Fausto Tonna, di 4 mesi per Giovanni Tanzi e di tre mesi per Luciano Silingardi per la prescrizione dell'accusa di associazione a delinquere.

In seguito al piccolo sconto di pena - per prescrizione - la condanna di Calisto Tanzi scende da 17 anni e 10 mesi a 17 anni e 5 mesi di reclusione (sconto 5 mesi). Per l'ex braccio destro Fausto Tonna, scende da 9 anni, 11 mesi e 20 giorni a 9 anni, 6 mesi e 20 giorni (sconto 5 mesi). Per Giovanni Tanzi - fratello di Calisto - scende da 10 anni e 6 mesi a 10 anni e 2 mesi (sconto 4 mesi). Dimunisce di 3 mesi per Luciano Silingardi che ottiene così 5 anni e nove mesi.

In sostanza, la riduzione della pena riguarda solo i quattro imputati ai quali era stata contestata l'associazione a delinquere della quale Calisto Tanzi era stato individuato - dalla magistratura - come capo. Per quanto riguarda le condanne degli altri dieci coimputati, la Suprema Corte ha confermato quella a 7 anni e 8 mesi per l'ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio Domenico Barili, quella a 4 anni e dieci mesi per Giovanni Bonici, numero uno di Parmalat Venezuela ed ex amministratore di Bonlat, la società "cassonetto" di Parmalat.

I PADRONI FRANCESI DI PARMALAT INCASSANO IL TESORO DI BONDI

Chissà che gusto ha il “Sorrento”, uno dei formaggi di punta che da ieri fa parte del catalogo Parmalat. Di sicuro, monsieur Besnier, patron di Lactalis e proprietario dell’azienda di Collecchio, non ha fatto sconti alla cassa: il “Sorrento”, assieme alla “Vera Mozzarella”, la “Galbani Usa”ed altre prelibatezze è stata pagata 904 milioni. In contanti, beninteso, mica in pregiate forme di parmigiano. Soldi che escono dalla cassa del gruppo italiano, cioè parte di quel miliardo e mezzo recuperato a suo tempo da Enrico Bondi dalle banche internazionali che avevano appoggiato le imprese di Calisto Tanzi e che rientrano in quelle di monsieur Besnier, proprietario al 100 % della Lactalis Usa. Insomma, il patron francese di Parmalat, come ampiamente previsto, ha utilizzato i fondi che ha trovato a Collecchio per ripagarsi, in parte, l’acquisto dell’azienda che non ha trovato a suo tempo un solo imprenditore italiano disposto a fare un buon affare. Per carità, Lactalis non sta facendo nulla di illecito. Ma quella fetta di “Sorrento” rischia di essere davvero indigesta. Per più motivi. 

Crac Parmalat, Cassazione accoglie il ricorso di Tonna

Per l''ex direttore finanziario e braccio destro di Calisto Tanzi si aprirà il processo d'appello ter

ROMA - Per la seconda volta, la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna per Fasto Tonna, l'ex direttore finanziario di Parmalat e braccio destro di Calisto Tanzi, nel processo per il crac.

La Suprema Corte ha infatti annullato con rinvio, alla Corte di Appello di Bologna, il verdetto d'appello bis del 20 gennaio 2015, che rideterminò la pena di Tonna in 7 anni, 9 mesi e 20 giorni di reclusione. Era stata la Cassazione, nel 2014, a chiedere un nuovo processo di appello solo per Tonna, giudicando eccessiva la condanna a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni del primo processo d'appello che già aveva ridotto i 14 anni di reclusione inflitti dal Tribunale di Parma nel 2010.

A difendere l'ex manager, gli avvocati Oreste Dominioni e Concetta Miucci che si sono sempre lamentati per il trattamento sanzionatorio che, a loro avviso, non teneva conto della collaborazione prestata nelle indagini sul dissesto da 14 miliardi di euro con 38mila risparmiatori truffati. La condanna definitiva per Tanzi, del marzo 2014, è stata pari a 17 anni e 5 mesi. Ora per Tonna si aprirà il processo d'appello ter. (ANSA)

Fonte Link parma.repubblica.it 

Parmalat, rimborso record: 42,9 milioni da J. P. Morgan

Il gruppo bancario statunitense coinvolto nella bancarotta del 2003 per l'emissione di bond

Il gruppo bancario J.P. Morgan ha raggiunto un accordo transattivo con Parmalat Spa per la risoluzione extragiudiziale dei contenziosi giudiziari con l'azienda di Collecchio. La banca statunitense, coinvolta nel crac del 2003 per l'emissione di bond, ha riconosciuto a Parmalat l'importo complessivo di 42,9 milioni di euro a integrale e definitiva tacitazione delle pretese avanzate nei suoi confronti, "senza che ciò costituisca ammissione di responsabilità", si legge in un comunicato di Parmalat.

Prosegue il procedimento penale per concorso in bancarotta fraudolente, in corso presso il tribunale di Parma, a carico di alcuni top manager del colosso bancario che secondo le accuse avrebbero avallato l'emissione di bond pur conoscendo lo stato di dissesto del gruppo di Collecchio.

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2015/10/29/news/parmalat_rimborso_record_42_9_milioni_da_j_p_morgan-126187749/

Processo Ciappazzi, il procuratore: "Geronzi e Tanzi si spalleggiavano l'un l'altro ". Non vi fu estorsione

Nella vicenda dell’acquisto delle acque minerali Ciappazzi, da parte della "vecchia" Parmalat, l’ex presidente della Banca di Roma-Capitalia Cesare Geronzi e l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi «si fregavano l’un l’altro». Lo ha sottolineato il sostituto procuratore della Cassazione, Pietro Gaeta, in un passaggio della sua requisitoria al processo Ciappazzi-Parmalat davanti alla Quinta sezione penale della Suprema corte. 
«Era una situazione nella quale ognuno pressava l'altro quanto più poteva: Banca di Roma aveva bisogno che Parmalat comprasse le acque di Ciarrapico per l’impatto straordinariamente forte con il quale il debito accumulato da Ciarrapico pesava sulla banca che aveva bisogno di alleggerire questa posizione dopo i solleciti della vigilanza della Banca d’Italia». 
A sua volta - ha proseguito il Pg Gaeta - Parmalat «aveva bisogno della Banca di Roma alla quale continuava a chiedere prestiti». Ad avviso del Pg, non si è trattato di «estorsione" però «nemmeno di scelte esercitate in assoluta libertà». Per Gaeta, ad ogni modo, semmai la procura di parma abbia avuto in mente di formulare l’ipotesi estorsiva, ha comunque fatto bene ad accantonarla». Nella requisitoria il Pg Gaeta, inoltre, ha messo in evidenza come Matteo Arpe «abbia ricevuto un flusso informativo costante sulla vicenda del finanziamento alla Parmalat» come dimostrato dallo scambio di mail, appunti e testimonianze. «La linea difensiva di Arpe era che lui era fuori Roma, ad Eurodisney, e avrebbe firmato un finanziamento senza saperlo - ha sottolineato il Pg - ma in questo modo si vuol far credere che Arpe sia stato raggirato dai suoi "fedelissimi" che gli avrebbero messo sotto il naso un foglio da firmare con un finanziamento da 50 milioni di euro, per Parmalat, dicendogli "firma, firma". E lo sventurato firmò!». 

Cassazione sul crack Parmalat: tutte le manovre illecite per volontà di Tanzi

Motivazioni della sentenza di condanna per il crac del gruppo

"Le falsificazioni contabili", le "dissimulazione" dei debiti, "il 'giro dei concessionari' e i finanziamenti occultati", insomma "tutte le illecite manovre contabili ed operazioni dolose dalle quali ha tratto origine il rovinoso tracollo del gruppo, sono state attuate per volontà di Calisto Tanzi". 

Lo scrive la Cassazione, nella sentenza con cui il 7 marzo scorso ha confermato le responsabilità del 'patron', di suo fratello Gianni, morto il giorno stesso, e degli altri 13 imputati, per il crac Parmalat.

Nelle motivazioni del verdetto - di 168 pagine, redatte dai consiglieri relatori davanti alla quinta sezione penale Paolo Oldi e Giuseppe De Marzo - la Corte rimarca come sia certo - in base alla ricostruzione dei fatti "insindacabilmente recepita dalla Corte d'Appello" - che "il dissesto del gruppo fosse non già soltanto prevedibile, ma certamente previsto", per lo squilibrio economico "progressivamente accentuato dalle illecite iniziative assunte di volta in volta".

"Non è contestabile", secondo la Cassazione, che la condotta di Calisto Tanzi, emerso dalla sentenza di merito quale 'dominus' del sistema, "sia pure col concorso di quanti si sono prestati a tradurre in fatti concreti le sue direttive, sia collegata al dissesto", in quanto ogni "falsificazione e operazione" causa del disastroso crac con un buco di 14 miliardi sia stata posta in essere "dietro direttive da lui impartite con coscienze e volontà".

Al patron la Suprema Corte ha comunque concesso un piccolo sconto di pena, di cinque mesi, che ha portato il totale a 17 anni e 5 mesi, per la prescrizione nel 2012 del reato di associazione a delinquere.

Domenico Barili torna in carcere

La decisione del Tribunale di Sorveglianza di Bologna. Revocati i domiciliari all'ex manager di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac

PARMA - Ottant'anni e un caldo agosto da passare dietro alle sbarre. Domenico Barili, ex direttore marketing di Parmalat condannato in via definitiva a 7 anni e 8 mesi per il crac, ieri ha varcato di nuovo le porte del carcere di via Burla. 

Dopo la sentenza della Cassazione, pronunciata lo scorso marzo, aveva passato 46 giorni tra il reparto detenuto del Maggiore e il carcere. Il magistrato di Sorveglianza di Reggio Emilia aveva poi accolto l'istanza di detenzione domiciliare degli avvocati difensori, considerata l'età di Barili. 

La legge cosiddetta ex Cirielli consiglia infatti la scarcerazione per i detenuti over 70. Ma, come insegna il caso Tanzi, non c'è nessun obbligo né automatismo. E la decisione non è stata ratificata dal tribunale di Sorveglianza di Bologna. 

Come riporta la Gazzetta di Parma, i giudici hanno ritenuto che Barili sia "una persona assolutamente indifferente rispetto ai gravi danni cagionati a migliaia di risparmiatori", a cui non ha offerto alcun risarcimento. 

Inoltre, l'ex manager avrebbe manifestato l'intenzione di tornare al lavoro, quindi esisterebbe un concreto pericolo di recidiva. Dopo due mesi e mezzo a casa il beneficio della detenzione domiciliare è così stato revocato e per l'ex vicepresidente di Parma, inaspettatamente, si sono riaperte le porte di una cella

Fonte Link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/22/news/barili_torna_in_carcere_nessun_pentimento-92119004/

Arrestati Silingardi e Barili

Dopo la sentenza definitiva sulla grande bancarotta. Barili colto da malore

Luciano Silingardi e Domenico Barili arrestati.
E' l'immediato e primo clamoroso effetto della sentenza definitiva della Cassazione sulla bancarotta del crac Parmalat. I primi a farne le spese (una volta ricordato il regime di detenzione che è già applicato a Calisto Tanzi) sono appunto l'ex presidente Cariparma, poi approdato nel cda di Collecchio, e l'uomo marketing che aveva caratterizzato gli anni dello sviluppo del marchio Parmalat anche attraverso una serie di azzeccate sponsorizzazioni sportive (in particolare sci e formula uno).

Accanimento giudiziario nei confronti di Tanzi?

Vietare a Calisto Tanzi di andare al funerale del fratello Giovanni credo sia stato un atto di accanimento giuridico privo di alcuna giustificazione.
A un anziano ultrasettantente malato consentire la partecipazione alla funzione funebre del fratello, magari accompagnato da carabinieri in borghese, cosa avrebbe comportato? Quali i rischi? E non avrei elementi personali di clemenza, ma solo la valutazione del contesto.  Di fronte a questa situazione bisognerebbe avere clemenza anche nei confronti di chi ha prodotto il crac del secolo.
Non credo che questo accanimento giovi alla Giustizia italiana i cui mali endemici e errori superano a mio avviso i reati di Tanzi.
(Parma, 13/03/2014)

Luigi Boschi 

(ANSA) - PARMA, 11 MAR - Calisto Tanzi non è andato all'ultimo saluto al fratello Giovanni, ex vicepresidente Parmalat morto venerdì per una crisi cardiaca nello stesso giorno in cui la Cassazione pronunciava le condanne definitive per il crac da 14 miliardi. L'ex patron è dovuto rimanere nella sua camera dell'ospedale di Parma dove è agli arresti domiciliari. Nessun permesso straordinario per le esequie, cui erano presenti la moglie e le figlie Laura e Francesca oltre alla famiglia di Giovanni e a molti amici. 

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I funerali di Giovanni Tanzi 

Crac Parmalat, la Cassazione conferma le condanne

La Suprema Corte ribadisce le sentenze della Corte d'Appello a parte un lieve sconto di pena, per prescrizione, per Tanzi e Silingardi e la determinazione della pena per Tonna

Condanne definitive per il crac della Parmalat del 2003. Lo ha deciso la quinta sezione penale di Cassazione che ha confermato sostanzialmente il verdetto emesso in appello dai giudici bolognesi. 

Un lieve sconto di pena di cinque mesi è stato pronunciato per l'ex patron Calisto Tanzi, di 4 mesi per Giovanni Tanzi e di tre mesi per Luciano Silingardi per la prescrizione dell'accusa di associazione a delinquere.

I supremi giudici della Quinta sezione penale, presieduta da Giuliana Ferrua,dopo una camera di consiglio di circa quattro ore, hanno in sostanza convalidato la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bologna il 23 aprile 2012 per il crac da 14 miliardi di euro che ha truffato 38mila risparmiatori. Il verdetto della Cassazione accoglie quasi interamente, a parte la dichiarazione di prescrizione, le richieste del sostituto procuratore generale Pietro Gaeta.

Per Tanzi la condanna definitiva è dunque di 17 anni e 5 mesi a cui si aggiunge la sentenza definitiva di otto anni per aggiotaggio, per cui è ancora detenutoall'ospedale Maggiore di Parma. Era l'unico imputato già in regime di detenzione. Fausto Tonna (suo ex braccio destro) era stato condannato in appello a 9 anni, 11 mesi e 20 giorni, Giovanni Tanzi, fratello di Calisto, a 10 anni e sei mesi, Luciano Silingardi, (ex dirigente) a 6 anni.

Maxiprocesso per il crac Parmalat il 4 marzo giudizio in Cassazione

Fissata la prima udienza per l'ultimo grado del filone principale del procedimento per la bancarotta del secolo. E' l'ultima chance per Calisto Tanzi di rivedere la condanna a 17 anni e 10 mesi, che potrebbe diventare definitiva già la prossima primavera

La pronuncia definitiva della Cassazione nel processo principale per il crac Parmalat potrebbe arrivare la prossima primavera. E' stata infatti fissata per il 4 marzo 2014 la prima udienza dell'ultimo grado di giudizio del maxiprocesso per LA bancarotta da 14 miliardi di euro, che nel 2003 fece finire sul lastrico decine di migliaia di risparmiatori. Il giudizio si terrà davanti alla quinta sezione della Suprema corte. 

Per Calisto Tanzi si tratta dell'ultima chance di rimettere in gioco la sua condanna più pesante: 17 anni e 10 mesi di reclusione. Sentenza pronunciata il 23 aprile 2012 dalla Corte d'Appello di Bologna, che rivide al ribasso la pronuncia in primo grado del tribunale di Parma a 18 anni di detenzione. L'allora collegio difensivo di Tanzi annunciò immediatamente il ricorso alla Suprema corte, dichiarandosi non sorpreso ma comunque deluso per uno sconto di pena minimo. La difesa dell'ex patron aveva proposto un patteggiamento a cinque anni di reclusione, escluso dall'accusa.  

Insieme a Calisto Tanzi vennero condannati altri 12 imputati tra ex dirigenti, sindaci, membri  del cda del colosso del latte di Collecchio. Fausto Tonna ottenne in secondo grado uno sconto a 9 anni e 11 mesi, per il fratello di Calisto, Giovanni, fu confermata la condanna a 10 anni. Tra gli altri nomi noti  l'ex direttore marketing della multinazionale di Collecchio Domenico Barili, 7 anni e 8 mesi, e Luciano Silingardi, commercialista nonché ex presidente della Fondazione Cariparma, 6 anni. 

Crac Parma Ac, filone Hellas Verona chiesto sequestro di 16,7 mln di euro

Il pm Paola Dal Monte ha chiesto il rinvio a giudizio per Calisto Tanzi, proprietario occulto della squadra veronese, e per Giambattista Pastorello. Avrebbero distratto milioni dal Parma Calcio tramite compravendite fittizie di calciatori

(parma.repubblica.it) Dopo più di un anno dalla conclusione delle indagini sui rapporti tra Calisto Tanzi e l'Hellas Verona, la Procura di Parma chiede il rinvio a giudizio per l'ex patron della Parmalat e per l'ex presidente della società calcististica Giambattista Pastorello. L'accusa è concorso in bancarotta fraudolenta. Come riporta la Gazzetta di Parma, il pm Paola Dal Monte ha anche chiesto al gip Maria Cristina Sarli di disporre il sequestro di 16,7 milioni di euro di beni riconducibili al Verona calcio e di 1.807.000 di beni di Pastorello. Denaro che, ipotizza l'accusa, è stato distratto dalle casse del Parma Calcio a beneficio dell'Hellas, il cui proprietario occulto era Calisto Tanzi, benché la Figc vieti di possedere due società calcistiche.

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 ALESSANDRO TRENTADUE

(parma.repubblica.it) Capire il crac Parmalat? Basta guardarsi il film "La banda degli onesti", dove Totò e Peppino si mettono a stampare banconote false. Fine. Lapidaria l'analisi di Giulio Sapelli su uno dei maggiori crac finanziari del secolo scorso, partito da Collecchio. L'economista, martedì sera a Teatro Due, la espone davanti a un pubblico che non sa se sorridere o aspettarsi una lunga spiegazione finanziaria. Che invece non arriva. Invitato dai sostenitori del teatro, l'associazione Amici di Teatro Due, per fare un confronto tra il crollo dell'Impero del latte e il fallimento della Enron - quello sì roba grossa, che la compagnia di viale Basetti mette in scena fino al 3 marzo - Sapelli torna a parlare del grande bluff di casa nostra. Perché qui da noi, dici crac e pensi alla Parmalat.

Ma il confronto è presto fatto. "Non c'è nessuna analogia, sono due mondi totalmente diversi", esordisce l'ospite. Che elabora: da una parte, quella americana, un "raffinatissimo stratagemma di ingegneria finanziaria, truffa colossale di un capitalismo evoluto ad altissimo rischio". Dall'altra, quella parmigiana, una truffa fatta in casa alla Totò e Peppino. "Una truffa di campagna e di povera gente - argomenta - portata avanti con la complicità dei dipendenti, del paese, delle banche, del collegio sindacale:

Cos'è il decreto Parmalat

Lorenzo Stanghellini

Con il decreto pre-natalizio è stata introdotta una variante accelerata alla normativa sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese. I pochi cambiamenti sono per lo più concentrati nella fase di avvio della procedura. Non convincono il rafforzamento dei poteri del ministro né la limitazione dell’applicazione alle grandissime aziende, ma il decreto non è di per sé un salvataggio né un aiuto di Stato. È invece il frutto della mancanza di una riforma generale e un’occasione perduta per ampliare la gamma degli strumenti di soluzione delle crisi.

E’ ormai avviata per le principali società del gruppo Parmalat (Parmalat Spa e Parmalat Finanziaria Spa) la procedura accelerata di amministrazione straordinaria (da non confondere con l’amministrazione controllata) (1) disegnata dal Governo con il decreto-legge approvato subito prima di Natale proprio per rispondere alla crisi della società di Collecchio. In cosa consiste questa procedura?

Dalla “legge Prodi” alla “Prodi-bis”

Approvata d’urgenza nel 1979, la cosiddetta legge Prodi sull’amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (legge 95) prevedeva la pura continuazione dell’attività delle imprese insolventi in vista di un miracolo da attendere per anni a spese dei creditori. È stata abrogata nel 1999 dopo un lungo contenzioso con le istituzioni europee, che a più riprese avevano condannato l’Italia per la violazione delle regole sugli aiuti di Stato alle imprese, e sostituita con una normativa più flessibile, comunemente definita “Prodi-bis” (decreto legislativo 270).

Rapporti del gruppo Parmalat con il sistema bancario e convenzioni con il Tribunale di Parma

SCILIPOTI.
- Al Ministro della giustizia - Per sapere - premesso che:
da notizie apparse sulla stampa e da copia di provvedimenti giudiziari sembrerebbe che la Cassa di Risparmio di Parma e di Piacenza, nel periodo in cui presidente era Luciano Silingardi (settembre 1997) avrebbe ideato una convenzione riservata denominata L52023 destinata ai magistrati del tribunale di Parma;  

Il nuovo miracolo italiano


Trasformare il latte in niente. Nel Paese che ha depenalizzato il falso in bilancio per risolvere i guai giudiziari di Berlusconi, scoppia uno dei pi˜ gravi scandali della finanza globale. Ecco che cosa Ë successo nel caso Parmalat. Ecco chi non ha voluto vedere

di Luca Andrei 

Il Lattaio, il Giudice e il Mammasantissima

PARMA/1. Gennaio 2004. 
Il triangolo di potere nella città della Parmalat. Il banchiere Luciano Silingardi, il procuratore Giovanni Panebianco, l'imprenditore Antonino Rizzone


di Gianni Barbacetto


«Chiamare dottor Tanzi oggi alle ore 15». È un appunto manoscritto su carta intestata del dottor Giovanni Panebianco, procuratore della Repubblica di Parma. Il capo della procura e il padrone della Parmalat si conoscevano: e come potrebbe essere altrimenti, in una piccola città come Parma? Più strano è il luogo dove quell’appunto è stato trovato: nella cassaforte di un imprenditore di nome Antonino Rizzone. Un imprenditore speciale: amico e socio di mafiosi siciliani. Chissà se qualcuno si ricorderà di quel biglietto, oggi che a Parma è scoppiato il più grande dei suoi scandali, con Calisto Tanzi in galera, la Parmalat in fallimento e anche il procuratore Panebianco sotto inchiesta. Quell’appunto è stato sequestrato dalla polizia a Montecatini Terme, il 9 ottobre 2001, insieme a tanto altro materiale: ritagli del Giornale di Sicilia e del Corriere della sera, documenti della Cassa di risparmio di Parma e Piacenza, carte bollate che attestano prestiti milionari, atti di compravendita immobiliare, planimetrie... E tanti biglietti che riguardano magistrati. 

MAGISTRATO BOLOGNESE ALLA PROCURA CHE INDAGA SU PARMALAT

Gigi Marcucci

Sarà il sostituto procuratore generale di Bologna Vito Zincani a dirigere la Procura di Parma, dopo le dimissioni di Giovanni Panebianco. Il procuratore generale Francesco Pintor ha infatti designato «in supplenza a svolgere le funzioni di procuratore della Repubblica» Zincani quale sostituto più anziano dell'ufficio bolognese. Il provvedimento di Pintor, che è già stato comunicato alla procura di Parma, al Csm e al Ministero della giustizia, decorrerà dal 9 febbraio, giorno in cui Panebianco lascerà l'incarico, ufficialmente per raggiunti limiti di età ma anche per evitare di affrontare la procedura che poteva portare a un suo trasferimento per incompatibilità ambientale davanti al Csm. Su di lui pesa la richiesta di rinvio a giudizio, per corruzione in atti giudiziari, della Procura di Firenze che lo vorrebbe processare per i suoi rapporti con Luciano Silingardi, ex presidente di Cariparma e consigliere d'amministrazione di Parmalat. Zincani, pescarese, uno dei magistrati più esperti di Bologna, si è occupato in passato di inchieste sul terrorismo,soprattutto nero, ed è specializzato in reati economico-finanziari. Da giudice istruttore, insieme al collega Sergio Castaldo e ai pubblici ministeri Attilio Dardani e Libero Mancuso, coordinò l'inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna, conclusasi con il rinvio a giudizio e le condanne definitive di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, esecutori materiali dell'attentato, e quelle del capo della P2 Licio Gelli, Francesco Pazienza, degli ufficiali del Sismi Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, per calunnia pluriaggravata finalizzata al depistaggio delle indagini.

Bancarotta Parmalat, subito un rinvio in tribunale

Udienza subito rinviata al 27 maggio. Il proceso è a carico di 8 ex manager di Bank of America coinvolti secondo l'accusa nel crac da 14 miliardi di euro del 2003

Dopo l'astensione del primo presidente di collegio, il procedimento si sta svolgendo di fronte ad un nuovo collegio (presieduto dalla giudice Genovese) che ha ricevuto il compito dal tribunale di "gestire" la fase preliminare e poi attendere la nomina dei giudici di fronte ai quali il processo si terrà in forma definitiva.

Il collegio di "transizione" si trova ad affrontare il problema della mancata notifica dell'atto di citazione ad uno degli otto imputati: George Luois Sampanis, che è ancora oggetto di una ricerca di domicilio che finora non ha prodotto nessun risultato. Il presidente del collegio ha deciso di rinnovare la ricerca di domicilio.

Nel corso di questa prima udienza il collegio ha deciso sulla richiesta, presentata da alcune parti civili, di stralciare dalla lista dei danneggiati coloro i quali hanno già raggiunto soddisfazione economica attraverso un accordo transattivo. La richiesta è stata respinta perché il collegio si è dichiarato incompetente a decidere in quanto non sarebbe toccato agli stessi giudici decidere su tutto l'iter del processo.

(22 febbraio 2013)

Crac Parmalat: Tanzi condannato anche in secondo grado

La Corte di Bologna ha confermato in appello la sentenza inflitta dal tribunale di Parma per il crac da 14,5 miliardi. Leggero sconto di pena rispetto al primo grado di giudizio. Per Tonna 9 anni e 11 mesi. Annunciato il ricorso in Cassazione. Le decisioni sugli altri imputati. Il Codacons: "E le banche?"

(parma.repubblica.it) La corte d'appello di Bologna ha condannato a 17 anni e 10 mesi Calisto Tanzi per il crac della Parmalat.

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Nove anni e 11 mesi e 20 giorni a Fausto Tonna, l'ex direttore finanziario del Gruppo. In primo grado erano stati condannati dai giudici di Parma rispettivamente a 18 e 14 anni.

A leggere la sentenza nel tribunale bolognese è stato il presidente della corte Francesco Maddalo dopo due settimane di camera di consiglio. In primo grado il pg Alberto Candi aveva chiesto 10 anni, prevedendo già una riduzione della pena richiesta dal tribunale di Parma in primo grado.

LO SPECIALE SUL CRAC PARMALAT

"La sentenza sostanzialmente è in linea per la posizione di Calisto Tanzi con le previsioni che avevamo fatto". E' il primo commento di Fabio Belloni, legale di Calisto Tanzi, alla sentenza di secondo grado. L'avvocato difensore ha già annunciato il ricorso per Cassazione. "C'è un pò di delusione perché ci aspettavamo una revisione più sostanziosa della pena. Faremo ricorso per Cassazione", conferma il collega Giampiero Biancolella. Il collegio difensivo aveva chiesto l'assoluzione per l'accusa di associazione a delinquere poiché i legali ritengono che il fatto non sussista, mentre resta l'ipotesi

Tanzi: «Consapevole degli errori commessi»

il processo d'appello per il crac. L'ex patron Parmalat arriva al tribunale di Bologna in ambulanza. «Porterò il peso per le sofferenze causate»

(corriere.it) MILANO- Arriva in ambulanza e con il sondino al naso. Calisto Tanzi torna in tribunale a Bologna, per il processo d'appello per il crac Parmalat. E nelle dichiarazioni spontanee spiega: «Porterò sempre il peso indelebile per le sofferenze causate a quanti, per colpa mia, hanno subito danni. Sono oggi pienamente consapevole degli errori che sono stati commessi».

«CONDIZIONI DI SALUTE»- «Fin dai primi interrogatori mi sono sempre assunto la responsabilità di quanto è stato fatto nel Gruppo - ha detto leggendo un testo in modo incerto - e sono perfettamente consapevole della gravità dei danni che i creditori e soprattutto coloro che hanno acquistato obbligazioni riferibili al gruppo, hanno subito». Tanzi ha detto inoltre di confidare che la Corte saprà tenere conto di ciò anche per le «mie gravi condizioni di salute». Per poi aggiungere: «Mi pento dello stato di esaltazione che all'epoca non mi ha consentito di percepire che celando le reali condizioni del Gruppo non sarei uscito dal tunnel dei debiti e dalla spirale di reati che per tale motivo andavo compiendo»

Redazione Online 26 marzo 2012

Crac Tanzi e Parma calcio: chiusa l'inchiesta, 28 indagati

(gazzettadiparma.it) Chiusa l’inchiesta sul Parma Calcio della gestione legata alla famiglia Tanzi. La Procura di Parma ha avviato la notifica del 415 bis (atto di fine inchiesta) ai 28 indagati per «concorso in bancarotta per distrazione». Ne ha dato notizia questa mattina lo stesso procuratore capo della città emiliana, Gerardo Laguardia, spiegando che dei 28 indagati 16 sono ex dirigenti della società sportiva o comunque persone legate al Parma A.C. o a società che erano in rapporti 'd’affari' con i gialloblù mentre 12 indagati sono calciatori che all’epoca militavano nella squadra.

Per quanto riguarda questi ultimi, l’accusa riguarda sostanzialmente l’aver ricevuto parte dei compensi «in nero». «Quella dei soldi 'fuori busta' è una pratica che riguarda gli stipendi e anche l’acquisto da altre società degli stessi calciatori», ha spiegato Laguardia. Nessuna informazione però arriva sull'identità delle persone indagate per via del fatto che le notifiche sono in corso di esecuzione e «sarebbe scorretto rivelare i nomi prima che gli stessi interessati vengano a conoscenza della chiusura dell’inchiesta a loro carico».

Di sicuro figurano indagati l’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi, suo figlio Stefano che all’epoca dei fatti era dirigente del Parma Calcio e l’ex presidente dell’Hellas Verona Giambattista Pastorello, in considerazione del fatto che l'inchiesta chiusa riguarda anche lo stralcio relativo al Verona Calcio guidato da Pastorello stesso. Il periodo preso in considerazione dalla pm Paola Dalmonte nella sua indagine va dal 1998 al 2003, anno del crac della multinazionale di Collecchio. L'inchiesta sulle «distrazioni» del Parma Calcio è partita proprio in contemporanea con le indagini sul default Parmalat ma ha avuto un iter molto più accidentato, soprattutto perchè la Procura di Parma si è trovata a dover operare con forze limitate a fronte di un impegno enorme come quello dell’inchiesta sul crac di Collecchio.

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