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La vita sta cambiando pelle

ESTERI

ESTERI: fatti e politica all'estero

Perché quello che succede in Qatar interessa anche l'Italia.

Mario Sechi

Che guerra farà in Medio Oriente? Arabia Saudita, Bahrain, Egitto e Emirati Arabi Uniti hanno rotto tutte le relazioni diplomatiche con il Qatar, chiuso lo spazio aereo e marittimo alla piccola petro-monarchia e dato il via a un’escalation della vera guerra in corso: quella tra Arabia Saudita e Iran.

JFK, l’ultimo sogno americano

GIANNI RIOTTA

Nasceva cento anni fa il futuro presidente. Dopo un inizio disastroso ridiede fiducia al Paese e speranza ai neri, alimentando un mito duraturo

Debuttò fra i disastri il presidente democratico John Fitzgerald Kennedy, unico cattolico alla Casa Bianca, che compirebbe oggi 100 anni senza le pallottole del sicario Lee Oswald nel 1963. Il più giovane presidente mai eletto allora, 43 anni, era circondato dai militari che il suo predecessore, il saggio ex generale repubblicano Dwight «Ike» Eisenhower, aveva denunciato come «lobby industrial-militare». Fu quella cricca a intimidire il figlio dell’opulenta famiglia di Boston - il padre Joseph era stato ambasciatore a Londra, in odore di filo-hitlerismo, il nonno materno John «Honey Fitz» Fitzgerald sindaco di Boston e creatore della macchina elettorale che servirà Jfk e il fratello minore, senatore Ted. 

Così Kennedy, dopo il nobile discorso di insediamento il 20 gennaio 1961, «non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese!», senza giacca malgrado «si gelasse», come annotava lo storico Arthur Schlesinger, diede il via libera al dissennato piano che i duri della Cia avevano preparato per un golpe a Cuba, lasciando sbarcare in aprile alla Baia dei Porci un manipolo di mercenari male in arnese. Finì in rotta vergognosa, Castro consolidò il potere, l’Urss gongolò, Kennedy fece la figura della mammoletta e ne seguì all’Avana una repressione feroce dimenticata dalla storia, centinaia di esecuzioni, inclusi innocenti, guidata di persona dal leggendario «Che» Guevara.  29/05/2017

Bollato come playboy  

La Grecia alla svolta sul salvataggio. Atene in piazza contro la nuova austerità

Oggi sciopero generale contro i tagli per 4,5 miliardi concordati con i creditori. Domani il Parlamento vota sul compromesso con l'ex-Troika e Tsipras gioca la carta delle "contro-misure sociali" per convincere Syriza a dire sì. Ed entro martedì aspetta l'apertura della Ue sul debito

di ETTORE LIVINI

MILANO - La Grecia si prepara a una settimana decisiva per il salvataggio dopo sei anni di crisi. I sindacati hanno bloccato oggi il paese con uno sciopero generale contro le nuove misure d'austerità concordate con i creditori che nella tarda serata di domani saranno votate in Parlamento. L'ok in aula dovrebbe sbloccare l'annuncio all'Eurogruppo di martedi prossimo di un taglio al debito ellenico e lo sblocco degli aiuti per 7,4 milioni necessari per pagare i prestiti in scadenza a luglio. E da quel momento, con tutti i tagli concordati fino al 2020 e un alleggerimento sull'esposizione, Atene può legittimamente sperare di essere inclusa nel piano di Qe della Bce, di tornare sul mercato dei titoli di Stato e di cancellare i controlli dei capitali imposti nel luglio 2015.

Il percorso resta però ad ostacoli. E le manifestazioni di queste ore nella capitale, culminate in alcuni scontri con lancio di lacrimogeni e bottiglie incendiarie di fronte al Parlamento, sono la prova di come gli ennesimi tagli al welfare e alle pensioni pesino sulle tasche di una popolazione che ha visto andare in fumo il 30% del proprio reddito dal 2010.

Caso Consip, l'Italia è ferma al 1992. Dal taccuino di Mario Sechi

Mario Sechi

2017-1992. Chi è il sorvegliato speciale d’Europa dopo le elezioni francesi? L’Italia, perché ha il terzo debito pubblico del mondo, non ha una legge elettorale per far uscire dalle urne un governo stabile, la selezione della sua classe dirigente è nelle mani della magistratura. L’aereo dei partitanti si sta avvitando, sembra aver finito il carburante mentre sta sorvolando la catena del Tibet. Decollo e atterraggio sono illuminati dalle scintille del corto-circuito tra giustizia e politica. Siamo fermi al 1992? Di sicuro non abbiamo fatto grandi passi avanti. Stamattina il Fatto Quotidiano pubblica in apertura di prima pagina questo titolo: “Renzi al babbo: non dire bugie hai visto Romeo una o più volte”. E’ un’intercettazione del 3 marzo di quest’anno, poche settimane fa, il giorno prima della convocazione del padre di Renzi in procura per il caso Consip. Conseguenze? Le vedremo presto. Il film ha una sua sceneggiatura ormai collaudata, si tratta solo di attendere l’ingresso in scena dei vari personaggi. Siamo tornati al 1992? Seguite il titolare di List. 

Francia, fuga dal Ps. L'ex premier Valls: "Partito morto". Macron: "Ora rifondiamo l'Europa"

L'esponente socialista, già primo ministro di Hollande, annuncia che alle elezioni di giugno si presenterà nella lista del neo eletto all'Eliseo. Ma non è detto che sarà accettato. Giovedì i nomi della squadra "en marche" mentre a destra Marion Le Pen, nipote della sconfitta Marine, lascia (per un pò) la politica. Il nonno Jean Marie: "E' una diserzione"

PARIGI - "E' tempo di rifondare l'Europa per andare più lontano". Il presidente eletto dalla Francia, Emmanuel Macron, affida a un videomessaggio pubblicato su twitter la sua dichiarazione di plauso e di sostegno ai 67 anni dal 9 maggio del 1950 quando l'allora ministro degli Esteri francese Schuman propose la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'acciaio. "Voglio che l'Europa sia degna delle promesse di ieri per realizzare le promesse di domani", insiste il presidente che, garantisce, "non sarà mai seduto" e promette di rimettere in marcia anche la Ue e i suoi grandi valori di pace e libertà.

Ma intanto, a due giorni dalla vittoria del presidente senza partiti, è la politica francese a essere in grande subbuglio. La fuga dal Partito socialista francese, fermo secondo i sondaggi ad appena il 9% dei consensi, è già iniziata. L'ex premier, Manuel Valls, ha confermato che, alle elezioni politiche dell' 11 giugno non si presenterà con il Ps, ma riproporrà la sua candidatura sotto le insegne della lista del nuovo presidente, Emmanuel MacronLa Republique en marche. "Sarò candidato nella maggioranza presidenziale e desidero unirmi al nuovo movimento" ha rivelato l'ex primo ministro socialista in un'intervista alla radio Rtl. Valls ha anche invitato tutti "i deputati uscenti, progressisti, quanti hanno esortato a votare Macron prima del primo turno, quanti "auspicavano una sua vittoria", a fare altrettanto.

Chi non si piega a Macron

La Francia Non Sottomessa giocherà le sue carte già alle legislative di giugno. Plastique Macron il Thatcheriano sconterà molte contraddizioni.

Pino Cabras

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Ho letto da sinistra diverse critiche alla scelta che ha fatto il più eminente rappresentante della 'gauche'Jean-Luc Mélenchon, ossia: non appoggiare Emmanuel Macron in vista del ballottaggio che ha consegnato a quest'ultimo e ai suoi facoltosi burattinai le chiavi dell'Eliseo.
I critici sottovalutano la portata del tema scelto da Mélenchon per dare un nome alla sua campagna: La France Insoumise, ossia La Francia non sottomessa. Mélenchon ha rotto l'eterno ricatto del "voto utile" con cui la sinistra si mette sotto padrone e si fa distruggere, come è accaduto in Italia. 
Non sottomettersi significa che la paura del lepenismo odierno non deve implicare il doversi mettere direttamente nelle mani dei progetti disumanizzanti di Jacques Attali e degli altri creatori di Macron. 
In vista delle elezioni legislative di giugno, Mélenchon si presenta ora come ispiratore di una forza autonoma, indipendente, in grado di espandersi presso l'area vastissima del voto che per l'elezione presidenziale ha scelto di astenersi. E può farlo perché non ha assicurato ai padroni del vapore l'idea che "tanto i nostri voti sono scontati". Durante tutta la campagna elettorale ha costantemente criticato il meccanismo costituzionale stesso che fa della Francia una "monarchia repubblicana". E che porta a scegliere alla fine un presidente non rappresentativo. 

Brexit, Financial Times: “Conto da 100 miliardi”. May: “Non pagheremo: Ue vuole condizionare elezioni”

Il quotidiano della City ha scritto che Bruxelles si sta preparando a chiedere tale importo alla Gran Bretagna per il "divorzio", ma il Regno Unito ribadisce che pagherà solo quanto è "legalmente dovuto" e non "semplicemente ciò che l'Europa vuole"

Secondo il Financial Times, il conto di Londra per la Brexit potrebbe lievitare fino alla ragguardevole cifra di 100 miliardi di euro. Ma Downing Street non ci sta e coglie la palla al balzo per attaccare Bruxelles. Theresa May accusa leader e funzionari europei di aver rivolto “minacce” sui negoziati per la Brexit con l’intento di “condizionare” le elezioni, aggiungendo che la posizione di Londra in questi giorni è stata deliberatamente “mal rappresentata“. La dichiarazione è arrivata al termine dell’incontro con la regina a Buckingham Palace per l’atto formale di scioglimento del Parlamento in vista delle elezioni anticipate già annunciate per l’8 giugno. Il placet della sovrana segna l’avvio ufficiale del conto alla rovescia, anche se la campagna elettorale – giocata soprattutto sulla Brexit – è iniziata da giorni, con il leader laburista Jeremy Corbyn e altre forze d’opposizione all’inseguimento dei favoritissimi Conservatori.

E David Davis, ministro britannico per la Brexit, ha puntualizzato in un’intervista ad Itv che la Gran Bretagna pagherà solo quanto è “legalmente dovuto” e non “semplicemente ciò che l’Ue vuole”. Il ministri ha aggiunto che “prendiamo sul serio sia i nostri diritti sia i nostri obblighi”, sostenendo che l’Unione Europea ha avviato la partita in modo “duro e ruvido”, ma non ha comunque ancora messo cifre sul tavolo.

MACRON ; LE GRAND MERDE (in TV stronzate a go go )

Macron con la moglie Brigitt

Per fare questo lavoro, soprattutto quando si ha a che fare con eventi importanti come il voto francese, occorre non limitarsi a leggere le analisi dotte, la stampa autorevole, i commentatori più illuminati. Bisogna scavare e guardare come reagisce la pancia del Paese a certe situazioni ma, soprattutto, è necessario capire come l’informazione dell’uomo qualunque – leggi i talk-show – raccontano l’esistente e tratteggiano il futuro. L’ho fatto e, tra molte atrocità che ho dovuto ascoltare pressoché a reti unificate, voglio estrapolare alcune perle assolute emersa da quelle trasmissioni di nicchia che non sono il talk classico, quelli li guardano in dodici e sanno a cosa vanno incontro ma nemmeno il cazzeggio puro. Insomma, si passa dalla Siria alla dieta detox senza soluzione di continuità: le più pericolose in assoluto, perché viste da gente che, tendenzialmente, non ha gli strumenti per capire la quantità di stronzate che gli vengono propinate.

HITLER IMITO’ IL SISTEMA MONETARIO DI LINCOLN

Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.

La Francia è ancora coloniale detiene le riserve auree di 14 stati africani

Parigi detiene le riserve auree di 14 stati africani

Quella che state per leggere non dovrebbe essere una notizia. Perché è una cosa che accade da molto tempo, esattamente dal 6 dicembre 1945. Cioè da quando la Francia ratificò gli accordi di Bretton Woods. Eppure lo è, perché nonostante spieghi molte cose è un dato che le opinioni pubbliche del mondo occidentale ignorano.

Luigi Chiarello

Veniamo al punto: 14 paesi africani ancora oggi hanno come valuta il franco francese. Sì, avete capito bene: nonostante non esista più, perché sostituita dall'euro, la moneta di questi 14 stati è il franco francese, come ai tempi delle colonie. Di più: a garantire agli stati africani la convertibilità con l'euro di questa valuta non è la Banca centrale europea, no è il ministero del Tesoro francese. Stupiti? Beh, adesso viene il meglio: almeno il 65% delle riserve nazionali di questi 14 paesi sapete dove sono depositate? Sempre presso il dicastero del Tesoro transalpino, che, proprio in tal modo, si fa garante del cambio monetario. In sostanza, la Francia ha a sua disposizione le riserve nazionali delle sue ex colonie. Che, per essere sbloccate su richiesta dei legittimi proprietari, necessitano del preventivo via libera di Parigi.

Brexit, la premier inglese Theresa May: “Elezioni anticipate l’8 giugno. Così divorzio dalla Ue sarà più efficace”

Secondo la leader conservatrice, che nei mesi scorsi aveva escluso la possibilità di un ritorno alle urne, ora la scelta si impone per far fronte al clima di "divisione" creato dalle opposizioni laburista, libdem e indipendentista scozzese che rischiano di indebolire il Paese nel negoziato con Bruxelles. I liberaldemocratici: "Occasione per far cambiare strada al paese". Il Labour: "Offriamo alternativa ai Tories"

La Gran Bretagna andrà ad elezioni anticipate il prossimo 8 giugno. E’ l’annuncio a sorpresa arrivato dalla premier britannica Theresa May, che ha parlato da Downing Street alle 11.15 ora locale, le 12.15 in Italia, al termine della riunione del Consiglio dei ministri. May nei mesi scorsi aveva ripetutamente escluso la possibilità di un ritorno alle urne. Ora però ritiene che questa decisione – pur presa “con riluttanza” – sia necessaria per “garantire certezza e stabilità negli anni a venire”, perché “il Paese vuole unirsi, ma Westminster si divide”. E il clima di “divisione” creato dalle opposizioni laburista, libdem e indipendentista scozzese rischia di indebolire il Regno Unito nel negoziato sul divorzio dall’Ue, che “è nell’interesse nazionale ma gli altri partiti si oppongono”, ha spiegato la premier.

Usa, “super soldati con la stimolazione elettrica del cervello”

Anche se il meccanismo dell’effetto non è ancora interamente noto sembra che gli stimoli, impartiti da una specie di cuffia i cui impulsi raggiungono la corteccia motoria, riescano a portare il cervello in uno stato di 'iper-plasticità' che rende più facile l’apprendimento

Super soldati come se ne vedono negli action movie statunitensi. Ed è dagli Usa che arriva la notizia che l’esercito a stelle strisce sta sperimentando una particolare stimolazione elettrica del cervello per migliorare le prestazioni dei militari, in particolare su alcuni reparti d’élite. Una tecnologia, già usata da diversi atleti olimpici, che dovrebbe nelle intenzioni migliorare le prestazioni che implicano gesti ripetitivi, come il prendere la mira. La stimolazione, spiega il sito military.com che ha pubblicato la notizia due settimane fa, fa parte di un pacchetto di strategie allo studio che coinvolge anche l’uso di alcuni farmaci, ma finora si è rivelata quella più promettente. Anche se il meccanismo dell’effetto non è ancora interamente noto sembra che gli stimoli, impartiti da una specie di cuffia i cui impulsi raggiungono la corteccia motoria, riescano a portare il cervello in uno stato di ‘iper-plasticità’ che rende più facile l’apprendimento.

“Dall’inizio dell’anno – spiega Jason Salata, un portavoce dell’esercito – le unità speciali della Marina hanno iniziato un programma di miglioramento cognitivo su un piccolo gruppo di volontari per valutare la possibilità di migliorare le performance con la neurostimolazione. Gli elementi che stanno testando questa tecnologia includono personale del Naval SPecial Warfare Develoment Group, meglio conosciuto come il Seal Team Six. I risultati preliminari sono incoraggianti, e ci spingono ad andare avanti nella ricerca”.

Cresce la cooperazione tra Italia e Birmania

Parma, 10 aprile 2017

Cari Amici,

sono così intensi questi giorni che non so quando e come dirvi. Vorrei condividere con voi l’essenziale, ma spesso anche i dettagli lo sono.

Un mese fa ero in Birmania, di nuovo. Ci vogliono bene anche per questo, siamo costanti nella vicinanza.

Si condividono le cose, la vita, la politica. Ci sentiamo insieme responsabili, di loro e di noi, del mondo.

Sono andata con Alberto, Caterina, Clelia, Simona, là ci aspettavano Virginia e Beatrice, poi ci ha raggiunto Fabio. Ci lega il filo dell’Associazione, con ruoli diversi. Colpiscono queste giovani donne in prima linea, Beatrice, di Trento è là da un anno, lavora con le imprese, le fiere, l’economia. Questo viaggio voleva aprire strade di lavoro: nella sanità con il progetto condiviso dal CUCI (Centro Universitario per la Cooperazione Internazionale) dell’Università di Parma e da CINECA di Bologna per una banca dati sui bisogni sanitari in Myanmar, e con la preparazione della ricerca sul campo di Caterina per un anno su disabilità e HIV; nell’economia con la presenza di imprese interessate; nella cultura con l’invito di Thant Zin Soe alla Fiera Internazionale del libro per ragazzi di Bologna; nella scuola con il rapporto con la scuola Lumbini di Ko Tar; nell’agricoltura con l’incontro con Thuzar che lavora con i contadini nei pressi di Mandalay. Tutto cresce.

La conferma che Gheddafi fu ucciso per il progetto “dinaro d’oro in panafricano”.

Le guerre dell’imperialismo contro i non allineati. La Libia di Gheddafi era una minaccia del sistema occidentale perché voleva rendere indipendente e ricca l’Africa attraverso il dinaro d’oro. Per questo motivo è stato ucciso Muammar Gheddafi e distrutta una nazione. Nicolas Sarkozy arrivò a definire la Libia una “minaccia alla sicurezza finanziaria del mondo”. Comprendi queste parole?

Cosa dicono quei quattro disperati libici, o presunti tali, che manifestavano in giro per l’Europa contro il colonnello Gheddafi? Cosa pensano adesso della distruzione della loro nazione? Sono felici? Sicuramente il colonnello non sarà stato un santo, come tra l’altro non lo è nessun presidente/governatore/politico/ecc… Però manifestare per la distruzione della propria nazione è semplicemente da malati mentali. L’imperialismo, l’occidente tutto è contro la vita. Il Nuovo Ordine Mondiale, a cui la maggioranza non crede, e ci trova pure da ridere, passa attraverso la distruzione e la morte di chi è indipendente. Alla speculazione non interessa una banana della vita della gente. Basta vedere quante guerre sono state causate dal 1900 ad oggi. Non passa giorno che non scoppi una nuova guerra. Eppure dovremmo affogare nel BENESSERE più sfrenato. Ed invece viviamo in un mondo di sofferenza. Anche gli occidentali stessi, che si credono liberi, soffrono ogni giorno sempre più. Siamo tutti sempre più schiavizzati.

Gli occidentali credono di pulirsi la coscienza facendo beneficenza e volontariato. Sono sempre stato contro questi strumenti perché sono dell’idea che ognuno debba essere indipendente. Mi sta bene la solidarietà ma far sentire inferiore gli altri è solo un’altra trovata occidentale che si sentono superiori sempre e comunque.

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

CONVENZIONE MONETARIA TRA L'UNIONE EUROPEA E LO STATO DELLA CITTA' DEL VATICANO 

(2010/C 28/05)

L’UNIONE EUROPEA, rappresentata dalla Commissione europea e dalla Repubblica italiana,

e

LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO, rappresentato dalla Santa Sede ai sensi dell’articolo 3 del trattato del Laterano,

considerando quanto segue:

(1) Il 1 o gennaio 1999 l’euro ha sostituito la moneta di ciascuno Stato membro partecipante alla terza fase dell’Unione economica e monetaria, tra cui l’Italia, ai sensi al regolamento (CE) n. 974/98 del Consiglio, del 3 maggio 1998.

(2) Prima dell’introduzione dell’euro l’Italia e lo Stato della Città del Vaticano erano uniti da accordi bilaterali in materia monetaria, in particolare la convenzione monetaria tra la Repubblica italiana e lo Stato della Città del Vaticano, conclusa il 3 dicembre 1991.

(3) Nella dichiarazione n. 6 allegata all’atto finale del trattato sull’Unione europea si dichiara che la Comunità deve facilitare la rinegoziazione degli accordi vigenti con lo Stato della Città del Vaticano che risultasse necessaria a seguito dell’introduzione della moneta unica.

(4) Il 29 dicembre 2000 la Comunità europea rappresentata dalla Repubblica italiana in associazione con la Commissione e la BCE ha concluso una convenzione monetaria con lo Stato della Città del Vaticano.

Mosca, fermato l'oppositore Alexei Navalny

È stato caricato su un pulmino della polizia durante una manifestazione anticorruzione. La folla ha assaltato il pulmino

MOSCA - Sale al tensione a Mosca e in tutta la Russia. L'oppositore Alexei Navalny è stato fermato dalla polizia nel corso di una manifestazione anticorruzione a Mosca: è stato caricato su un pulmino della polizia e la folla ha assaltato il pulmino urlando "fascisti, liberatelo".

Navalny ha organizzato diverse manifestazioni anticorruzione in varie città della Russia. Nel mirino il premier Dmitry Medvedev, accusato di controllare un vero e proprio impero attraverso un network di organizzazioni non-profit. Oltre al fermo dell'oppositore si registrerebbero diversi altri fermati. Secondo le prime indicazioni, tafferugli sarebbero in corso anche a San Pietroburgo.

Navalny ha annunciato l'intenzione di candidarsi alle prossime elezioni presidenziali. Secondo siti dell'opposizione il corteo a Novosibirsk in Siberia ha visto la partecipazione di circa duemila persone, mentre i manifestanti erano circa 1.500

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