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La vita sta cambiando pelle

ESTERI

ESTERI: fatti e politica all'estero

E' l'Italia ultimo ostacolo per la rifondazione dell'Europa

l 2017 ha stravolto l'Unione. Brexit, il tracollo dei partiti tradizionali in Francia, l'ascesa dell'ultradestra che preoccupa la Merkel. Ora la cancelliera e Macron vogliono rifondarla. Ma a decidere sull'esito del rilancio saranno le elezioni italiane

DI MARCO DAMILANO

Ultima stazione, Italia. È la campagna elettorale più lunga della storia, per gli italiani e per l’Europa. Nel nostro paese sta per cominciare ufficialmente, ma nei fatti è già partita e si muove tra lo scontro sullo ius soli, le prove di ennesima legge elettorale, l’invocazione del voto utile contro le forze populiste e contro i partiti minori a destra o a sinistra, i candidati premier (in un sistema che non li prevede) che si autoproclamano salvatori della patria, come ha fatto il vice-presidente della Camera e neo-capo politico del Movimento 5 Stelle in un’intervista al quotidiano spagnolo El País (26 settembre): «Il nostro obiettivo è salvare il paese».

Scontro totale in Spagna

Il tribunale Costituzionale spagnolo sospende la seduta del Parlamento catalano di lunedì. La partita tra Madrid e Barcellona nel caos. Il Banco Sabadell decide oggi il trasferimento della sede a Alicante o Madrid

Che succede in Spagna? Si sta per aprire un altro fine settimana ad alta tensione. Il Tribunale Costituzionale spagnolo ha sospeso la seduta del Parlamento catalano di lunedì, quella che avrebbe dovuto dichiarare l'indipendenza. Siamo allo scontro totale, la tensione è altissima e l'esito finale di questa partita politica mortale è incerto. Come sono messi i pezzi sulla scacchiera? Il titolare di List vede questo schema di gioco: 

Il sentiero stretto di Aung San Suu Kyi leader da sostenere

Caro direttore,
ora è il tempo di un grande sostegno ad Aung San Suu Kyi. Perché trovi soluzione la tragedia dei musulmani del Rakhine, e perché la Birmania resti sulla strada della democrazia. Non può essere lasciata sola lei che così si è rivolta al mondo nel suo discorso il 19 settembre: «Vorrei che tutti si unissero a noi nel trovare nuove strade, nuove risposte, più costruttive, più positive, più innovative e forse più audaci». La tragedia del Rakhine e il difficile equilibrio politico della Birmania, così intrecciati, sono sulle sue spalle. Mentre lei li sta affrontando entrambi e insieme, il mondo in queste settimane ha considerato solo uno dei problemi. Senza vedere che proprio nel Rakhine si costruiva la strategia dei militari, i padroni del campo, per indebolire la posizione della leader democratica. Una miopia imperdonabile per la comunità internazionale.

Aung San Suu Kyi sta percorrendo il sentiero stretto della storia, il solo che può consentire al suo Paese di costruire il futuro. Su questo sentiero sarebbe colpevole darle la spinta che la farebbe cadere. La Birmania che Aung San Suu Kyi ha avviato verso la democrazia, dopo decenni di chiusura, di dittatura, di sofferenze, è giovane e fragile, si confronta con molti problemi. Ancora sorvegliata dall’esercito, il Tatmadaw, che ha un grande potere. Il popolo è con lei, e tutto è in gioco. Il sogno può essere realizzato. Ora il Myanmar sta affrontando un problema per decenni dimenticato, una tragedia dell’umanità. Soltanto nel contesto della comunità internazionale può essere risolta la situazione della popolazione musulmana che si autodefinisce Rohingya, senza patria, né diritti, né cittadinanza, sul confine con il Bangladesh.

Los Angeles, da grigio a bianco: il nuovo look dell'asfalto che rispetta l'ambiente

CoolSeal è una guarnizione ricavata da materiali di scarto che assorbe meno calore e mantiene più bassa la temperatura dell'asfalto. Il sindaco Eric Garcetti la sta testando come rivestimento su 15 tratti di strada, per combattere l'innalzamento della temperatura urbana

UNA mano di bianco tra Hollywood e Sunset boulevard, poi giù fino a San Pedro, sulla costa. Obiettivo? Abbassare la temperatura della “città degli angeli”, che d’estate supera anche i 45 gradi. Il sindaco di origine messicana Eric Garcetti vuole sperimentare una nuova tecnologia per rendere il clima metropolitano più mite: una guarnizione bituminosa che, riflettendo i raggi solari, mantiene una temperatura più bassa rispetto all’asfalto tradizionale, fino a 10°C in meno.

Il prodotto è stato pensato anni fa dalla GuardTop, azienda californiana con base a metà strada tra Los Angeles e San Diego. In collaborazione con l’aeronautica, i tecnici hanno sviluppato un rivestimento grigiastro che grazie al suo colore e alla sua peculiarità termica nasconde le piste di atterraggio ai satelliti. 'CoolSeal', così si chiama la guarnizione, nasce dalla raffinazione di aggregati rocciosi riciclati, può essere pulito facilmente e rispetta i requisiti dell'Agenzia per la protezione ambientale.

Le prestazioni dell’ ‘asfalto bianco’ hanno attirato l’attenzione dell’amministrazione losangelina. Il sindaco democratico Garcetti, eletto nel 2013, ha sviluppato un piano ambientalista contro l’effetto “isola di calore", che è ancora più pericoloso in un'area spesso minacciata dagli incendi.

Dall'Europa a Trump, confusi e divisi contro il Califfato

Distrutti i centri di comando dell'Isis resta il problema delle periferie islamiche. Con il quale deve cimentarsi il nuovo assetto mondiale degli imperi e delle grandi potenze

di EUGENIO SCALFARI

LA SPAGNA e poi la Finlandia: le periferie del mondo islamico sono in pieno movimento anche se le vittime civili sono relativamente poche e i terroristi quasi tutti eliminati. Cifre modeste ma geograficamente diffuse. Da dove vengono i carnefici? Chi li ispira? Il Califfato esiste ancora? E Al Qaeda? E i gruppi marocchini? E gli Emirati Arabi? E i franchi tiratori di Mosul, di Raqqa, di Aleppo?

Insomma infuriano varie buriane ed Ezio Mauro nel nostro giornale di ieri ne ha messo in luce il significato. Lo condivido e a mia volta dirò anche io quel che penso su quanto continua ad accadere sul piano degli attentati sovversivi. La parola "sovversivo" è molto antica: risale a metà Ottocento, in Europa e soprattutto in Francia, in Italia, in Austria, in Russia. In Francia era ancora recente la Grande Rivoluzione. I sovversivi erano coloro che volevano cambiare profondamente la situazione politica e sociale di un territorio e a volte erano animati da patriottismo, a volte dall'anarchia oppure da un'ideologia. Altre volte addirittura da ideali reazionari che volevano riportare società e interessi da tempo scomparsi.

Norvegia, il paradiso delle auto elettriche. Ora non bastano le colonnine di ricarica

ricarica auto elettriche

Il paradosso europeo: il più grande produttore di petrolio del Vecchio Continente è anche il numero uno tra i veicoli a zero emissioni. Un'auto immatricolata su tre è elettrica. Un'esplosione così rapida che gli strumenti di ricarica non riescono a stare al passo

di ANDREA TARQUINI

MILANO - Sapete qual è nel mondo il paradiso delle auto elettriche? Incredibile a dirsi, un PetroStato, anzi l´unico PetroStato europeo: la Norvegia, il felice regno giudicato dalle Nazioni Unite paese al mondo con la massima qualità della vita. In Norvegia ormai un´auto immatricolata nuova su tre è elettrica, e in un paese di poco piú di 5,2 milioni di abitanti, per prospero che sia, il numero di immatricolazioni di auto elettriche o ibride spesso plug-in cresce del 100 per cento. Fin qui tutto bene: l´obiettivo bipartisan, condiviso dal centrodestra al governo e dalle opposizioni di sinistra, è di arrivare all´ormai vicino 2025 con il permesso di immatricolare solo auto elettriche. Strategia condivisa dalla vicina Svezia, potenza egemone-soft del grande Nord.

Land grabbing e migranti, gli italiani coinvolti gridano ‘Aiutiamoli a casa loro’. Mentono

Alcuni commenti al mio precedente post mettevano in dubbio alcuni dati da me citati, in particolare il ruolo svolto dalle aziende italiane nel Land grabbing, l’accaparramento delle terre fertili da parte di grandi multinazionali o di interi Stati, in Africa. Per superare ogni dubbio è sufficiente cliccare su Web of transnational deals e quindi Italy (con il browser Internet Explorer non funziona) e sarà possibile osservare come sono ben 1.017.828 gli ettari acquistati da industrie italiane attraverso il Land grabbing, terreni quasi tutti collocati in Africa , tranne circa 36mila ettari in Romania. Questi dati sono stimati per difetto, perché fanno riferimento unicamente ai contratti già chiusi nel 2015; molte altre trattative erano allora ancora aperte ed altre sono state avviate recentemente. Cliccando su Show all outbound deals è possibile, poi, vedere la lista delle aziende italiane coinvolte in tale pratica, aggiornata al 2015. Quelli indicati come Secondary investor indicano l’azienda con sede in Italia che sta dietro i primi acquirenti (primary investor). Questi ultimi, in genere, fungono da prestanome locale: sono aziende collocate nel Paese in cui si trova il terreno, utili a superare le leggi nazionali che vincolano gli investimenti italiani.

Clima: isole del Pacifico stanno sparendo per l’innalzamento del mare

Cinque isole facenti parte dall’arcipelago delle isole Soloman sono scomparse nell’Oceano Pacifico. Queste cinque isole sono state completamente sommersedall’acqua per colpa di un aumento dei livelli del mare. Alcune di queste non erano abitate, ma altre invece sì e ben due villaggi sono stati distrutti. Questa tendenza del livello del mare ad aumentare non è finita, anzi, sembra che stia aumentando facendo così preoccupare gli scienziati.

=> Isola polinesiana in vendita, leggi i dettagli

Un nuovo studio ha scoperto che altre isole in Micronesia sono state sommerse dal mare. A condurre l’indagine è stato Patrick Nunn, professore di Geografia e Direttore Associato dell’Università della Costa del Sole nel Centro di Ricerca per la Sostenibilità dell’Australia. Parlando con la gente del posto e osservando le immagini satellitari, il professor Nunn e il suo team hanno così scoperto che diverse grandi isole erano completamente scomparse. Tra queste anche la famosa isola Nahlapenlohd.

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La crescita cinese sorprende gli osservatori: +6,9%. Mercati Ue cauti

I listini globali hanno toccato nuovi record, in scia alla minor pressione sulla Fed per rialzare il costo del denaro dopo i dati deludenti sull'inflazione Usa. Shanghai in rosso per le pressioni regolatorie. Nonostante i massimi e le molte incertezze geopolitiche, l'indice della paura è ai minimi da un quarto di secolo

di RAFFAELE RICCIARDI

MILANO - Il Pil cinese batte le attese e mette di buon umore gli investitori in questo avvio di settimana, quando i volumi iniziano ad assottigliarsi per il periodo estivo. La potenza asiatica ha visto l'economia crescere, nel secondo trimestre 2017, al passo annuo del 6,9%, meglio delle stime degli analisti (6,8%) e confermando il dato del primo trimestre, mentre su base congiunturale il rialzo è stato dell'1,7%, confermando le previsioni della vigilia e facendo meglio dell'1,3% dei primi tre mesi. I dati diffusi dall'Ufficio nazionale di statistica scontano alcune incertezze come quelle legate alla stretta sulle transazioni immobiliari e sui prestiti bancari. Il governo aveva fissato a inizio anno un obiettivo di crescita attorno al 6,5%, dopo il 6,7% del 2016 che aveva segnato il record negativo da un quarto di secolo. Pur tra i rischi finanziari, rimarcati da ultimo la scorsa settimana da Fitch, il premier Li Keqiang ha detto a maggio di ritenere che il Paese possa centrare i trget di crescita. "Tutti i numeri pubblicati indicano che l'economia si è stabilizzata", ha chiosato oggi il capoeconomista per la Cina di Citigroup, Liu Li-Gang. Secondo Craig Botham di Schroders restano ferme le prospettive di "rallentamento nella seconda metà dell'anno. L'inasprimento del credito prosegue e impatta in modo generico l'economia, agendo da freno. Non vediamo motivi per cui ciò non debba verificarsi quest'anno".

Trovare lavoro a Londra: i 5 lavori a cui puntare

Dai lavori più prestigiosi a quelli alla portata di tutti, chi vuole trovare impiego nella splendida capitale britannica ha davvero tante possibilità.

5. Tata e ragazza/o alla pari
Potrà sembrare sorprendente ma la richiesta di baby sitter di lingua italiana è piuttosto elevata. Lavorare come tata o ragazza/o alla pari è un’ottima scelta che permette spesso di avere vitto e alloggio presso le famiglie ospitanti e anche una piccola paga. È il lavoro ideale per chi vuole migliorare l’inglese o si trova a Londra per motivi di studio.

4. Lavorare in azienda
Londra è decisamente tra le capitali europee della finanza. Ci sono moltissime aziende piccole e grandi dove chi ha fatto studi nel campo dell’economia può aspirare a stipendi soddisfacenti e possibilità di carriera interessanti. Purtroppo però la selezione è dura, gli orari di lavoro molto pesanti e in molti casi bisogna prima frequentare degli stage lunghi anche parecchi mesi.

3. Addetti alla vendita
Un talento molto apprezzato dai londinesi è la cosiddetta commercial awareness, la capacità di vendere, di concludere affari. Chi è in possesso di questa abilità può puntare senz’altro al lavoro di commesso in uno della miriade di negozi che popolano la città. La richiesta è molto alta, ma più ci si avvicina al centro più sono le competenze necessarie per essere assunti. Conoscere bene le lingue è un plus, i negozi rinomati hanno clienti di ogni nazionalità, allo stesso modo lo sono l’affabilità, la capacità di comunicare e l’abilità nell’essere persuasivi senza risultare molesti.

Migranti italiani, altro che cervelli. Solo cuori in fuga

 

La scorsa domenica mi sono ritrovato a metà mattina steso sul letto ad ascoltare i vecchi motivetti della pubblicità Barilla di fine anni 80-inizio 90, mentre i miei figli, ignari della delicatezza del momento, mi saltavano addosso incuranti. Era una delle solenni liturgie che da italiano all’estero coltivo con rigore quasi involontario, con predilezione per quei simboli che rievocano momenti di sicurezza a cavallo tra gli anni dell’infanzia e della preadolescenza. Un bisogno di radici inderogabile, ma di continuo frustrato dalla difficoltà (impossibilità?) di un agognato ritorno, trasformandosi così in una sorta di patetica ricerca di scappatoie auto-consolatorie.

Siamo sempre di più ad andarcene. Secondo un recente rapporto Ocse, l’Italia è ottava a livello mondiale como Paese d’origine di migranti. La sensazione per le vie di Londra me lo conferma: bazzicandoci a intervalli regolari dal 2001, non avevo mai sentito parlare così tanto italiano intorno a me. Si potrebbe ormai quasi menar vita senza parlare inglese, creare interi circuiti sociali su misura, e se non è ancora come lo spagnolo a New York, siamo sulla buona strada.

Perché quello che succede in Qatar interessa anche l'Italia.

Mario Sechi

Che guerra farà in Medio Oriente? Arabia Saudita, Bahrain, Egitto e Emirati Arabi Uniti hanno rotto tutte le relazioni diplomatiche con il Qatar, chiuso lo spazio aereo e marittimo alla piccola petro-monarchia e dato il via a un’escalation della vera guerra in corso: quella tra Arabia Saudita e Iran.

JFK, l’ultimo sogno americano

GIANNI RIOTTA

Nasceva cento anni fa il futuro presidente. Dopo un inizio disastroso ridiede fiducia al Paese e speranza ai neri, alimentando un mito duraturo

Debuttò fra i disastri il presidente democratico John Fitzgerald Kennedy, unico cattolico alla Casa Bianca, che compirebbe oggi 100 anni senza le pallottole del sicario Lee Oswald nel 1963. Il più giovane presidente mai eletto allora, 43 anni, era circondato dai militari che il suo predecessore, il saggio ex generale repubblicano Dwight «Ike» Eisenhower, aveva denunciato come «lobby industrial-militare». Fu quella cricca a intimidire il figlio dell’opulenta famiglia di Boston - il padre Joseph era stato ambasciatore a Londra, in odore di filo-hitlerismo, il nonno materno John «Honey Fitz» Fitzgerald sindaco di Boston e creatore della macchina elettorale che servirà Jfk e il fratello minore, senatore Ted. 

Così Kennedy, dopo il nobile discorso di insediamento il 20 gennaio 1961, «non chiedetevi cosa il vostro Paese può fare per voi, ma cosa voi potete fare per il vostro Paese!», senza giacca malgrado «si gelasse», come annotava lo storico Arthur Schlesinger, diede il via libera al dissennato piano che i duri della Cia avevano preparato per un golpe a Cuba, lasciando sbarcare in aprile alla Baia dei Porci un manipolo di mercenari male in arnese. Finì in rotta vergognosa, Castro consolidò il potere, l’Urss gongolò, Kennedy fece la figura della mammoletta e ne seguì all’Avana una repressione feroce dimenticata dalla storia, centinaia di esecuzioni, inclusi innocenti, guidata di persona dal leggendario «Che» Guevara.  29/05/2017

Bollato come playboy  

La Grecia alla svolta sul salvataggio. Atene in piazza contro la nuova austerità

Oggi sciopero generale contro i tagli per 4,5 miliardi concordati con i creditori. Domani il Parlamento vota sul compromesso con l'ex-Troika e Tsipras gioca la carta delle "contro-misure sociali" per convincere Syriza a dire sì. Ed entro martedì aspetta l'apertura della Ue sul debito

di ETTORE LIVINI

MILANO - La Grecia si prepara a una settimana decisiva per il salvataggio dopo sei anni di crisi. I sindacati hanno bloccato oggi il paese con uno sciopero generale contro le nuove misure d'austerità concordate con i creditori che nella tarda serata di domani saranno votate in Parlamento. L'ok in aula dovrebbe sbloccare l'annuncio all'Eurogruppo di martedi prossimo di un taglio al debito ellenico e lo sblocco degli aiuti per 7,4 milioni necessari per pagare i prestiti in scadenza a luglio. E da quel momento, con tutti i tagli concordati fino al 2020 e un alleggerimento sull'esposizione, Atene può legittimamente sperare di essere inclusa nel piano di Qe della Bce, di tornare sul mercato dei titoli di Stato e di cancellare i controlli dei capitali imposti nel luglio 2015.

Il percorso resta però ad ostacoli. E le manifestazioni di queste ore nella capitale, culminate in alcuni scontri con lancio di lacrimogeni e bottiglie incendiarie di fronte al Parlamento, sono la prova di come gli ennesimi tagli al welfare e alle pensioni pesino sulle tasche di una popolazione che ha visto andare in fumo il 30% del proprio reddito dal 2010.

Caso Consip, l'Italia è ferma al 1992. Dal taccuino di Mario Sechi

Mario Sechi

2017-1992. Chi è il sorvegliato speciale d’Europa dopo le elezioni francesi? L’Italia, perché ha il terzo debito pubblico del mondo, non ha una legge elettorale per far uscire dalle urne un governo stabile, la selezione della sua classe dirigente è nelle mani della magistratura. L’aereo dei partitanti si sta avvitando, sembra aver finito il carburante mentre sta sorvolando la catena del Tibet. Decollo e atterraggio sono illuminati dalle scintille del corto-circuito tra giustizia e politica. Siamo fermi al 1992? Di sicuro non abbiamo fatto grandi passi avanti. Stamattina il Fatto Quotidiano pubblica in apertura di prima pagina questo titolo: “Renzi al babbo: non dire bugie hai visto Romeo una o più volte”. E’ un’intercettazione del 3 marzo di quest’anno, poche settimane fa, il giorno prima della convocazione del padre di Renzi in procura per il caso Consip. Conseguenze? Le vedremo presto. Il film ha una sua sceneggiatura ormai collaudata, si tratta solo di attendere l’ingresso in scena dei vari personaggi. Siamo tornati al 1992? Seguite il titolare di List. 

Francia, fuga dal Ps. L'ex premier Valls: "Partito morto". Macron: "Ora rifondiamo l'Europa"

L'esponente socialista, già primo ministro di Hollande, annuncia che alle elezioni di giugno si presenterà nella lista del neo eletto all'Eliseo. Ma non è detto che sarà accettato. Giovedì i nomi della squadra "en marche" mentre a destra Marion Le Pen, nipote della sconfitta Marine, lascia (per un pò) la politica. Il nonno Jean Marie: "E' una diserzione"

PARIGI - "E' tempo di rifondare l'Europa per andare più lontano". Il presidente eletto dalla Francia, Emmanuel Macron, affida a un videomessaggio pubblicato su twitter la sua dichiarazione di plauso e di sostegno ai 67 anni dal 9 maggio del 1950 quando l'allora ministro degli Esteri francese Schuman propose la creazione di una Comunità europea del carbone e dell'acciaio. "Voglio che l'Europa sia degna delle promesse di ieri per realizzare le promesse di domani", insiste il presidente che, garantisce, "non sarà mai seduto" e promette di rimettere in marcia anche la Ue e i suoi grandi valori di pace e libertà.

Ma intanto, a due giorni dalla vittoria del presidente senza partiti, è la politica francese a essere in grande subbuglio. La fuga dal Partito socialista francese, fermo secondo i sondaggi ad appena il 9% dei consensi, è già iniziata. L'ex premier, Manuel Valls, ha confermato che, alle elezioni politiche dell' 11 giugno non si presenterà con il Ps, ma riproporrà la sua candidatura sotto le insegne della lista del nuovo presidente, Emmanuel MacronLa Republique en marche. "Sarò candidato nella maggioranza presidenziale e desidero unirmi al nuovo movimento" ha rivelato l'ex primo ministro socialista in un'intervista alla radio Rtl. Valls ha anche invitato tutti "i deputati uscenti, progressisti, quanti hanno esortato a votare Macron prima del primo turno, quanti "auspicavano una sua vittoria", a fare altrettanto.

Chi non si piega a Macron

La Francia Non Sottomessa giocherà le sue carte già alle legislative di giugno. Plastique Macron il Thatcheriano sconterà molte contraddizioni.

Pino Cabras

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Ho letto da sinistra diverse critiche alla scelta che ha fatto il più eminente rappresentante della 'gauche'Jean-Luc Mélenchon, ossia: non appoggiare Emmanuel Macron in vista del ballottaggio che ha consegnato a quest'ultimo e ai suoi facoltosi burattinai le chiavi dell'Eliseo.
I critici sottovalutano la portata del tema scelto da Mélenchon per dare un nome alla sua campagna: La France Insoumise, ossia La Francia non sottomessa. Mélenchon ha rotto l'eterno ricatto del "voto utile" con cui la sinistra si mette sotto padrone e si fa distruggere, come è accaduto in Italia. 
Non sottomettersi significa che la paura del lepenismo odierno non deve implicare il doversi mettere direttamente nelle mani dei progetti disumanizzanti di Jacques Attali e degli altri creatori di Macron. 
In vista delle elezioni legislative di giugno, Mélenchon si presenta ora come ispiratore di una forza autonoma, indipendente, in grado di espandersi presso l'area vastissima del voto che per l'elezione presidenziale ha scelto di astenersi. E può farlo perché non ha assicurato ai padroni del vapore l'idea che "tanto i nostri voti sono scontati". Durante tutta la campagna elettorale ha costantemente criticato il meccanismo costituzionale stesso che fa della Francia una "monarchia repubblicana". E che porta a scegliere alla fine un presidente non rappresentativo. 

Brexit, Financial Times: “Conto da 100 miliardi”. May: “Non pagheremo: Ue vuole condizionare elezioni”

Il quotidiano della City ha scritto che Bruxelles si sta preparando a chiedere tale importo alla Gran Bretagna per il "divorzio", ma il Regno Unito ribadisce che pagherà solo quanto è "legalmente dovuto" e non "semplicemente ciò che l'Europa vuole"

Secondo il Financial Times, il conto di Londra per la Brexit potrebbe lievitare fino alla ragguardevole cifra di 100 miliardi di euro. Ma Downing Street non ci sta e coglie la palla al balzo per attaccare Bruxelles. Theresa May accusa leader e funzionari europei di aver rivolto “minacce” sui negoziati per la Brexit con l’intento di “condizionare” le elezioni, aggiungendo che la posizione di Londra in questi giorni è stata deliberatamente “mal rappresentata“. La dichiarazione è arrivata al termine dell’incontro con la regina a Buckingham Palace per l’atto formale di scioglimento del Parlamento in vista delle elezioni anticipate già annunciate per l’8 giugno. Il placet della sovrana segna l’avvio ufficiale del conto alla rovescia, anche se la campagna elettorale – giocata soprattutto sulla Brexit – è iniziata da giorni, con il leader laburista Jeremy Corbyn e altre forze d’opposizione all’inseguimento dei favoritissimi Conservatori.

E David Davis, ministro britannico per la Brexit, ha puntualizzato in un’intervista ad Itv che la Gran Bretagna pagherà solo quanto è “legalmente dovuto” e non “semplicemente ciò che l’Ue vuole”. Il ministri ha aggiunto che “prendiamo sul serio sia i nostri diritti sia i nostri obblighi”, sostenendo che l’Unione Europea ha avviato la partita in modo “duro e ruvido”, ma non ha comunque ancora messo cifre sul tavolo.

MACRON ; LE GRAND MERDE (in TV stronzate a go go )

Macron con la moglie Brigitt

Per fare questo lavoro, soprattutto quando si ha a che fare con eventi importanti come il voto francese, occorre non limitarsi a leggere le analisi dotte, la stampa autorevole, i commentatori più illuminati. Bisogna scavare e guardare come reagisce la pancia del Paese a certe situazioni ma, soprattutto, è necessario capire come l’informazione dell’uomo qualunque – leggi i talk-show – raccontano l’esistente e tratteggiano il futuro. L’ho fatto e, tra molte atrocità che ho dovuto ascoltare pressoché a reti unificate, voglio estrapolare alcune perle assolute emersa da quelle trasmissioni di nicchia che non sono il talk classico, quelli li guardano in dodici e sanno a cosa vanno incontro ma nemmeno il cazzeggio puro. Insomma, si passa dalla Siria alla dieta detox senza soluzione di continuità: le più pericolose in assoluto, perché viste da gente che, tendenzialmente, non ha gli strumenti per capire la quantità di stronzate che gli vengono propinate.

HITLER IMITO’ IL SISTEMA MONETARIO DI LINCOLN

Non siamo stati così sciocchi da creare una valuta collegata all’oro, di cui non abbiamo disponibilità, ma per ogni marco stampato abbiamo richiesto l’equivalente di un marco in lavoro o in beni prodotti. Ci viene da ridere tutte le volte che i nostri finanzieri nazionali sostengono che il valore della valuta deve essere regolato dall’oro o da beni conservati nei forzieri della banca di stato“. (Adolf Hitler, citato in Hitler’s Monetary System, www.rense.com, che riprende C.C.Veith, Citadels of Chaos, Meador, 1949). Quello di Guernsey (politico del Minnesota, ndr), non fu dunque l’unico governo a risolvere i propri problemi infrastrutturali stampando da solo la propria moneta. Un modello assai più noto si può trovarlo nella Germania uscita dalla Prima Guerra Mondiale. Quando Hitler arrivò al potere, il Paese era completamente, disperatamente, in rovina.

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