Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Montecaio

Montecaio: rubrica sull'ambiente a cura di Giuliano Serioli. il nome Montecaio del massiccio montuoso che va dal passo del Ticchiano a Schia, dal torrente Bratica al torrente Cedra, in italiano è un nome inventato. Deriva invece dal latino Chelys Mons. Il monte che visto dal Ticchiano assomiglia ad una testuggine marina (Chelys), perchè ha un rostro centrale scuro che corrisponde al bosco che si impianta su un substrato calcareo e ai lati due lunghe losanghe di roccia chiara che sono gli strati di Marne che si alternano a strati sottili di calcare selcifero e che sembrano le due chele. Poi il dialetto, per semplificare il suono ha fatto si che cadesse la consonante, come in tutte le derivazioni dialettali. Così si è persa la elle ed è rimasto Chey che è diventato Chej, con un suono più netto e duro. In alcuni paesi come Ranzano si pronuncia Caj, ma il concetto della derivazione è lo stesso.

Prato di Monchio, è allarme acquedotto

Un appello alla Regione contro Iren e le stesse autorità comunali da parte di residenti e proprietari di seconde case.
La frazione di Prato di Monchio è sul piede di guerra per un movimento franoso che provoca colamenti di terra, fessurazioni nelle abitazioni e avvallamenti nella strada.
La frana sembra essere causata delle abbondanti perdite dell’acquedotto locale.
Il sindaco, interpellato più volte, addossa le responsabilità a Iren, che lo ha in gestione.
Me nessuno si fa carico delle proprie resposabilità, nessuno si occupa del problema.
E i cittadini si sentono abbandonati.

Tagli boschivi e perdita di suolo adatto alla crescita dei funghi porcini

funghi porcini

La diffusione di tagli boschivi in montagna provoca un altro danno significativo per il turismo e l'economia della montagna, la perdita di suolo adatto alla crescita di porcini.
Il taglio raso matricinato, con i sentieri trasformati in carraie per mezzi pesanti e soprattutto con l'abbandono a terra delle ramaglie, provoca un degrado
del suolo che non si risolve in pochi anni come per le matricine.
L'assetto micologico di un territorio boschivo è molto più fragile ed il processo di diffusione delle spore molto più lungo e complesso.
Insomma dove si taglia in quel modo non crescono più funghi per molto tempo.
Si dirà, è una sciocchezza che non mette neanche conto di menzionare e di cui preoccuparsi di fronte al degrado economico e all'abbandono della montagna.
Invece no!

NO AL DECRETO SULLA FORESTAZIONE

Forestazione

Giuliano Serioli

NO AL DECRETO SULLA FORESTAZIONE

Considerate un albero, inserito in una entità unica quale un bosco, una foresta. Non è semplicemente un pezzo di legno che, se tagliato, può produrre energia e viene sostituito ( dopo almeno trent'anni) da un altro “pezzo di legno", un'altra pianta. No, non è così soltanto. E' soprattutto un essere complesso necessario alla nostra respirazione, al nostro esistere.
Pensate ad un bosco, esso agisce come un pompa naturale alimentata dall'energia del sole e permette la circolazione dell'acqua sulla terra.
Il bosco è un polmone, aiuta a filtrare e rinnovare l'aria fissando il carbonio contenuto nell'anidride carbonica e liberando ossigeno durante il giorno.

Tagli veri, risposte apparenti

Taglio Piante nella Montagna parmense

Giuliano Serioli

Alla nostra lettera denuncia, inerente i tagli boschivi di questi ultimi due anni sui monti del parco del monte Fuso ( M.ti Fuso, Lavacchio, Faino), è stato risposto. Lo ha fatto la Comunità Montana Parma Est, a firma del suo presidente, nonché sindaco di Langhirano, Giordano Bricoli.

Casse, dighe, torrenti

Casse, dighe, torrenti
Quando al cemento si vuole rimediare col cemento

L'assessore regionale all'ambiente Paola Gazzolo si è presa un mese di tempo per valutare la fattibilità del progetto di una diga a Vetto, comune montano della Val d’Enza.
La siccità di quest'anno ha fatto diventare ancora d'attualità un vecchio progetto abbandonato da tempo a causa del pericolo sismico legato ad una faglia che corre lungo l'asta del torrente.
Abbandonato per il pericolo che milioni di metri cubi d'acqua, basculando su pareti montane argilloso-flyschoidi, possano creare frane.

Lo scempio del monte Fuso

Lo scempio del monte Fuso
Giuliano Serioli e Dimitri Bonani

Regione Emilia Romagna - servizio Ambiente, viale della Fiera 8 – 40127 Bologna
Comandante Gruppo Carabinieri Forestali Parma, Via Macedonio Melloni 4 – 43121 Parma
Unione Montana Appennino Parma Est, Piazza Ferrari 5 – 43013 Langhirano
Sindaco di Neviano Degli Arduini, P.zza IV Novembre 1 – 43024 Neviano degli Arduini
Sindaco di Palanzano, Piazza Cardinal Ferrari 1 – 43025 Palanzano
Sindaco di Tizzano Val Parma, Piazza Roma 1 – 43028 Tizzano Val Parma

Il bosco mitigatore delle piene

Bosco


Giuliano Serioli
Per spiegare il disordine idrogeologico dovuto al disboscamento dissennato e quindi alla riduzione dell'efficienza del bosco, occorre aver presente l'azione che esercita sul ciclo dell'acqua piovana e quindi considerare il sistema integrato vegetazione-suolo.
Il bosco ha la capacità di ridurre le portate di piena nei corsi d’acqua.

Le piante intervengono per limitare l’azione della pioggia battente sia intercettando le precipitazioni coi loro apparati fogliari, sia riducendo la velocità delle gocce di acqua che penetrano attraverso esse.
Con l'intercettazione l’acqua piovana viene trattenuta dalle foglie e scorre lungo rami delle piante, per poi tornare per evaporazione nell’atmosfera.
L’entità dell’intercettazione dipende dalla quantità della pioggia, dalla densità della massa fogliare, dalla specie arborea, dall'età delle piante e dagli interventi colturali effettuati.

All’inizio di una pioggia,con le chiome asciutte, una notevole parte dell’acqua caduta può restare intercettata; col crescere della quantità di pioggia, vale a dire della sua durata o intensità l’intercettazione va attenuandosi, fino a diventare minima o nulla.

Nel caso di eventi pluviometrici eccezionali, essa diventa trascurabile.
Ma l’azione frenante dell'apparato fogliare ha il potere di ridurre la velocità e quindi la forza di penetrazione delle gocce di pioggia, impedendo che la maggior parte di esse percuota direttamente e violentemente la superficie del suolo.

Grande secco, grandi alluvioni, grandi silenzi

Rifugio Gonella Monte Bianco

Giuliano Serioli

Il rifugio Gonella sul Monte Bianco, a 3073 metri di altezza, ha chiuso per mancanza d’acqua. La ricavava dal nevaio che ogni anno calava un po’ e che quest’anno è sparito.

Distruggere il bosco, per legge

Bosco tagliato

Giuliano Serioli

E' alla firma del presidente Mattarella il decreto legislativo n° 154 "recante disposizioni concernenti la revisione e l'armonizzazione della normativa nazionale in materia di foreste e filiere forestali". Una legge forestale che punta a "valorizzare il nostro enorme patrimonio boschivo".
Una valorizzazione economica, ovviamente, per "togliere i boschi dall'abbandono", come dicono politici, stampa e addetti del settore biomasse e combustione.

In pratica, per salvarli e toglierli dall'abbandono bisognerebbe tagliarli e farne legna e cippato. Tagliarli a livello industriale, si intende, cioè taglio massivo ed estensivo, non certo un diradamento controllato per scegliere le piante più vecchie e mature. Con un corredo di nuove strade forestali onde permettere il passaggio lungo i versanti di trattori, caterpillar ed altri macchinari industriali.

Sono le industrie della filiera del legno a pretendere questo, quelle, per intenderci, che producono stufe a pellet, centrali a cippato e camini, oltre a quelle che producono arnesi industriali di taglio e trattori.

E' tutto un mondo economico cresciuto con la green economy che spintona politici e giornali affinchè mettano i boschi a loro disposizione. E' dal 2010 che la Bresso, presidente della Regione Piemonte di allora, prevedeva un taglio più massiccio per produrre energia elettrica dalla legna. Ma anche l'attuale presidente della Regione Toscana, Rossi (di LEU), ha proposto la stessa cosa per la sua Regione.

Dighe e casse, il disastro è servito

Cassa di esponsione

Esporre con competenza e chiarezza le proprie idee.

Per favorire un’opposizione convinta e informata alle decisioni imposte dal potere amministrativo e politico.
La sicurezza della pianura si determina in montagna, mantenendo l'effetto spugna del manto boschivo.

Tumori in montagna

Sta morendo un mio amico di tumore all'esofago. In montagna.
Vi sottopongo un fenomeno che sta capitando lassù sempre più spesso. Molta gente, neanche tanto vecchia ( dai 50 ai  70 anni) se ne va in quel modo.
Abbiamo calcolato che circa il 75% delle morti è per tumore. La casistica presenta anche caratteristiche di ripetizione familiare del male.
Ci siamo anche chiesti quale possa essere l'origine familiare dei tumori. La risposta, fra le tante possibili, è il riscaldamento a legna.
La combustione della legna, senza adeguati sistemi di filtraggio, produce in termini massivi benzopirene e diossine, noti fattori cangerogeni.
Generazioni dopo generazioni di famiglie nei paesi di montagna hanno assorbito tali sostanze, morendone e trasmettendo ai congiunti la possibilità
di sviluppare il male medesimo.
Ho esposto un paio d'anni fa all'autorità sanitaria provinciale il fenomeno e l'insieme dei dati per i vari paesi del comune di Monchio.
Il loro interessamento è stato meramente formale. Mi hanno contattato per capire quanto ne sapevo, rispondendomi che l'indagine statistica corretta
richiede almeno vent'anni e che quindi non era il caso di generalizzare e creare allarmismo.
Vi propongo di contribuire a raccogliere dati in modo sistematico, paese per paese, negli ultimo 5 anni. 07/12/2017

Giuliano Serioli

UN PROGETTO INDUSTRIALE PER LA MONTAGNA

Giuliano Serioli

Il manifesto di Rete Ambiente Parma 

L'oggi desolante

La montagna parmense è un corollario di disastri.

Frane, frazioni abbandonate, strade interrotte e quasi sempre sfondate.

La frana di Capriglio, quella di Boschetto, quella di Pietta, sono lì a suggerirci che la nostra montagna è per sua struttura molto franosa.

Alla franosità si somma sempre più il cambiamento climatico, che oggi alle alte quote ha portato la pioggia a sostituirsi alla neve.

La neve per la montagna ha un effetto benefico fondamentale. Con la percolazione lenta all'interno della roccia permette la ricarica delle sorgenti ma, allo stesso modo, ricoprendo tutto e sciogliendosi lentamente, impedisce il dilavamento violento e massiccio causato dalle piogge limitando così l'innesco delle frane.

Con la crisi economica si va a sommare a questo il taglio massiccio dei boschi causato dalla speculazione sulla legna da ardere che determina le quantità di ettari di bosco da tagliare, non certo  per l'autoconsumo delle genti dei borghi, ma per gli introiti di chi la commercia.

Pesanti camion percorrono le strade delle valli, per portare chissà dove la legna tagliata, contribuendo  allo sfondamento del manto stradale e a rendere precaria la viabilità.

La devastazione in atto ricorda certe foto di inizio Novecento.

Il taglio generalizzato di interi versanti boschivi e la loro denudazione provoca dilavamento e asportazione del soprasuolo, innescando frane e accrescendo enormemente il trasporto solido dei torrenti, capace a sua volta di innescare altre frane lungo il corso dei rii.

La politica di prevenzione degli smottamenti messa in atto dalle amministrazioni è praticamente inesistente.

Un esempio significativo è stato il rifacimento della Massese.

Rete Ambiente Parma: secco no di sindaci e popolazione alla cassa Aipo sul Baganza

Giovedì scorso a Felino l’assemblea per discutere della cassa di espansione sul Baganza

Positiva assemblea giovedì 25 al cinema di Felino: tanta gente, tanti sindaci della val Baganza, politici come il deputato Giuseppe Romanini del Pd ed anche Cesare Azzali dell'Upi.

Ma, soprattutto, interventi veri sulla cassa d'espansione, sul torrente Baganza, sull’alveo disastrato e sui problemi della valle, dei suoi versanti boscati.

Organizzata dal Comitato del Casale, da Rete Ambiente Parma e dall'opposizione di sinistra in consiglio comunale, l’incontro ha messo subito al centro la discrepanza tra un manufatto così impattante sul territorio e un'asta di torrente abbandonata a se stessa nella sua parte montana.

Come volere testardamente mettere insieme una scarpa e una ciabatta.

Come se l'alluvione non fosse arrivata proprio dai pendii, da quei versanti ripidi e soggetti a taglio raso, da quel profilo di torrente il cui alveo si è abbassato lasciando terrazzi pensili non più inondabili dalle piene, in cui si è costruito e sottratto spazio all'acqua.

Quello che manca nel progetto Aipo è proprio l’assenza della valutazione dell'impatto territoriale dell’opera.
Gli ingegneri ci hanno frastornato di dati, slides e numeri per raccontarci quanto sia perfetto il loro manufatto, la loro cattedrale nel deserto, ma il problema vero è che non hanno messo nel progetto la riqualificazione dell'alveo del torrente.

Non hanno spiegato come ripristinarlo per metterlo in grado di affrontare le piene di un futuro in cui il cambiamento climatico si farà sentire.

Non hanno tenuto conto minimamente della gente, della necessità di informarla e consultarla in corso d'opera, mentre cresceva l'impianto progettuale.

L'assemblea al Montanara sulla cassa di espansione del Baganza

Un incontro, quello del Montanara, la cui stupidità di proposta (bocciata da tutti i tecnici, studiosi della valle, Sindaci già nell'incontro a Berceto LINK), non meriterebbe più nemmeno la dovuta animata critica popolare. E' palese la contrarietà degli abitanti. Visto l'incapacità di ascolto dovrebbe essere sollevato dall'incarico tutto il team di lavoro e di consultazione (politici, tecnici e progettisti), palesemente prezzolato, non più affidabili, e incaricato il lavoro ad altro gruppo di tecnici e politici. LB 

Cassa di espansione sul Baganza: un’opinione controcorrente

Per messa in sicurezza “definitiva” di un corso d’acqua si intende generalmente la costruzione di una cassa d’espansione, o di laminazione, finalizzata al contenimento di eccezionali masse di acqua prodotte da eventi atmosferici particolarmente intensi.

Nel caso del torrente Baganza è stata prevista una escavazione lineare dell’alveo e delle parti laterali per circa 5 milioni di metri cubi.

L’abbassamento dell’alveo implica la migrazione dell’erosione sia a monte che a valle, compromettendo la struttura e la dinamica delle falde acquifere, soprattutto nelle zone di drenaggio, dove queste arrivano a convergere sul livello del torrente.

Mentre a monte il torrente alimentava le falde, l’abbassamento della quota di scorrimento non permetterà più una normale ricarica delle stesse.

A valle, dove le falde prima si riversavano in alveo, non più ostacolate dalla contropressione di acqua e ghiaia, verrà dispersa nel torrente una quantità di acqua molto maggiore, con grave calo delle stesse.

L’erosione provoca anche l’instabilità laterale del torrente con incisione delle sponde ed alterazione di tratti precedentemente stabili.

L’instabilità dell’alveo per l’erosione a valle può determinare l’instabilità di manufatti esistenti, come lo scalzamento dei piloni dei ponti.

Non solo. L’escavazione dell’alveo ha come effetto l’abbassamento del pelo dell’acqua del torrente e quindi delle falde ad esso connesse dal punto di vista idrogeologico. Con maggiori difficoltà di

approvvigionamento idrico in zona, eliminazione di aree umide e difficoltà per lo sviluppo della vegetazione ripariale così necessaria al trattenimento e alla difesa delle sponde.

La giunta di Felino (PR) e l'osservatorio ambientale

La giunta di Felino e l'osservatorio ambientale

Nell'ultimo consiglio comunale di Felino, il 21 dicembre scorso, la giunta comunale si è espressa sull'osservatorio ambientale.

Citterio denuncia Rete Ambiente Parma ed il suo coordinatore per diffamazione in merito alla costruzione del suo inceneritore e poi al suo funzionamento.

E' un doppio inquinamento. A monte generato dagli allevamenti intensivi e in produzione per l'incenerimento degli scarti di lavorazione. Per prodotti considerati dall'OMS cancerogeni.  
Una filiera mortifera per gli animali, l'ambiente e l'uomo, paragonabile alle ciminiere dei lager nazisti. LB

Citterio, cala la mannaia contro l'informazione

Di fumi, odori e grassi bruciati non si deve parlare 

Citterio ha denunciato Rete Ambiente Parma ed il suo coordinatore per diffamazione.

Nel mirino gli articoli pubblicati sul blog.

Citterio ha anche denunciato i giornali on line che hanno pubblicato i comunicati, Parma Today e Parma Quotidiano.

Il 25 novembre l'appuntamento è in tribunale.

Sono passati 3 anni esatti da quando ci siamo opposti alla costruzione dell'inceneritore Citterio e poi al suo funzionamento.

Perché lo facciamo?

Riteniamo che gli scarti organici animali (SOA) derivati dalla produzione del prosciutto non debbano essere considerati fonti rinnovabili di produzione di elettricità e calore, in quanto già soggetti a riutilizzo quali ingredienti per la produzione di mangimi animali.

Bruciare scarti o rifiuti che possono essere soggetti a riutilizzo, riciclo e riuso è assolutamente sbagliato, e si contribuisce in tal modo ad accrescere le emissioni nocive già largamente presenti nell'aria che respiriamo, nonché ad accrescere la CO2 immessa in atmosfera perché l'azienda utilizza solo un terzo del calore prodotto.

Ci accusano di diffamazione per aver detto che è un inceneritore.

Ma la Comunità Europea afferma che i SOA, se bruciati, diventano automaticamente rifiuti.

Combustione biomasse, una minaccia per la food valley?

Il vero tema in discussione oggi, oltre alla salute dei cittadini, è quello delle risorse naturali.
La green economy, la speculazione sulle energie rinnovabili, tenderà ad appropriarsi di tutte le risorse naturali consumandole: acqua, aria, suolo e patrimonio boschivo.

Nessun limite sarà rispettato.
Dalla privatizzazione dell'acqua all'inquinamento delle falde acquifere per lo spargimento selvaggio delle deiezioni animali o dei digestati.
Dall'ulteriore inquinamento dell'aria con inceneritori tipo Citterio in zone che già superano i valori limite alla risalita dell'inquinamento, su per le valli montane con l'introduzione di centrali a cippato di legna.
Dalla continua distruzione di suolo agricolo con la cementificazione in atto nei paesi della pedemontana, quegli stessi che si definiscono “comuni virtuosi”, all'occupazione di centinaia di ettari di suolo agricolo da parte dei parchi fotovoltaici a terra in ogni comune della provincia.
Dal taglio boschivo selvaggio ed indiscriminato dovuto alla speculazione sulla legna da ardere al taglio industriale per la cosiddetta “pulizia dei boschi”, finalizzato invece a costruire un mercato del cippato di legna per le centrali medesime.

Oggi la UE arriva a bocciare i cogeneratori a biomassa nel nostro Paese, dove la direttiva aria risulti violata, cioè in aree che già superano i valori limite, tipo il cogeneratore Citterio nel Comune di Felino.

La frana che minaccia Citterio

Sulla collina soprastante lo stabilimento Citterio, al Poggio Sant'Ilario, c'è un via vai di ruspe e camion per il movimento terra.

Di fronte al pericolo di frana che grava sullo stabilimento, ci si è mossi per farvi fronte.

I macchinari stanno terrazzando il pendio e si sta cercando di drenare l'acqua con piccole canalizzazioni che stornino la sua direzione di discesa dal lato stabilimento verso altri adiacenti.

Di fatto, la collina è diventata un cantiere ed il suo assetto è completamente stravolto.

Le famiglia che abitano le palazzine adiacenti guardano allibite allo scempio in atto e si domandano se ci sia stata una autorizzazione o se Citterio possa fare ciò che vuole.

L'azione va infatti ben oltre i confini della proprietà dello stabilimento, delimitati da una recinzione metallica.

Ad una prospezione in situ, salendo la collina, si notano tracce di un'opera di contenimento precedente gli attuali lavori. Una linea di pali a scendere da dove le ruspe stanno ora scavando.

A Langhirano stop all'inceneritore a grasso animale

Lunedì sera il pubblico ha gremito la sala consiliare del municipio, per sentire cosa si decideva sul progetto di centrale a biomassa di Cozzano.

Il sindaco ha proposto una variante al Rue (regolamento edilizio-urbanistico) in cui la cogenerazione di scarti di lavorazione del prosciutto non sia consentita all'interno del territorio comunale, almeno fino a che non sia predisposto un piano delle energie rinnovabili che dimostri la loro sostenibilità.

Bovis quindi ha sospeso l'iter in corso per il cogeneratore di Cozzano, richiesto da Gualerzi e Beretta, facendo dire al suo assessore che nel territorio si preferisce sviluppare le rinnovabili tramite il sole, l'acqua, il vento.

L'energia da biomasse non convince, confligge con la vocazione agroalimentare e turistica del territorio.

La minoranza di destra si astiene. D'altra parte, Costi (Pdl) aveva espresso la sua competenza confondendo il biodiesel e le sue emissioni con quelle dell'olio vergine e del grasso animale.

Evidentemente non sapeva nulla della transesterificazione dei trigliceridi necessaria perché l'olio

vegetale diventi biodiesel.

Inceneritore Citterio, un'analisi puntuale del progetto

A Poggio Sant'Ilario il cogeneratore di Citterio per bruciare grassi animali. La cittadinanza è contraria, l'amministrazione nicchia. Un'analisi punto per punto.

di Giuliano Serioli

L'iter di approvazione è durato neanche 5 mesi.

La presentazione del progetto di Citterio allo sportello unico di Traversetolo è avvenuta il 30/06/2012, la concessione dell'autorizzazione da parte della Provincia nella conferenza dei servizi è del 19/11/2012.

L'amministrazione comunale ha dato subito il suo benestare urbanistico, anche se la normativa prevede una distanza minima di 500 metri dalle abitazioni, che al Poggio sono a 100 metri dallo stabilimento. Il sindaco Lori motiva la concessione in deroga alla normativa perché l'area in questione è definita industriale e quindi bastano 100 metri per gli impianti dalle abitazioni.

A chi le chiede perché abbia informato la cittadinanza solo il 4 ottobre, il sindaco risponde che il titolare di Citterio, in quanto privato cittadino, ha diritto alla privacy come chiunque altro.

Come se il diritto di una parte potesse travolgere quello di tutti gli altri, che hanno diritto di essere informati su un tema che riguarda direttamente la loro salute.

In questi 5 mesi si tengono ben 3 conferenze dei servizi, presso la sede della Provincia di Parma.

Inceneritore Citterio: le parole di amministratori, Arpa e di Citterio stessa

Durante l'ultima assemblea pubblica organizzata dal sindaco di Felino al teatro comunale, il dott. Torti, architetto comunale, ha fatto il punto della situazione della vicenda Citterio e del progetto di costruzione di una centrale a biomassa di grassi animali.

Riassumendo l'iter autorizzativo, è emerso che la Regione Emilia Romagna ha consentito l'uso del grasso come combustibile cogenerativo solo dopo averlo negato per ben due volte nelle due precedenti conferenze dei servizi. E' stato sottolineato che il ministero dell'ambiente, pur sollecitato espressamente a farlo, non ha mai preso posizione sull'utizzabilità del grasso quale combustibile. Infine mentre la Regione Lombardia elargiva autorizzazioni, la provincia di Bergamo non autorizza tutt'ora a bruciare grasso.

Non si è mai visto un iter autorizzativo di una centrale a biomassa che durasse poco più di 4 mesi tra la domanda e l'autorizzazione. La corsa ad autorizzare è frutto della minaccia di Citterio di delocalizzare e di licenziare e di azioni legali contro le amministrazioni se avesse perso i finanziamenti europei che scadevano il 31 dicembre scorso.

Quello di Citterio è il primo impianto autorizzato in Emilia Romagna, per di più in una zona a vocazione agroalimentare di qualità : parmigiano e prosciutto di Parma.

L'inceneritore di Felino (Parma), Un solco profondo tra cittadini e autorità

Ci vuole una rivoluzione culturale. O si rischia la rivoluzione.

Da una parte la gente riempie il teatro e vuole sapere dell'inceneritore Citterio.
Dall'altra il tavolo di presidenza, spropositato, composto da 10 o 12 funzionari pubblici, una vera e propria armata a difesa del forno.

style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">

Condividi contenuti