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La vita sta cambiando pelle

Rodrigo Vergara

Vergara Rodrigo: console onorario cileno di Modena, ex Presidente Logos e Arcoiris

Fra Cristoforo a Don Rodrigo

Contro i malvagi e i veri delinquenti, spesso camuffati dietro l'abito di filantropi, devi avere la fortuna di non incontrarli mai. Non vi sono, purtroppo, armi civili di difesa
Seppur loro useranno tutte le furberie, tu evitali, fai come non esistessero, se cederete a loro non avrete più pace, sono mascalzoni capaci di ogni azione e crudeltà, non conoscono la tenerezza, né il limite. Il loro solo è rendere infelice la vita degli altri. E non vi sarà nessuna forza dell’Ordine pubblico, nessuna Magistratura, nessun Sindacato che potrà difendervi da loro. “Ma verrà un giorno - come disse Fra Cristoforo a Don Rodrigo- che la Giustizia Divina… La maledizione sta sopra sospesa la loro casa fino alla morte. (03/07/2017)

Luigi Boschi

Cassazione: Berlusconi perde causa contro l’Economist

È stato respinto dalla Cassazione il ricorso di Silvio Berlusconi contro il settimanale britannico The Economist per l'articolo pubblicato il 26 aprile 2001 nel quale si dava un giudizio negativo sulla idoneità del leader del centrodestra a rivestire il ruolo di primo ministro. Per gli Ermellini l'articolo non era diffamatorio - come sostenuto da Berlusconi - ma ha correttamente esercitato il diritto di critica giornalistica. Confermato il "proscioglimento" di Economist deciso nel 2012 in appello a Milano. Berlusconi è stato anche condannato al rimborso delle spese. L'Economist è stato assistito dallo studio legale Caiazzo Donnini Pappalardo & Associati, con i soci Marisa Pappalardo e Roberto Donnini.

SII Gentile

"La cattiveria è degli sciocchi, di quelli che non hanno ancora capito che non vivremo in eterno."
(Alda Merini)

Diffamazione. Presidente Senato, no carcere, sanzioni a chi intimidisce

Ribadisco di essere fortemente contrario al carcere per i giornalisti colpevoli di diffamazione, ha detto Pietro Grasso. Sulle intercettazioni un richiamo alla deontologia

Giovedì 21 luglio 2016, nel corso della cerimonia del Ventaglio, durante la quale ogni anno, prima delle vacanze estive saluta i giornalisti dell’Associazione Stampa Parlamentare, il presidente del Senato, Pietro Grasso – socio onorario di Ossigeno – ha ribadito la sua posizione “fortemente contraria alla pena detentiva per i giornalisti” colpevoli di diffamazione a mezzo stampa” Inoltre ha rinnovato la richiesta “di una sanzione pecuniaria proporzionale alle richieste di risarcimento infondate in caso di querele temerarie, spesso usate come forma di ricatto nei confronti di piccole testate e di giovani giornalisti non adeguatamente garantiti”. “Né può essere trascurato – ha aggiunto – il tema delle troppe violenze e intimidazioni nei confronti dei giornalisti”. Alla cerimonia è intervenuto il senatore Sergio Zavoli, decano dei giornalisti italiani e presidente onorario di Ossigeno.

Siamo tornati liberi: dissequestrato il socialblog luigiboschi.it

DOPO 304 giorni di forzato oscuramento della parola (dal 29 settembre 2015 al 29/07/2016), siamo ritornati liberi. Non ho mai smesso di aggiornare quotidianamente questa mia opera artistica e informarmativa.Date il tempo alla Polizia Postale di Parma di comunicare il provvedimento agli internet provider italiani affinché lo eseguano e tolgano l'impedimento tecnologico di inaccessibilità. Continuate a seguirci. Il tentativo di indurre all'oblio questo sito, è fallito. (29/07/2016). LB

Ordinanza di dissequestro del socialblog luigiboschi.it

DOCUMENTO PDF

siamo tornati liberi

Una mia interpretazione fotografica della libertà di pensiero: l' Alpe di Siusi attraverso l'opera "The Missing Piece" dell'artista Georg Friedrich Wolf installata sul Bullaccia. LB

Foto Luigi Boschi: Alpe di Siusi attraverso l'opera "The Missing Piece" dell'artista Georg Friedrich Wolf installata sul Bullaccia. Dicembre 2015

ARTICOLI CORRELATI

La parola online incriminata e imbavagliata

Foto Luigi Boschi: opera di Corrado D'Ottavi

L’articolo di Guido Scorza su ilfattoquotidiano.it di domenica 17 luglio 2016 dal titolo: “Libertà di parola online: un minuto per perderla, mesi per riconquistarla”, [LINK] mi induce a ripercorrere la mia brutta storia giudiziaria nei suoi fatti salienti. Un labirinto kafkiano di amarezze, delusioni e tribolazioni psicologiche.
Tutto parte da un articolo di opinione e critica, di denuncia con la prosa satirica, pubblicato il 26/05/2008, accertato in Modena il 25/09/2008. Una prosa satirica arrivando anche all’evidente paradosso, all'iperbole, ma partendo sempre dalla realtà, mai smentito. E la satira, si sa, non può essere gentile! Potrà piacere o no, ma è un modo per deridere il potere, per mettere a nudo chi non sa essere ironico con se stesso. I magistrati dovrebbero avere conoscenza delle figure retoriche, caso contrario sarebbe utile un corso accelerato sui manuali di Bice Mortara Garavelli. Si eviterebbero costosi quanto inutili processi di diffamazione, promossi da querele intimidatorie nei confronti della libertà di satira e del diritto di critica. Di satira è infarcita la cronaca quotidiana online, a mezzo stampa o TV.

Libertà di parola online: un minuto per perderla, mesi per riconquistarla

di Guido Scorza*

La vicenda di cui voglio parlare è, probabilmente, una delle tante che si consumano quotidianamente nell’ombra di un sistema giudiziario che, al di là delle solenni petizioni di principio, sembra far fatica ad attribuire alla libertà di parola, specie online, l’importanza e il ruolo che merita nella società.

Attraverso un post sul suo blog, Luigi Boschi – giornalista e blogger – scrive di un imprenditore, magari si lascia prendere la mano e passa il segno. L’imprenditore in questione lo querela e il tribunale di Parma gli dà ragione condannando il blogger per diffamazione. Sin qui una storia di diffamazione online come tante. Ma, in questa vicenda, succede qualcosa di più.

Il giudice, infatti, anziché ordinare il sequestro del solo post ritenuto diffamatorio (vedi nota LB), dispone il sequestro dell’intero blog. Un provvedimento palesemente sproporzionato – anche se non è la prima volta che accade e non sarà l’ultima – perché naturalmente non ce n’è alcun bisogno e non si dovrebbe rendere inaccessibile un intero blog con centinaia di post su argomenti diversi solo perché, uno tra questi, è da considerarsi diffamatorio.

Basterebbe questo per dire che la libertà di parola, quella scolpita all’art. 21 della nostra costituzione, nel nostro Paese, talvolta, vale davvero poco. Ma non basta. E non è una questione di merito. Qui non conta se Boschi abbia effettivamente diffamato qualcuno con un suo post. Chi sbaglia paga, online come offline. L’aspetto che rende questa storia esemplare, sfortunatamente in negativo, è un altro. E si tratta di metodo.

Internet, vietato vietare l’accesso. Per l’Onu ‘la Rete è un diritto umano’

di Guido Scorza* 

“Gli stessi diritti che le persone hanno offline, devono loro essere riconosciuti anche online”. Si apre così la risoluzione approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso 30 giugno intitolata “Promozione, protezione e godimento dei diritti umani online”. La natura globale ed aperta di Internet deve essere riconosciuta “come forza trainante per uno sviluppo sostenibile” sociale, culturale, economico e politico della comunità internazionale. La libertà di informazione, anche attraverso la Rete, deve essere promossa e protetta come diritto fondamentale dell’uomo e deve essere respinta e censurata ogni iniziativa governativa volta a censurare o limitare l’accesso a Internet.

Sono queste le risposte forti, corali e condivise (la risoluzione è stata fortemente voluta da oltre ottanta governi, ndr) dell’Onu alle tante, anche recenti, iniziative di altrettanti governi, in giro per il mondo, volte a spegnere Internet per soffocare la circolazione di idee, opinioni o contenuti.

L’ultima, in ordine di tempo, la decisione del governo di Algeri di impedire a quasi 20 milioni di persone di utilizzare i social network per un’intera settimana nel tentativo di evitare che la rete fosse usata per falsare i risultati degli esami di maturità, lasciando circolare tracce, domande e risposte vere o presunte. Ed è secca ed inequivocabile la posizione delle Nazioni Unite: non è questa la strada, non può esserlo, non deve esserlo.

Pierangelo Bertoli - A Muso Duro

Dedicata ai giudici di Parma che hanno ingiustamente sequestrato il mio socialblog, la mia vita, il mio lavoro, per oltre 200 giorni e a Rodrigo Vergara che lo ha richiesto. Avete trovato il modo di passare alla storia della censura in Italia. LB

Dopo il proscioglimento in Corte di Appello, perché non si procede ancora al dovuto dissequestro del socialblog luigiboschi.it?

cervello in gabbia

DA 189 giorni (29 settembre 2015 al  05 Aprile 2016) questo socialbog è sotto sequestro senza soluzione di continuità, su ordinanza del Tribunale di Parma, per un articolo (oscurato non più visibile) di denuncia sul console onorario Cileno di Modena.
Siamo in attesa del dissequestro a seguito della sentenza di proscioglimento dal reato della Corte di Appello di Bologna.
Chi pagherà ora per il danno esistenziale subìto? Mi tolgono il lavoro per vivere, e la libertà di opinione. 
Non solo, il sistema Giudiziario italiano ha sepolto volutamente tutto il mio lavoro di oltre 10 anni e persevera. E' la prigionia della libertà di opinione.
Come fecero con Gramsci, il PM Michele Isgrò disse: "dobbiamo impedire a questo cervello di pensare per 20 anni". La storia gramsciana e le lettere dal Carcere sono di grande attualità: “si è responsabili di ciò che si fa, ma anche di ciò che non si fa... La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro famiglie [ndr], se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini".
Avreste dovuto dissequestrare questo sito contestualmente alla sentenza, emettendo l'ordinanza e trasmettendola alla Polizia Postale che dovrebbe solo togliere l'inibizione attraverso i DNS, affinché rendano ancora accessibile in Italia questo progetto editoriale. Cantone (ANAC) parla di "scorribande deliquenti di ogni risma" e voi impedite la lettura del mio socialblog per un reato di presunta diffamazione, inesistente e prescritto? Erri De Luca sostiene, a ragione, di "sabotare"  e viene assolto ed io, invece sono ancora qui sotto sequestro? Un vero delirio!

Milena Gabanelli: “Conformismo nell’informazione? E’ più facile e non ti fai nemici”

La conduttrice di Report fotografa i media nel nostro Paese: "Chi fa giornalismo indipendente, accurato e approfondito, non è premiato, nemmeno dai cittadini. Renzi? Confonde i gufi con i cani da guardia"

L’abbiamo intercettata al volo, mentre è alle prese con la nuova serie di Report, da domenica sera su Rai 3. Milena Gabanelli è impegnata a preparare la prima puntata che si occuperà diConfindustria: quanto è moderna, flessibile, indipendente e trasparente l’associazione di imprenditori che dovrebbe essere il motore economico del Paese? Lo scopriremo tra qualche giorno. Intanto ci occupiamo di informazione e conformismo.

Cosa pensa dell’operazione Stampa-Repubblica? Di questa fusione tra due dei più importanti quotidiani italiani non si è praticamente parlato. Eppure pone problemi, anche di concorrenza.
Immagino che ci siano delle ragioni economiche, e come avviene in ogni fusione, salteranno un po’ di teste; mentre se è vero che le testate manterranno l’autonomia editoriale, per i lettori nulla cambia. Per quel che riguarda la concorrenza direi che quel che manca non sono i giornali, ma gli editori puri e anche un po’ illuminati.

Giulio Anselmi ha detto: raramente i giornalisti sanno di cosa parlano (e dunque non fanno domande). Da cosa dipende questo, secondo lei?
Per sapere di cosa parli serve tempo, che mal si concilia con la necessità di riempire pagine alla velocità della luce, su qualunque argomento.

Dario Fo: "I miei 90 anni di scellerataggine. Che gioia ridere del potere con Franca"

Dario Fo in una galoppata di ricordi sincera, dal  '53, dal suo primo spettacolo al Piccolo Teatro di Milano, "Il dito nell'occhio", a Mistero Buffo, il Nobel, le ultime rappresentazioni. Tanto teatro e tanta vita a fianco di Franca Rame, "la mia vera religione", il mio "jeux d'équilibre" per non vantarmi mai. Con la certezza che "il regno dei cieli non esiste" e la gioia di ridere e far ridere del potere, dell'ingiustiziua, delle furberie. Con un nuovo amore, Papa Francesco, "un uomo stupendo"

Fonte Link repubblica.it

LIBERTA’ E GIUSTIZIA: INNO ALLA GIOIA. BOSCHI PROSCIOLTO IN APPELLO A BOLOGNA

Pertini: Libertà e Giustizia

La Corte d’Appello di Bologna ha prosciolto per prescrizione del reato Luigi Boschi dalla condanna di Primo Grado comminata dal Tribunale di Parma

In data odierna 17 marzo 2016 la Corte di Appello di Bologna esaminato il ricorso e le motivazioni aggiuntive presentate dall’avvocato Andrea Artusi, nuovo difensore di Boschi, ha prosciolto il giornalista blogger parmigiano dalla condanna subita in Primo grado a Parma (PM Liliana Papotti, Giudice Monocratico Eliana Genovese).
Il socialblog luigiboschi.it ancora sotto sequestro, ad oggi, da 170 giorni,  verrà dissequestrato secondo le indicazioni presenti nelle motivazioni (occorreranno circa 60 giorni) e secondo l’ordinanza che disporrà direttamente la Corte di Appello di Bologna alla Polizia postale.

Sotto sequestro da 151 giorni

DA 151 giorni (29 settembre 2015 al 27 Febbraio 2016) il socialbog luigiboschi.it è sotto sequestro senza soluzione di continuità su ordinanza del Tribunale di Parma per un articolo (oscurato non più visibile dal 1 giugno 2009) di denuncia sul console onorario Cileno di Modena (Vi sono persone che "opprimono, dominano e si fanno chiamare benefattori"). Mai smentito sui fatti, nemmeno nelle udienze. Fatti da me poi usati nel paradosso satirico. Chi non sa leggere il contesto e ignora i fatti, non può capire né la critica, né la satira. Nel mio caso, si sequestra e si condanna senza aver fatto le dovute indagini, senza conoscere.
La libertà di opinione e di satira garantita dalla nostra Costituzione nel Tribunale della città del maiale non è garantita. Sequestrano tutto il socialblog (come con il maiale, non buttan via niente). Praticamente sono ai domiciliari senza sapere quando potrò tornare libero. 
Tutto questo per un articolo del 26 maggio 2008 (di critica satirica) già oscurato il 1 giugno 2009 dalla Polizia Postale di Parma su ordinanza della Procura di Modena.

L'Onu si schiera con Assange: "Detenzione illegittima"

Il fondatore di Wikileaks, rifugiato nell'ambasciata ecuadoregna di Londra, si era detto disposto a farsi arrestare

LONDRA - ll gruppo di lavoro Onu incaricato di dare un parere sulla condizione di Julian Assange, denunciata come "ingiusta detenzione" dalla difesa, ha deciso di riconoscere le ragioni del fondatore di Wikileaks. Se confermata, questa decisione allontana la prospettiva che Assange lasci l'ambasciata dell'Ecuador a Londra, dove è rifugiato da tre anni, e si consegni alla polizia britannica. 

Secondo il  Wgad (il gruppo di lavoro Onu sulla detenzione illegale), al quale Assange ha presentato una denuncia contro Londra e Stoccolma, la reclusione del fondatore di Wikileaks è "illegale": Svezia e Gran Bretagna devono rilasciarlo immediatamente e pagare un risarcimento. La decisione non è stata ancora diffusa ufficialmente ma, secondo quanto riporta la Bbc, sarebbe stata già inviata ai governi di Londra e Stoccolma. Una sentenza che non ha alcuna influenza formale sulle autorità inglesi e svedesi, ma va ricordato che in passato altre persone sono state rilasciate sulla base delle decisioni del comitato Onu.

Nelle scorse ore era stato lo stesso Assange, su cui pende un mandato di cattura europeo, ad annunciare di essere pronto a farsi arrestare laddove il parere Onu gli fosse stato sfavorevole. "Accetterò di essere arrestato domani dalle autorità britanniche se l'Onu si esprimerà contro di me" aveva scritto sull'account Twitter di Wikileaks.

Fonte Link repubblica.it
 

Ultimo tango a Parigi”, 40 anni fa la condanna al rogo

Il 29 gennaio 1976 un giudice ordinava la distruzione delle copie del capolavoro di Bernardo Bertolucci, ultimo capitolo di un’odissea giudiziaria che decretava la scomparsa del film dalle sale per "esasperato pansessualismo fine a se stesso"

Leda Balzarotti e Barbara Miccolupi

"Esasperato pansessualismo fine a se stesso". Sì si legge proprio così nella sentenza del giudice che il 29 gennaio 1976  condannava “al rogo” il film Ultimo Tango a Parigi di Bernardo Bertolucci. Nella storia del cinema pochi altri film hanno avuto vita tanto difficile e hanno segnato così profondamente pubblico e critica. Per non dire del regista Bernardo Bertolucci, che con questa pellicola si guadagnò la consacrazione ad autore e insieme una condanna per offesa al senso del pudore, con tanto di privazione dei diritti politici. E se per il protagonista Marlon Brando il film significò una rinascita professionale, insieme a Il padrino – l’altro capolavoro di cui era protagonista nello stesso 1972 – per la partner diciannovenne Maria Schneider questo debutto si rivelò un boomerang e il ruolo della scandalosa e ribelle Jeanne le rimase appiccicato addosso con conseguenze dolorose: la droga, un tentato suicidio e la depressione.

Cassazione, Canzio: «Il Paese ha sete di giustizia ed efficienza»

ROMA - Giustizia, legalità, efficienza ed efficacia della giurisdizione. Sono queste le cose di cui l'Italia ha bisogno e che i cittadini chiedono a gran voce, secondo il primo presidente della Cassazione, Giovanni Canzio, che ha parlato all'apertura della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2016 alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Il Paese chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido e che tutti abbiano un uguale trattamento in casi simili o analoghi", ha detto Canzio.

Il giudice che ha assolto Erri De Luca: "Dire di sabotare la Tav non è per forza reato"

Se il processo si fosse tenuto a Parma, come sarebbe andata? Visti i precedenti, con il mio socialblog, non sarei così sicuro che sarebbe stato assolto. Sono felicissimo per Erri De Luca con cui sono stato sempre solidale, ma credo che la Giustizia non sia uguale per tutti. Con il mio giornale online sotto sequestro, io sono di fatto ai domiciliari senza soluzione di continuità dal 29/9/2015. Condannato in primo grado per diffamazione su fatti mai smentiti da nessuno. Questa è la considerazione della libertà di opinione nella Procura ducale. Spero che il caso De Luca diventi precedente giudiziario per tutti. Si deve rispondere solo alla Costituzione; e non c’è un’autorità superiore alla Costituzione. Sono stato privato del più prezioso frutto della civiltà, il diritto alla libera espressione individuale. So di aver agito nell'ambito dei diritti costituzionali e non ho commesso alcun reato. Quindi chiedo in Cassazione il dissequestro del socialblog e in Appello a Bologna la revisione della sentenza di primo grado che mi è stata inflitta ingiustamente dal Tribunale di Parma. E questo vale sia per il procedimento Vergara, sia per quelli della Assistenza Pubblica, nonché dell'orchestra di Sergio Pellegrini. LB 

Le motivazioni della sentenza dopo l'assoluzione del tribunale di Torino. Le frasi dello scrittore non erano "idonee a istigare attualmente e concretamente qualcuno" a commettere reati contro il cantiere della Val di Susa

di OTTAVIA GIUSTETTI

Don Ciotti alla festa per i 35 anni di Logos

Grande festa per i trentacinque anni di vita della Logos, l’azienda modenese di traduzione che ha sede alla Fossalta e che per l’occasione ha radunato dipendenti e fornitori nelle campagne di...

Grande festa per i trentacinque anni di vita della Logos, l’azienda modenese di traduzione che ha sede alla Fossalta e che per l’occasione ha radunato dipendenti e fornitori nelle campagne di Castelfranco.

Ospite a sorpresa don Luigi Ciotti, animatore di mille iniziative contro la mafia e fondatore di Libera, un’associazione che negli anni si è conquistata una solida credibilità nel campo della battaglia civile contro la criminalità organizzata.

«Sono di passaggio qui a Modena - ha detto - e non ho potuto fare a meno di salutare questi amici con cui collaboriamo da più di vent’anni. C’è una vicinanza ideale nello sviluppare iniziative comuni per diffondere i contenuti, con libri, giornali

o sul web, delle varie iniziative. Si tratta di un aiuto disinteressato che serve a far conoscere la qualità e la forza delle testimonianze di chi si oppone alla delinquenza organizzata che oggi è la prima emergenza nazionale». Alla festa è intervenuto per un saluto anche il sindaco Muzzarelli.

Fonte Link: http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2014/10/05/news/don-ciotti-alla-festa-per-i-35-anni-di-logos-1.10061412?ref=search 

Fahrenheit 451 e Parma distopica

Benito MussoliniFahrenheit 451

Fahrenheit 451 e Parma distopica

Errore 451 pagina o sito censurato. Sarà il numero dell'errore che presto potremo vedere sugli schermi dei pc quando ci sarà negato l'accesso a una pagina web censurata (LINK). La città o società distopica è il contrario dell'utopia, descrive la società peggiore che si possa immaginare. "L'ignoranza, l'inerzia con la quale la società tira avanti è sconvolgente, quasi depressivo in alcuni punti, tale che si prova pena per la condizione in cui il mondo versa". 

Error 451, ecco il numero che ci segnalerà la censura online

L'organismo internazionale responsabile degli standard tecnici della Rete (IETF) ha da poco approvato un nuovo codice di stato del protocollo HTTP.  Il neo arrivato, omaggio allo scrittore Ray Bradbury, dovrebbe far capolino sui nostri monitor ogni volta che la pagina richiesta è bloccata per "ragioni legali"

di ROSITA RIJTANO

ROMA - 451 sono i gradi Fahrenheit a cui brucia la carta, secondo l'immaginifica fantasia dello scrittore Ray Bradbury, che nel suo romanzo (dal quale François Truffaut trasse il film "Fahrenheit 451") tratteggia una società distopica dove è vietato leggere e avere dei libri. E 451 sarà anche il numero dell'errore che presto potremo vedere sugli schermi dei pc quando ci sarà negato l'accesso a una pagina web censurata. Perché l'Internet Engineering Task Force (IETF), cioè l'organismo internazionale responsabile degli standard tecnici della Rete, ha da poco approvato un nuovo codice di stato del protocollo HTTP. Tradotto per i meno tecnologici: in pratica, si tratta di quei messaggi che servono per comunicarci le informazioni riguardanti il trasferimento dei dati tra il nostro computer personale e il server web che ospita il sito su cui vogliamo navigare. E che per convenzione vengono condivisi dalla comunità hi-tech. Quelli con un numero compreso tra il 400 e il 599 segnalano: attenzione, qualcosa non funziona.

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