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La vita sta cambiando pelle

Signoraggio e Banche

Signoraggio e banche: signoraggio primario e secondario; Derivati, Banca d'Italia; Banche Centrali; Monete complementari; creazione del denaro dal nulla

MES: 5 MILIARDI L'ANNO PER SALVARE LE BANCHE!

La notizia è di quelle che i giornali inseriscono nei trafiletti, come se fosse acqua. Ma un indebitamento di cinque miliardi all’anno per tre anni, più altri 110 sicuri da corrispondersi a insindacabile giudizio di Monti, più chissà quanti altri dai quali non ci si può in alcun modo sottrarre, se fossi un direttore di giornale io la metterei in prima pagina. Lo so, vi avevo detto che erano tre miliardi all’anno per cinque anni, ma la situazione precipita ed hanno bisogno di soldi subito, dei nostri soldi: per cui hanno stretto i tempi.

Mi riferisco al MES (in inglese ESM), il trattato europeo che eufemisticamente chiamano fondo salva-stati. A gestirlo saranno diciassette super-governatori. Saranno immuni a qualsiasi atto giudiziario e i loro documenti, compresi i loro pc, saranno assolutamente inviolabili. E potranno decidere di chiedere quanti soldi vorranno, di averli nei tempi che vorranno, senza che gli stati aderenti – tra cui l’Italia – possano in alcun modo opporsi. Avevano cominciato con 500 miliardi ma, è notizia di oggisiamo già a 800.

La partecipazione al Fondo Monetario Internazionale: la Constituency italiana

La rappresentanza al FMI: come funziona?

Gli Stati che aderiscono al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale organizzano la propria rappresentanza nel Consiglio di amministrazione attraverso raggruppamenti, o meglio Constituency.
La composizione di questi raggruppamenti viene effettuata sulla base di omogeneità linguistiche, geografiche o di interessi e ogni raggruppamento esprime un Direttore esecutivo.
Il raggruppamento, dei Paesi aderenti al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e alla Banca mondiale (BM) che fanno capo all’Italia si è riunito per la prima volta a Roma nei primi giorni di febbraio.
La riunione si è svolta al Palazzo delle Finanze ed è stata guidata dal Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan e dal Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco.

I Paesi che aderiscono al raggruppamento dell’Italia al FMI

Ecco come funziona la rivalutazione di Bankitalia

Il suo valore passerà, per legge, da 156mila a 7,5 miliardi di euro. Per alcuni una creazione di denaro dal nulla che è un regalo alle banche. Per altri una mossa che conviene a tutti

Immaginate che la Banca d’Italia valga 156mila euro. Più o meno quanto un monolocale a Milano. Ecco, è su questo paradosso che si gioca una decisione che negli ultimi giorni ha suscitato diverse polemiche, ma le cui ricadute rischiano di essere soffocate, a livello di risonanza mediatica, tra una notizia sulla Boldrini e un’altra su Berlusconi. Alle origini della discordia vi è la legge 5 del 29 gennaio 2014, con la quale vengono rivalutate le quote di partecipazione al capitale sociale di Bankitalia. Così il valore di Banca d’Italia sale da 156mila a 7,5 miliardi di euro, una cifra che sicuramente rappresenta una stima più adeguata del “valore” dell’ente nazionale. Dov’è il problema, allora? Secondo diverse parti politiche (e non), la rivalutazione rappresenterebbe un “regalo” verso le banche private che detengono la maggior parte delle azioni di Bankitalia. E c’è addirittura chi teme che la riforma possa aprire la strada a una privatizzazione dell’istituto nazionale, o alla sua acquisizione da parte di istituti stranieri.

L’Italia in realtà non ha nessun debito pubblico – anzi e’ in credito di oltre 1000 miliardi di euro (IL DEBITO ESISTE Perché è UNA TRUFFA)

Facendo due conti molto semplici potremmo accorgerci di un’anomalia piuttosto bizzarra nel computo del famigerato debito pubblico italiano.

La cosa richiede una certa concentrazione e la ferrea volontà di capire a fondo cosa diavolo sia questo ”debito”, che tutti abbiamo nel groppone, che però nessuno di noi ha mai contratto ma che dobbiamo, per misteriosi motivi, ripagare interamente con le nostre tasche e con il nostro lavoro.

Il debito pubblico non è una cosa da poco in quanto è la causa principale del costante aumento della pressione fiscale nel nostro Paese. Persino nel 2014, anno della ”finta ripresina” con i bluff economici del governo Renzi, le tasse sono aumentate comunque dello 0,2%, arrivando alla soglia record imbattuta del 44% (senza contare le tasse indirette come l’IVA, le accise sui carburanti o le imposte sui beni come il bollo auto, l’IMU, il canone RAI ecc… che fanno schizzare il totale dei balzelli da pagare allo Stato a ben oltre il 68% del proprio guadagno!).

Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire cos’è il debito pubblico e perché aumenta sempre.

Come funziona, economicamente parlando, una Nazione o un Gruppo di Nazioni?

Immagina, per semplicità, che una Nazione sia rappresentabile come una piramide divisa in tre fasce: la punta, in alto, è il Governo. La fascia centrale sono gli ”statali”, ovvero tutti quei soggetti che vengono pagati direttamente dal Governo, mentre la terza fascia (la base della piramide) sono i privati cittadini, le aziende private, i negozi, i commercianti ecc…

Il denaro ”filtra” dall’alto verso il basso, per poi tornare in cima attraverso le tasse.

In altre parole, i soldi, all’interno di una Nazione (o di un gruppo di Nazioni) devono circolare, ovvero devono partire dal punto ”A”, girare di tasca in tasca stimolando la produzione di beni e servizi, e ritornare poi nel punto ”A” per ricominciare il giro.

8 Marzo del 1993 - Auriti denuncia la Banca d'Italia

Il professore profeta che anticipò, in tempi non sospetti, il disastro economico-monetario  dei nostri giorni

L’8 Marzo del 1993 ricorre l’anniversario della denuncia fatta dal Prof. Giacinto Auriti alla Banca D’Italia. Il docente universitario di diritto, è stato il primo  a denunciare pubblicamente la truffa dell’emissione monetaria ai danni del popolo.
Per ricordare questo suo atto riporto integralmente   una registrazione  di un’intervista concessa da Auriti a Radio Radicale nel 2000, che non ha avuto nessun seguito nei mass media nonostante la gravità delle dichiarazioni rilasciate dal professore.
A distanza di più di vent’anni, siamo tutti obbligati  a riflettere profondamente  sulle sue parole,  perché  da uomo che conosceva benissimo i sistemi che dominano il modo, fece dichiarazioni profetiche che oggi nessuno può contestare.
Pertanto il suo messaggio rimanendo  costantemente  attuale deve essere continuamente divulgato per far si che penetri nelle coscienze di tutti, indistintamente dal credo politico o religioso che sia.
Per chi volesse ascoltare il messaggio dalla sua stessa voce questo è il link di riferimento:
(https://www.youtube.com/watch?v=z9CnDC6PX34)

Golpe Di Stato: La Lista Nera Dei Traditori Della Patria

Golpe di stato: la lista nera dei traditori della patria

Di Alessandro De Angelis

Se ci troviamo, come dimostrato nei precedenti articoli, sotto un regime di dittatura da parte dell'oligarchia bancaria, dove la BCE e la Commissione Europea decideranno le politiche sociali degli stati, imponendo loro tasse e licenziamenti, lo dobbiamo a una strategia che parte da lontano nel tempo e che si è potuta estrinsecare grazie all'aiuto di politici con loro collusi.

Maastricht e la perdita della Sovranità Monetaria

 
Marcello Pamio

Luglio 1981 
L’autonomia della sovranità monetaria affidata alla privata Banca Centrale d’Italia è stata introdotta a partire dal luglio 1981, col divorzio tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro deciso dal Ministro del Tesoro Beniamo Andreatta con una semplice lettera all’allora Governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi, in cui sollevava la Banca Centrale dall’obbligo di acquistare quei titoli di Stato che il Tesoro non riusciva a collocare altrove sul mercato.

17 Febbraio 1986 
Giulio Andreotti come Ministro degli Esteri del Governo Craxi, firma l’Atto Unico Europeo (AUE).

7 Febbraio 1992 
Giulio Andreotti come Presidente del Consiglio assieme al Ministro degli Esteri Gianni de Michelis (Membro dell’Aspen Institute) e il Ministro del Tesoro Guido Carli (già governatore di Bankitalia) firmano il Trattato di Maastricht, il 7 febbraio 1992 per l’entrata nell’Unione Europea. 
Così facendo, l’autonomia delle banche centrale stava entrando in tutti gli ordinamenti giuridici dell’Unione Europea per effetto del Trattato (articolo 107).

DA MONTI A RENZI, L’ITALIA È SCHIAVA DELLA TIRANNIA EUROPEA

Era il novembre del 2011 quando una concentrazione di forze sovranazionali (UE, BCE e FMI) – ben appoggiate al nostro interno (Presidente della Repubblica, opposizione e parte della maggioranza parlamentare, Presidente della Camera e giornaloni come Il Sole 24 Ore che titolo’ “Fate Presto!“) – compivano in Italia un vero e proprio COLPO DI STATO che – come ha evidenziato il mio amico prof. Paolo Becchi nel suo bellissimo libro “Colpo di Stato permanente” – non si è svolto come i tradizionali colpi di Stato del passato ma ne ha prodotto i medesimi risultati, con connotati tipici sorprendentemente similari. Pur essendo stata rispettata la COSTITUZIONE FORMALE, è stata violentata la COSTITUZIONE MATERIALE!

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che aveva vinto le elezioni politiche del 2008, fu costretto a rassegnare le dimissioni (peraltro senza mai essere stato sfiduciato dal Parlamento) per fare posto ad un Governo tecnico presieduto dall’ex commissario europeo – e da qualche giorno (non a caso) senatore a vita – prof. Mario Monti.

Motivo del cambio di Governo? Ai polli fu fatto credere che la ragione principale fosse lo spread (che aveva superato i 500 pt. base), ma in realtà i veri motivi furono altri!

In merito alla questione del ricatto/imbroglio rappresentato dallo spread alcuni mesi fa scrissi un articolo che vi invito a rileggere (https://scenarieconomici.it/menzogne-sullo-spread-non-facciamoci-prendere-in-giro-giuseppe-palma/), per cui – spread a parte – andiamo a vedere quali sono stati i veri motivi del COLPO DI STATO del novembre 2011.

Il debito pubblico italiano: la truffa è servita

Secondo tecnocrati finanziari, élite politiche e media mainstream, la vorticosa ascesa del nostro debito pubblico – 2.217,7 miliardi al 31 dicembre 2016 – dipenderebbe dal fatto che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità. Ma l’analisi dei dati storici e attuali ci mostra una realtà molto diversa da quella raccontata dalla narrazione prevalente. Proponiamo un capitolo dal volume "Dacci oggi il nostro debito quotidiano. Strategie dell’impoverimento di massa" di Marco Bersani (DeriveApprodi), in questi giorni in libreria.

di Marco Bersani

La spirale del debito pubblico tra ideologia e realtà

Al 31 dicembre 2016, il debito pubblico italiano è risultato pari a 2.217,7 miliardi, con un rapporto debito/Pil pari a 132,8%. Si tratta, a dispetto dei proclami di tutti i governi sulla priorità assoluta della riduzione del debito pubblico, di una continua ascesa, che, se collocata nel medio periodo, corrisponde a un innalzamento di 30 punti percentuali del rapporto debito/Pil negli ultimi 10 anni (102,7% a fine 2006).

Come sempre, poiché un elemento essenziale della relazione creditore/debitore è l’interiorizzazione della colpa da parte di quest’ultimo, le spiegazioni che i tecnocrati finanziari, le élite politiche e i media mainstream danno di questa ascesa del debito pubblico, vertono sull’idea che per decenni tutte e tutti noi abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità e che continuiamo a farlo, sperperando e sprecando risorse, invece di renderci finalmente consapevoli di come la ricreazione sia finita da un pezzo.

Banca d'Italia: utile 2017 a 3,9 miliardi, 4,9 miliardi allo Stato

Banca D'Italia

L'utile dello scorso anno è il risultato più elevato mai raggiunto dall'Istituto, ha commentato il governatore Visco, merito della Bce. Mentre la somma destinata allo Stato è superiore di 1,5 miliardi a quella dello scorso anno. Dividendi per 340 mln (partecipano al capitale in 124, in 4 sopra il 3%). Il riassetto delle filiali (39 a fine 2017) si completerà quest'anno

BILANCIO BANCA D'Italia esercizio 2017PDF

Francesca Gerosa

Il bilancio di Banca d'Italia si chiude con un utile netto di 3,9 miliardi di euro. "E' il risultato più elevato mai raggiunto dall'Istituto", ha commentato il governatore, Ignazio Visco, durante il suo intervento all'assemblea annuale per l'approvazione del bilancio del 2017. inoltre è "superiore di 1,2 miliardi a quello dello scorso esercizio", un miglioramento dovuto "all'incremento del portafoglio titoli generato dalla politica monetaria espansiva deliberata dal Consiglio direttivo della Bce". 

Il miglioramento dell'utile è da attribuire anche all'incremento del margine d'interesse, che ha beneficiato dei più elevati interessi attivi percepiti sui titoli di Stato acquistati per finalità di politica monetaria, in parte compensati dai maggiori interessi negativi sulle operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, ha spiegato Visco. L'attivo di bilancio è in effetti cresciuto del 20% a 931 miliardi, 157 miliardi in più rispetto allo scorso esercizio. I titoli detenuti da Via Nazionale per finalità di politica monetaria sono cresciuti del 45% raggiungendo quota 358 miliardi, di cui 289 miliardi in titoli di Stato. 

I fondi dentro Creval (Credito valtellinese), Blackrock e Algebris (Davide Serra) appaiati sopra il 5%

Algebris Blakrock
Creval - Credito Valtellinese

I fondi dentro Creval, Blackrock e Algebris appaiati sopra il 5%
MILANO Si delinea l’azionariato del Creval dopo l’aumento da 700 milioni della banca, del tutto sottoscritto sul mercato. Dagli aggiornamenti Consob emergono le partecipazioni rilevanti dei fondi Blackrock e Algebris, ciascuno intorno al 5% delle quote. Il colosso Usa dei fondi tramite sette Sgr (Società di Gestione del Risparmio) ha una quota del 5,015% (4,465% diritti di voto riferiti ad azioni, 0,55% potenziale). Il fondo hedge di Davide Serra detiene invece il 5,28%, ma solo lo 0,04% è in diritti di voto riferiti ad azioni, il resto è come quota potenziale.
Algebris è presente sul dossier sofferenze di Creval: vanta con la banca valtellinese un diritto di esclusiva su un portafoglio di “inadempienze probabili” da vendere come previsto dal piano di rilancio. I due fondi affiancano il britannico Hosking (5,05%) e l’imprenditore francese Denis Dumont (5,78%). 29/3/2018

La Bce boccia Carige “Istituto a rischio”

Banca Carige
GENOVA - Piena di insufficienze la pagella europea di Carige che oggi si riunisce in assemblea per approvare i conti del 2017, chiusi con un rosso di 385 milioni.
L’esame “Srep” (il processo di revisione e valutazione prudenziale) di Bce sull’anno passato si chiude con un 4, il voto più basso nella scala. Il giudizio negativo è quello di istituto “ad alto rischio” in conseguenza di “carenze e problematiche” su diverse voci prese in esame, tra cui l’adeguatezza patrimoniale e il modello di business. Il risultato emerge nei documenti messi a disposizione dei soci per l’assemblea di oggi che si annuncia bollente per l’esame dei conti, le manovre attorno al capitale e la dialettica sempre accesa fra l’azionista di riferimento, la famiglia Malacalza, e l’ad Paolo Fiorentino. — ( mas. m.) 29/3/2018

Fonte Link repubblica.it - economia http://quotidiano.repubblica.it/edizionerepubblica/pw/flipperweb/flipperweb.html?testata=REP&issue=20180329&edizione=nazionale&startpage=1&displaypages=2

La moneta è capitale o debito di chi la emette?

Biagio BossoneMassimo Costa 

Come la Banca d’Italia documenta nelle sue informazioni statistiche sul debito pubblicole monete metalliche, che pure hanno corso legale, sono considerate passività dello Stato che le emette e sono conteggiate ai fini del debito. Analogamente, le banconote emesse dalla banca centrale e, per estensione, le riserve dalla stessa create – che peraltro rappresentano la gran parte della base monetaria di ogni economia contemporanea – costituiscono passività della banca centrale che le emette e sono contabilizzate come debito di quest’ultima nei confronti dei possessori. 

Valerio Malvezzi: L'ULTIMA RAZZIA IL SACCO DEGLI NPL

NPL (non performing loans) sono i crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto.

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