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VATICANO: CONTRO DIAVOLO MEGLIO ESORCISTA CHE IL CONFESSORE

(ansa.it) CITTA' DEL VATICANO - Nei casi di "fenomeni diabolici, o mistici di presunta soprannaturalità" il confessore deve essere particolarmente cauto ed esperto ma il Vaticano consiglia "comunque l'intervento dell'esorcista". Lo ricorda mons. Gianfranco Girotti, vescovo reggente della Penitenzieria apostolica, in un intervento pubblicato dall'Osservatore romano. Mons. Girotti affronta "alcuni casi complessi e delicati" e in questo ambito si occupa dei fenomeni "legati al misticismo, che spesso sconfinano nell'illusione, nell'isteria o in altre sindromi". Di fronte a fenomeni riferiti a "possessioni, ossessioni, vessazioni" spiega il vescovo, "consigliamo comunque l'intervento dell'esorcista". L'intervento del reggente della Penitenzieria riguarda un corso per confessori e Girotti, oltre a lanciare quello che l'Osservatore romano definisce un "grido d'allarme" sulla crisi della confessione, affronta il ruolo del penitente rispetto anche ad "alcune categorie di penitenti ritenute 'speciali'". Tra queste pone "i divorziati e le coppie irregolari", i "le persone consacrate o i candidati al sacerdozio o alla vita consacrata" e gli "omosessuali". Per divorziati e gay, il vescovo ribadisce la dottrina della Chiesa e chiede "particolare impegno al confessore". Consiglia inoltre di essere sempre "giudice giusto" e "buon medico dello spirito" visto che "la durezza spesso è stata fatale per molti". Dunque, esorta, "mai assumere il tono apocalittico".

CRISI PROFONDA CONFESSIONI.CORRERE AI RIPARI
(di Giovanna Chirri)

Il prete in confessionale? Inutile. Perché dovrei parlare con un'altra persona dei miei peccati? E poi ci sono preti incapaci di comunicare e capire le coscienze: nell'apprezzamento dei fedeli, la confessione versa "in grave stato di difficoltà". Lo denuncia il vescovo reggente della Penitenzieria apostolica Gianfranco Girotti, tanto che l'Istituzione è corsa ai ripari organizzando un corso per "sacerdoti, ministri della riconciliazione", allo scopo di "irrobustirne la formazione". E l'Osservatore romano, pubblicando quello che definisce il "grido d'allarme" di Girotti, ricorda che il 30 per cento dei fedeli "non ritiene necessaria la presenza dei sacerdoti nei confessionali; il 10 per cento "la ritiene anzi un impedimento per il dialogo diretto con il Signore", mentre un 20 per cento "riferisce difficoltà nel parlare con un'altra persona dei propri peccati". Altri poi "si lamentano del modo di confessare di alcuni sacerdoti o della loro incapacità di penetrare nel mistero delle coscienze".

E' vero che i dati risalgono al 1998 e sono relativi solo all'Italia ma, rimarca l'Osservatore romano, "seppur certamente datati, sono gli ultimi in ordine di tempo e, almeno stando alle preoccupazioni di Girotti, c'é da credere che non siano migliorati, anzi". "Dopo vocazioni e istituto matrimoniale - denuncia dunque l'Osservatore romano - anche il sacramento della riconciliazione deve confrontarsi con un periodo di crisi che, sebbene si sia manifestato già da qualche decennio, si acuisce sempre di più e comincia addirittura a varcare anche le soglie dei seminari, dei collegi e degli istituti ecclesiastici". Mons. Girotti ha dunque organizzato dal 3 marzo un corso per confessori che si protrarrà fino a sabato prossimo e, dopo aver affidato una relazione di carattere generale al gesuita padre Ivan, si è personalmente occupato di illustrare i problemi della confessione per "alcune categorie di penitenti ritenute 'speciali' ". Tra queste ci sono "i divorziati e le coppie irregolari", "le persone consacrate o i candidati al sacerdozio o alla vita consacrata" e gli "omosessuali".

Per divorziati e gay, il vescovo ribadisce la dottrina della Chiesa (per i primi assoluzione solo nel caso che trasformino la convivenza in "rapporto di amicizia e solidarietà, uniche condizioni per potersi di nuovo accostare all'eucaristia" e comunque raccomandazione al prete di "prendersi sempre cura dei divorziati risposati, soprattutto nel caso in cui siano malati o in pericolo di vita". Per gli omosessuali Girotti ricorda che la Chiesa non può ammettere in seminario i gay e che "il confessore in casi del genere può ricoprire un ruolo fondamentale" e deve essere in grado di capire se la tendenza é permanete o transitoria). Con gli omosessuali, chiede comunque Girotti, il prete sia sempre "giudice giusto" e "buon medico dello spirito", visto che "la durezza spesso è stata fatale per molti". Dunque, esorta, "mai assumere il tono apocalittico". Con i posseduti dal demonio, infine, il confessore deve essere cauto e capace ma la Penitenzieria consiglia "comunque l'intervento dell'esorcista".

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