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PECHINO 2008: ANCHE UN ESAME PER STABILIRE IL SESSO DELLE DONNE

Luciano Clerico

(ansa.it) WASHINGTON - Nella storia delle Olimpiadi esiste un solo caso ufficialmente dichiarato di un'atleta donna che gareggiò ad una gara femminile pur essendo un uomo: Berlino 1936, nel salto in lungo femminile Dora Ratjen si classificò quarta; vent'anni dopo confessò di essere un uomo e di essere stato costretto a farlo da regime nazista. Forse è anche per questo che alle Olimpiadi di Pechino le atlete 'sospette' potranno essere chiamate a sottoporsi ad un esame scientifico da parte dei commissari per verificare il loro sesso.

Non soltanto rigorosi controlli antidoping, ma anche approfondite analisi per accertare per via genetica il sesso delle atlete. Gli organizzatori di Pechino 2008 hanno infatti messo a punto un 'sex-determination laboratory' perché vogliono essere certi "al cento per cento" che quelle donne-atlete su cui si nutrono sospetti siano effettivamente donne. Lo rivela oggi il New York Times, precisando che la notizia é stata confermata domenica scorsa dall'agenzia cinese Xinhua.

L'uso continuato di anabolizzanti e testosterone ha effetti tali che una donna può col tempo arrivare ad assumere sembianze maschili. Per evitare ogni tipo di dubbio, così, tra i tanti controlli è stato introdotto anche quello sul sesso. Diventato oggi però particolarmente invasivo. Fino a quarant'anni fa per verificare l'ovvio alle atlete 'sospette' veniva semplicemente chiesto di sfilare nude davanti ai commissari-medici. Dal '68 in poi, pero', grazie ai progressi fatti in campo scientifico si cominciarono a eseguire i primi test cromosomici. Questi controlli non hanno mai smascherato un atleta 'travestito', ma in compenso hanno contribuito spesso - almeno stando al New York Times - ad aumentare il livello di confusione. Una atleta polacca, Ewa Klobukowska, nel 1967 fu bandita dalle gare perché non passò il test, nonostante fosse sfilata nuda davanti ai medici solo l'anno prima. Nel 1980 l'ostacolista spagnola Maria José Martinez Perino scoprì, con sua sorpresa, di essere in realtà un uomo. Era nata con il cromosoma Y, quello che dovrebbe determinare il sesso maschile. Ma lei per prima non lo sapeva. E - almeno fino a quel momento - aveva vissuto come una donna ogni minuto della sua vita. Aveva un difetto di tipo genetico. Come a lei è successo poi ad altri di essere prima squalificati perché non risultavano 'geneticamente in regola' con il loro sesso. Per essere successivamente riammessi.

Anche per questo col tempo molti critici hanno cominciato a mettere in dubbio non solo l'opportunità, ma anche l' attendibilità scientifica dei test in questione. Secondo il New York Times, test per verificare il sesso delle atlete erano stati introdotti negli Anni Sessanta "quando l'Unione Sovietica e altri Paesi comunisti - scrive il New York Times - erano sospettati di far gareggiare atleti maschi in competizioni femminili". Oggi, scrive il NYT, tornano a Pechino 2008.

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