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La vita sta cambiando pelle

E il ghiacciaio finisce incapucciato

Il Trentino difende la neve che scompare con una coperta hi-tech

FRANZ GIORDANO

(lastampa.it) Una coperta di toppe bianche avvolge la Presena, ghiacciaio di tremila metri a Sud del Passo del Tonale, in Trentino. I teli sintetici - simili a quelli che riparano dalla pioggia i campi di Wimbledon - partono dalla stazione della seggiovia e si estendono lungo le piste. «Sembrano cerotti», dicono gli abitanti della val di Sole. E la loro funzione non è molto differente: i quarantamila metri quadrati di teli geotessili devono rimarginare le ferite della cima.
Negli ultimi 30 anni, infatti, sono scomparse tonnellate di neve. Strati di ghiaccio profondi trenta, quaranta metri sciolti dall'innalzamento delle temperature. Ora, però, in Trentino hanno deciso di srotolare questo tappeto sintetico per risolvere il problema. È l'ultimo tentativo prima della resa di fronte ai cambiamenti climatici. Ci credono tutti. La speranza è nelle micro bolle d'aria racchiuse nei teli. Sono il migliore isolante contro i raggi del sole e sul tonale li stanno sperimentando per la prima volta in Italia.

I proprietari della Carosello Tonale, impresa che fornisce gli impianti di risalita, hanno investito 40mila euro nel progetto. Il Dipartimento protezione civile della Provincia, invece, segue l'iniziativa insieme ad un gruppo di lavoro che include le università di Trento e Milano e il Comitato glaciologico nazionale. I centri di ricerca monitorano i cambiamenti.
«Ci sono dei miglioramenti - racconta Lino Daldoss, presidente della Carosello - E' iniziato tutto mesi fa, quando siamo andati nella Stubaital, in Austria, e abbiamo scoperto questo metodo. Al di là del confine coprono i ghiacciai già da diversi anni». E i risultati si vedono. Nell'ultimo anno sulla Zugsspietze, la vetta più alta di Germania, sono riusciti a ridurre l'ablazione del 70 per cento. Un miracolo analogo si sta verificando anche in Svizzera, dove dal 2005 srotolano 100mila metri quadri di teli sul Gurschen.

Nei ristoranti rivestiti di legno ai piedi della Presena, gli sciatori guardano con nostalgia le fotografie degli anni Sessanta: immagini in bianco e nero ritraggono alpinisti con gli sci di legno immersi in un mare di neve accecante. Intorno c'è solo la natura. Nessuna traccia degli impianti di risalita. Niente tralicci o cabine. In quegli anni gli sportivi arrivavano in cima alla Presena solo con la forza delle gambe. Doveva ancora esplodere il turismo di massa e gli appassionati di montagna pestavano la neve soffice e profonda, senza immaginare quello che sarebbe successo in così poco tempo. Come tra il 1915 e 1918, quando gli italiani combattevano immersi tra i ghiacci contro gli austriaci.

Nei libri di storia quelle battaglie vengono chiamate la Guerra Bianca. Bianca come la neve che sta scomparendo. La prima azione si svolse proprio nella conca della Presena, oggi coperta dal materiale geotessile. Gli alpini cercarono di conquistarla, ma furono sottoposti al fuoco dei cecchini. Un fallimento. E, cento anni dopo, sono proprio i nipoti del nemico austriaco a offrire un aiuto per salvare la montagna. La guerra ha lasciato spazio agli affari. Sul banco delle trattative le parti si sono venute incontro e alla fine la stoffa tecnologica è costata un euro e venti al metro. Affare fatto.

Un investimento per i prossimi tre anni, quando esaurirà il suo effetto e dovranno sostituirla. L'operazione, però, prevede alcuni risparmi. «Una volta - continua Daldoss - si doveva prendere la neve dal ghiacciaio per portarla all'attacco della sciovia. Ora non occorre più. E c'è anche un notevole risparmio energetico, perché non utilizzeremo più cannoni per produrla».

In questi giorni inizia il conto alla rovescia: tra due settimane i teli verranno arrotolati e messi in un deposito e i ricercatori esamineranno il manto nevoso in attesa della stagione invernale. E mentre i turisti scenderanno lungo le piste della Predena, le coperte di geotessile aspetteranno l'arrivo del prossimo inverno. Chiuse in cassetto, come un cappotto.

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