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La vita sta cambiando pelle

POESIA DEL GIORNO DISPARI

Sto chiuso dentro una celletta
posta sul soffitto di una caverna.
In alto, una fessura sfiatatoio
mi consente appena il respirare.
L’acqua del mare, sotto,
intanto continua a salire.

Sto acquattato come un feto
dentro il suo grembo-anfratto.
Solo mi dà senso e gioia
questo verseggiare accanito
che io chiamo poesia.

Sembra di stare in inverno
a  soffiare perché non muoia
su un’unica stenta favilla:

a graffiare con le unghie una parete
per illudersi di potere evadere
per impedire l’irrompere della follia
per non tirar le cuoia.

Oggi mi sento  sigillato e chiuso
dentro i traffici ostili
di un pietrificato dammuso. 

Il fatto è che
sul lato dell’abilità alla recita
sono impedito.

Il meccanismo carnefice-vittima, servo-padrone,
che regola i mondani  affari,
non l’ho mai interiorizzato.

Nell’arte del mentire non sono una cima.
Deve proprio mancarmi l’enzima.
Come sto?

Sto come un capretto sgarrettato
cui è stato ostruito anche il cannarozzo
per il belato.

Prosit.

Gian Carlo Marchesini

                                                                

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