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La vita sta cambiando pelle

La mostra del Correggio? "Speriamo che non sia un evento"

Il professor Eugenio Riccomini, senza sbilanciarsi sul falso, parla del vero capolavoro: la cupola del Duomo. E ricorda un dettaglio che temeva fosse frutto della sua fantasia: le erbe dipinte tra un concio e l'altro della muratura. Allegri le dipinse "solo per se stesso"

 Stefania Parmeggiani

(parma.repubblica.it) PARMA - "Non vorrei che questa mostra fosse solo un evento: i visitatori finirebbero con il guardare il Correggio senza vederlo. E sarebbe un peccato data la magnificenza dei dipinti della Pinacoteca e l'opportunità di vedere la cupola del Duomo così come l'ha vista il pittore. Un privilegio che ebbi trent'anni fa e che oggi, grazie all'ascensore, è alla portata di tutti".

Il professor Eugenio Riccomini, storico dell'arte ed ex soprintendente a Parma, non può sbilanciarsi sul "falso" in mostra. Perché, per impedimenti personali, non ha partecipato alle riunioni del comitato scientifico in cui sono state selezionate le opere e perché vuole ricondurre la polemica lanciata da Vittorio Sgarbi al valore primo di ogni monografica: "La possibilità di vedere, l'una accanto all'altra, le tele di uno stesso pittore. Solo in questo modo si possono mettere in discussione attribuzioni certe e verificare quelle incerte".

Non si è soffermato su quel volto del Cristo, sospettato di essere il falso additato da Sgarbi e proveniente da una collezione privata. Non ne ha avuto il tempo perché la sua attenzione, il giorno della vernice, era rivolta alla cupola del Duomo, "La più bella di tutte", come titolò un suo libro dell'83. "Sono salito sull'ascensore e ho verificato un vecchio dubbio. Tempo fa ebbi modo di dire che nella muratura che il Correggio finge alle spalle degli Apostoli, tra un concio e l'altro, vi sono dipinte sottilissime pianticelle. A distanza di anni temevo che fosse stata una mia fantasia".

Riccomini quei dettagli li aveva notati nel 1980 quando, allora Soprintendente, aprì per la prima volta in Italia un cantiere d'arte al pubblico. "Salivo spesso alla cupola per dare suggerimenti al restauratore e ogni volta mi emozionavo nel vedere il Correggio dalla prospettiva del Correggio. Sono tornato e ho scoperto che non c'è una sola pianticella fra i conci, ma almeno una quindicina. E' straordinaria la domanda che ci si deve porre di fronte a un dettaglio del genere. Per chi ha dipinto quel particolare dato che, da 33 metri di distanza, nessuno l'avrebbe mai potuto vedere? La risposta è solo una: lo dipinse per sé". E per amore per la verità "come dimostrano anche i bordi sfrangiati dei mantelli".

Dettagli che oggi, tutti i visitatori del Duomo possono ammirare, "se non arrivano a Parma sulla scia di una semplice moda". Dubbio legittimato dalla scarsa affluenza di visitatori della Pinacoteca: "In esposizione permanente c'è quello che io ritengo il quadro più bello del Correggio, La Madonna del giorno. Ha una cornice mobile, orientabile a seconda della luce. Ed è collocato in una stanzetta realizzata appositamente... Eppure in pochissimi si soffermano a guardarlo".

(24 settembre 2008)