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CRISI DEI MUTUI: CAMERA AL VOTO SUL PIANO, WALL STREET ATTENDE

(ansa.it) NEW YORK - Il piano Paulson rivisitato, cioé quello approvato dal Senato e che a breve approderà alla Camera, non entusiasma. Perché forse non sarà sufficiente a risolvere i problemi, soprattutto per l'economia reale che appare sempre più sull'orlo della recessione. Ma al momento rappresenta l'unica speranza e, così, Wall Street attende impaziente il voto.

E lo fa muovendosi in terreno ampiamente positivo (con gli indici in aumento di circa il 2%), confortata dalla convinzione che la Fed taglierà a breve il costo del denaro in seguito al susseguirsi di indicazioni congiunturali negative. L'ultima è giunta oggi: a settembre sono stati persi 159.000 posti di lavoro. Il dibattito alla Camera sul progetto di legge è in corso e il voto dovrebbe avere luogo nelle prossime ore.

 I segnali che giungono dai deputati sembrano positivi: i 12 voti che lunedì scorso sono mancati per l'approvazione del piano, ora ci sarebbero, anzi ce ne sarebbero almeno 16, e quindi la conclusione, salvo sorprese dell'ultima ora come già accaduto nei giorni scorsi, dovrebbe essere positiva. Il progetto in esame alla Camera prevede 700 miliardi di dollari per soccorrere il sistema finanziario e ulteriori 150 miliardi in un pacchetto decennale di sgravi e deduzioni fiscali, molte delle quali sarebbero state inserite proprio per convincere i deputati della Camera che hanno votato no a tornare sulle proprie posizioni.

Il nuovo piano non suscita l'entusiasmo degli operatori, scettici sul fatto che la nuova versione sia sufficiente a far ripartire l'economia americana, che mostra segni evidenti di rallentamento anche a causa della sempre più scarsa disponibilità delle banche a prestare denaro. Con i rubinetti del credito chiusi, un crescente numero di famiglie fatica ad ottenere finanziamenti, così come le piccole imprese, rallentando di conseguenza i consumi, motore dell'economia statunitense rappresentando i due terzi del Pil. La crisi finanziaria ha contagiato l'economia reale, spingendo gli Usa sull'orlo della recessione.

E' in questo contesto che gli operatori danno ormai per scontato un taglio dei tassi di interesse da parte della Fed già in ottobre. I futures sui tassi indicano che le probabilità di un ribasso di mezzo punto del costo del denaro nella riunione del Fomc di ottobre sono salite al 92%. Il restante 8% accredita un taglio di 75 punti base. Ad avvalorare la tesi di un calo del costo del denaro sono giunti oggi i dati sull'occupazione: a settembre i posti di lavoro persi sono stati 159.000. Il tasso di disoccupazione è salito al 6,1%, ai massimi degli ultimi cinque anni.

USA: PERSI 159.000 POSTI, PEGGIO DEL PREVISTO
Gli Stati Uniti a settembre hanno perso 159.000 posti di lavoro, contro previsioni per 105.000 occupati in meno. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 6,1% come nelle previsioni. L'emorragia di posti di lavoro - scrive la Bloomberg - è la peggiore degli ultimi cinque anni, e si accompagna ad un incremento dei salari medi (+0,3% su mese) inferiore al previsto che fa presagire un impatto negativo sui consumi. Ad agosto gli occupati erano diminuiti di 73.000 unità, sempre secondo il dipartimento del Lavoro. Dopo il dato di oggi gli Usa, dall'inizio dell'anno, hanno perso 760.000 occupati. Nel 2007 erano stati creati 1,1 milioni di posti di lavoro in più. Il calo degli occupati ha toccato le fabbriche, che hanno perso 51.000 posti dopo i 56.000 di agosto, e il settore delle costruzioni (-35.000 posti dopo i -13.000 di agosto), ma anche la finanza (-17.000) e i servizi (incluse banche, assicurazioni, ristoranti e vendite al dettaglio), con -82.000 posti.

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