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FEDERALISMO: PDL-LEGA FRENANO "LOMBARDI", NON MINARE DDL

(ansa.it) ROMA - Fa discutere il centrodestra la lettera bipartisan degli amministratori lombardi (Formigoni, Penati e Moratti) a Silvio Berlusconi, nella quale si esprime "imbarazzo" e "forte preoccupazione" per i primi atti concreti del governo relativi al federalismo. Niente a che fare con il ddl delega varato dal Consiglio dei ministri a fine settembre e solo da poco approdato al Senato, piuttosto sotto accusa tornano i finanziamenti concessi a Gianni Alemanno e Umberto Scapagnini per ripianare i debiti di Roma e Catania.

A replicare agli amministratori lombardi ci pensa per primo il vicepresidente dei deputati del Pdl Italo Bocchino (An), che invita a "non minare l'equilibrio" raggiunto con il ddl governo, che unisce "innovazione e solidarietà verso le regioni più povere", se non si vuole far saltare "l'intero impianto della riforma e rallentare il cambiamento per il quale il centrodestra è stato scelto dagli italiani".

Roberto Calderoli, uno dei 'padri' del ddl, dal convegno sul federalismo della fondazione Donat-Cattin a Saint Vincent, ricorda invece che a penalizzare la Lombardia è stato finora "il centralismo, lo status quo, e non il federalismo che ancora non c'é" e invece "sarà la soluzione del problema". Quanto ai "regali" a Roma e Catania, Calderoli dice di averne "sofferto moltissimo, come bergamasco e come leghista", ma assicura che il governo "non poteva fare altrimenti perché il contrario sarebbe costato di più: non sono soldi rubati, ma sono cose che non devono più accadere". Ma la Lombardia non è l'unica regione del Nord a lamentarsi. Mercedes Bresso annuncia ad esempio che anche il Piemonte è pronto ad alzare la voce contro le "regalie" a Roma e Catania.

 "Questo modo di distribuire le risorse pubbliche non va - osserva - Tutti abbiamo sofferenze. Non è che Roma abbia più bisogno di Torino, Genova, Milano, della regione Piemonte o della Lombardia. In questo Paese chi urla riceve; loro si sono messi a urlare, ma anche noi ci possiamo arrabbiare molto". Dall'opposizione, poi, la richiesta è che il governo apra un confronto vero in Parlamento sul ddl delega. "Non può essere - dice il centrista Bruno Tabacci - un manifesto generico. Se è una occasione per avvicinare i servizi ai cittadini, va bene; ma in questi mesi il lavoro parlamentare è mancato perché la maggioranza ha solo fatto decreti legge e chiesto la fiducia. Se vuol fare così con il federalismo, non andrà lontano".

Una strada la suggerisce Pierluigi Bersani, quella di una commissione bicamerale che "lavori stabilmente con le autonomie locali" e "riempia di contenuti" il ddl del governo. Finora, però, il centrodestra non ha risposto. Il Pd attende una disponibilità e intanto chiede che si faccia un lavoro serio, non generico, non una "delega al governo, viva la mamma, viva il papà... una cosa insomma - dice Bersani - che sia capita a Palermo e Varese, evitando il rischio di fare la stupidaggine finale". E' la stessa linea che indica anche il presidente dell'Anci Leonardo Domenici. Tra i "federal-scettici" si iscrive intanto Michele Vietti, vicepresidente dei deputati dell'Udc, tirando le fila del convegno promosso dai centristi a Stresa: "Vogliono solo dare alla Lega una bandiera da sventolare, non fare davvero il federalismo".

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