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EUROPA BRUCIA 270 MLD, VERTICE 15/11 NEGLI USA

(ansa.it) MILANO -Nuovo crollo delle Borse di tutto il mondo, euro ai minimi da 20 mesi sul dollaro e petrolio in brusca frenata. Lo spettro della recessione torna ad agitare i mercati, pronti ora a calcolare e ricalcolare l'impatto della difficile congiuntura economica atteso anche sugli utili aziendali, con massicce vendite sull'azionario. A fine giornata, dopo un tonfo del 6,79% a Tokyo nel mattino, i listini europei hanno mandato in fumo altri 270 miliardi di euro di capitalizzazione, Wall Street viaggia con perdite vicine ai tre punti percentuali e l'Argentina è travolta da una crisi finanziaria che rievoca lo spettro del default di sette anni fa.

A rimarcare la gravità della situazione è intervenuto oggi, tra gli altri, il governatore della Banca d'Inghilterra, Mervyn King, sottolineando che il Paese probabilmente già si trova in recessione. Per l'agenzia di valutazione Standard & Poor's anche Eurolandia si trova in tali condizioni, visto che tutti i segnali parlano di una contrazione economica dei Quindici che dal secondo trimestre si è trascinata anche nel terzo. L'euro é sceso fino a 1,2743 dollari, toccando nuovi minimi dall'aprile 2004, sulle attese che la Banca centrale europea taglierà i tassi per reagire alla frenata dell'economia.

 Sulla Borsa di Madrid (-8,16%) il contraccolpo è stato poi amplificato dalla crisi della Borsa argentina, dopo che il presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato un progetto di legge per nazionalizzare il sistema dei fondi pensione privati innescando già ieri un crollo della Borsa superiore al 10,99% (attorno alle 19 cede il 16,3%) e apprensioni per un possibile nuovo default del Paese. A livello delle singole aziende quotate, la situazione di incertezza nel Regno Unito ha innescato vendite soprattutto sui bancari, con Royal Bank of Scotland in calo dell'11%, Barclays del 6% e Prudential del 4,7%. Giù del 9% Bhp Billiton, dopo che il colosso minerario ha parlato di persistenti incertezze attese in Cina sulla scia del rallentamento dell'economia globale. Lo scenario cupo, amplificato dalla stretta generale sul credito, si sta tra l'altro traducendo in un'apprensione crescente per la tenuta delle grandi aziende europee. Crescono a nuovi record, infatti, i credit default swap, gli strumenti cioé a copertura del rischio insolvenza delle grandi emissioni aziendali. Secondo i dati rilevati da JpMorgan Chase i contratti sul Markit iTraxx Crossover Index delle 50 società a maggior rischio per i bond ad alto rendimento hanno guadagnato 20 punti base a quota 790, dopo aver aperto ai livelli record i 795.

Anche Wall Street ha fatto i conti con la prospettiva di una dura recessione, che sta mandando a picco soprattutto le quotazioni delle materie prime e con il petrolio sceso a 67,5 dollari. Hanno perso così terreno titoli come Exxon Mobil (-3,48 dollari a 68,02) o ConocoPhillips (-7,7% a 49,79 dollari), nonostante un utile trimestrale al al di sopra delle attese degli analisti. Freeport-McMoRan ha ceduto invece il 9,9% anch'essa sul calo delle commodity. Fra i tecnologici, vistoso il ribasso di SanDisk, che rotola, -4,33 dollari a 10,43. Il colosso sudcoreano Samsung ha infatti ritirato l'offerta da 26 dollari per azione sul conto del maggiore produttore di memory card utilizzate nelle camere digitali. Ed è crollato anche l'assicuratore sanitario Coventry Health (-13,04 dollari a 15,46) dopo un utile trimestrale fortemente inferiore alle attese degli analisti.

Nella tabella l'andamento degli indici di riferimento dei listini mondiali: - Dow Jones -3,30% (attorno alle 19) - S&P 500 -3,55% (attorno alle 19) - Nasdaq -2,00% (attorno alle 19) - Brasile -5,58% (attorno alle 19) - Argentina -16,34% (attorno alle 19) - Londra -4,46% - Parigi -5,105 - Francoforte -4,46% - Milano -3,57% - Madrid -8,16% - Amsterdam -5,30% - Stoccolma -3,69% - Zurigo -4,20% - Mosca -7,17% - Tokyo -6,79% - Hong Kong -5,15% - Sydney -3,40%.

VERTICE IL 15 NOVEMBRE A WASHINGTON
La Casa Bianca ha annunciato ufficialmente che un summit del G-20 sarà tenuto a Washington il 15 novembre per discutere la crisi economica.

FED AUMENTA REMUNERAZIONE DEPOSITI BANCHE
La Federal Reserve ha deciso oggi di aumentare la remunerazione della liquidità in eccesso che le banche depositano presso le sue casse. La Banca centrale americana ha alzato il tasso di interesse che paga sui depositi portandolo a 0,35 punti percentuali al di sotto del tasso sui Fed Funds, attualmente all'1,5%. In precedenza il tasso applicato era 0,75 punti percentuali al di sotto di quello di riferimento. Il provvedimento - preso per avvicinare i tassi di mercato al tasso target dell'1,5% - entrerà in vigore da domani, si legge in un comunicato della Fed, che questo mese ha iniziato a pagare gli interessi dopo il via libera del Congresso Usa al piano di salvataggio del sistema finanziario.

S&P, EUROPA IN RECESSIONE, GELATA TERZO TRIMESTRE+0,5%
Eurolandia "sembra essere in recessione" e i segnali indicano che la contrazione economica dei Quindici nel secondo trimestre "si è trascinata anche nel terzo". A dirlo è Standard & Poor's, i cui analisti Jean-Michel Six e Armelle Sens puntano l'indice sulla discesa degli investimenti da parte delle imprese, e rimproverano alla Banca centrale europea di essersi mossa con ritardo tagliando i tassi lo scorso ottobre. Si aspettano per Eurolandia un 2008 in crescita dell'1,5%, in decisa frenata l'anno prossimo ad appena lo 0,5%. Notando la flessione del prodotto interno lordo di Francia, Germania e Italia nel secondo trimestre, S&P nota - guardando ai successivi tre mesi - che "la produzione industriale misurata da Eurostat è scesa del 2,4% in Germania, del 2,8% in Francia e del 3,1% in Italia", mentre anche in gran Bretagna i dati "indicano decisamente che la crescita è divenuta negativa nel terzo trimestre". Le previsioni di S&P, per l'Italia, indicano una crescita dello 0,1% quest'anno, che diventa crescita zero nel 2009. Mentre Germania e Francia dovrebbero restare in crescita (rispettivamente +1,7% e +0,5% per la prima e +0,9% e +0,5% per la seconda), secondo l'agenzia di rating i fanalini di coda della crescita saranno la Spagna (che dall'1,3% di crescita quest'anno passerà ad un -0,2% nel 2009), la Gran Bretagna (da +1% a -0,2%) e l'Irlanda (in contrazione economica dello 0,5% sia nel 2008 che nel 2009). A evitare una crescita negativa nel 2008 saranno dunque Francia e Germania: per quest'ultima S&P ha previsioni più rosee rispetto agli istituti tedeschi di ricerca economica (che in media prevedono una crescita dello 0,2% nel 2009). "Continuiamo a credere che la forza dei fondamentali economici della Germania contribuirà alla tenuta della sua attività", con un indebitamento medio delle aziende non finanziarie (61% del Pil) ben al di sotto della media europea (88% nel primo trimestre 2008), che renderà meno dolorosa la riduzione dell'indebitamento delle aziende tedesche.

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