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La vita sta cambiando pelle

Era ora!

Alessandro Bertirotti

"Professore, per favore, mi dice che cosa vuol dire lungimirante"? - "Beh! - rispondo - Non è una parola molto difficile nel lessico della nostra lingua. È anche sufficiente ragionarci sopra, per sapere che cosa possa dire. Comunque, Le consiglio di andare a comprarsi un vocabolario di lingua italiana". Siamo alla facoltà di architettura dell'Università degli Studi di Firenze, al terzo e ultimo anno di un corso qualsiasi, prima di ottenere il diploma di laurea triennale. Si tratta di una di quelle domande che definirei normali e che caratterizzano il livello alfabetico-intellettuale dei nostri attuali studenti. "Professore, per favore, sono andata a vedere nel vocabolario la parola intoto che lei ci ha detto a lezione la volta scorsa, ma non l'ho trovata. Mi può dire che cosa vuol dire"? E' vero che oramai il latino non si studia più, né meno ai licei scientifici e classici, ma che cosa deve fare una docente di antropologia culturale per poter insegnare qualcosa di importante, se gli studenti che si trova di fronte sono, purtroppo nella maggioranza dei casi e con qualche originalissima eccezione, degli analfabeti di ritorno.

Questa è la situazione della nostra Università, senza contare che il decreto Gelmini non ha ancora affrontato appieno la questione universitaria italiana, ma ha annunciato proprio oggi che entro la prossima settimana presenterà una sua proposta (meno male...). E questo è quello che concerne il livello intellettuale della maggior parte dei nostri giovani, quelli che in questo momento stanno manifestando per le strade di Milano senza nemmeno sapere o aver letto il decreto del Ministro. In effetti, per l'università italiana la lettura è diventata un optional.

Parliamo ora del livello di educazione civica, quella che invece dovrebbe essere patrimonio di ogni famiglia italiana, mentre gli studenti universitari sembrano tutti dei bastardi, cioè privi, nella loro storia biografica, anche di quella primordiale forma di genitorialità. Si presentano in sede di esame studenti maleodoranti, che indossano, durante la sessione estiva degli appelli di esame, degli infradito con i piedi sporchi e che, dulcis in fundo, sostengono il loro esame continuando a masticare una chewing gum, offrendo al piacere visivo del professore un rivolo di bava che esce dai lati della loro bocca. Cosa dire? Cosa fare? Buttarli fuori, anche se alla fine dell'anno accademico il Presidente del Corso di Laurea ti toglie le cattedre!

Se qualcuno dei lettori ha qualche idea, che non sia in linea con quelle espresse dal decreto del Ministro Gelmini, e dunque alternativa, per indurre i nostri giovani a trovare anche nella famiglia, come presso gli insegnanti della scuola elementare, un barlume di civiltà, prego di farsi avanti.

La vera questione, e che finalmente viene affrontata da una Ministro che non ha paura di dire le cose come stanno, è che oggi debba diventare legge una questione che una volta veniva chiamata semplicemente educazione, semplicemente buon senso e civiltà. Oggi, siamo in un tale baratro etico-morale, che ciò che era semplicemente qualcosa di naturalmente normale (ad esempio la buona educazione, l'assunzione di una condotta rispettosa, il mantenimento di atteggiamenti di lealtà verso il prossimo, etc.) si trasforma in legge dello Stato. È come se l'essere cittadini di una nazione fosse diventato qualche cosa che non riguarda tutti noi, fin dall'infanzia, ma debba piovere dall'alto. Non è un caso, infatti, che il primo articolo dell'ex-decreto, ora legge, faccia riferimento sostanziale alla cittadinanza ed alla costituzione. Peccato, però, che a scuola vadano solo gli studenti mentre i genitori restino a casa, oppure vadano a lavorare. Bisognerebbe trovare il modo, con un progetto interministeriale, di riportare anche i genitori a scuola, visto che sembrano aver completamente dimenticato quando loro andarono a scuola, con un maestro unico. Era un maestro che sapeva dire tante cose, e che aveva la caratteristica di studiare le lezioni che andava a proporre, senza eccessivi corsi di aggiornamento, oggi peraltro continuamente disertati, a meno che non siano imposti dalla dirigenza scolastica. È vero che i tempi sono cambiati, ma è anche vero che con essi è cambiata la responsabilità personale e civile di ogni docente e di ogni genitore. Si tratterrebbe, semplicemente, di studiare con maggiore serietà anche quando si è insegnanti alla scuola primaria e, una volta per tutte, capire che essere genitori è oggi diventata quasi una professione.

Dobbiamo tutti diventare un poco più specialisti, e lasciare alla sinistra la sua tuttologia, che peraltro non ha portato a nulla di buono. Questi i risultati.

nemmeno!

Professore, non me ne voglia, è scappato un errore anche a Lei. Si scrive nemmeno non "nè meno"...

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