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RETE DEL COPYRIGHT O DELLE CONOSCENZE?

P2p, identificati quasi 4 mila utenti "pirata" in Italia: urge una soluzione, ma non è una tassa Siae

di Anna Masera

(La Stampa.it) Un discografico tedesco ha individuato numerosi file che ritiene siano diffusi abusivamente sulle reti peer-to-peer (p2p), mentre il tribunale di Roma costringe Telecom Italia a fornire i nomi corrispondenti agli indirizzi Ip rilevati online: pare siano stati identificati quasi 4 mila utenti italiani

Su questo tema, alla luce della proposta del presidente Siae, Giorgio Assumma, di studiare una tassa Siae per i contenuti su Internet, urge una riflessione: pubblico volentieri questo contributo che mi ha mandato Fiorello Cortiana*, che condivido.

"La sentenza della Cassazione relativa alla costruzione di una piattaforma P2P fatta dagli studenti del Politecnico di Torino, invece di indurre gli stakeholders e i legislatori a ripensare il copyrigth ed il diritto d'autore nell'era digitale sembra dar luogo a reazioni condizionate. Se è comprensibile una difesa delle rendite di posizione fino ad ora esistenti è invece preoccupante l'incomprensione dei cambiamenti di sistema nell'era digitale.

Questo si evince dalle dichiarazioni del Presidente della Siae, Giorgio Assumma: «È proprio l’ampiezza della cerchia di persone a cui viene data la possibilità di accedere alle opere scaricate, che fa venir meno l’ambito personale trasformandolo in ambito pubblico. Ogni forma di scambio procura sempre un vantaggio economicamente apprezzabile a favore di chi lo compie, e quindi, anche se privo di un passaggio di moneta, deve considerarsi fonte di lucro».

Assumma ha messo in guardia internet dal rischio di idolatria da parte dei suoi ammiratori, i quali metterebbero a rischio il “diritto d’autore”.

Una lettura di internet di questo tipo sottende una concezione che non è né corrispondente né adeguata a capire la natura della rete.

Credo che sia necessario discuterla al fine di definire le regole e le politiche pubbliche più adeguate ad utilizzarne le potenzialità e consentire modelli commerciali nuovi ed efficaci.

La pirateria e la contraffazione causano un grave danno alle economie dell'Unione Europea e possono avere serie conseguenze e anche l' Italia si deve confrontare con queste conseguenze negative.

Partire da questa consapevolezza ci consente di evitare alla nostra riflessione qualsiasi ingenuità ideologica.

Quando parliamo di internet parliamo di un ecosistema cognitivo particolare, quale quello di una rete digitale interconnessa che, per sua natura costitutiva, non conosce la condizione di scarsità, consente la condivisione della conoscenza e si configura come una impresa cognitiva collettiva.

In modo avvertito il Consiglio d'Europa nel 2000 ha promosso l"agenda di Lisbona" affinche' l'Europa possa diventare entro il 2010 "l'economia basata sulla conoscenza piu' competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale".

Nell'economia della conoscenza la condivisione della stessa costituisce un fattore abilitante, per questo "access" e "openness" sono due dei quattro punti che l'Onu ha postio al centro del confronto modiale nelle due sessioni del summit WSIS (Summit Mondiale sulla Società dell'Informazione-Ginevra , Tunisi) e nei successivi cinque Forum annuali IGF (Forum sulla Governance di Internet, Atene'06, Brasilia'07, ecc.)

Quando pensiamo alla creazione di pagine web promosse da docenti a fini didattici e culturali, ad esempio occorre distinguere tra uso commerciale e uso personale dei contenuti scambiati per via digitale.

Proprio la Convenzione di Strasburgo del 2001, in vigore, sul "cyber-crime" definisce atti criminali di violazione del copyright quelli commessi "intenzionalmente, su scala commerciale a mezzo dei sistemi di computer" così l'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) nell' "Accordo sugli aspetti dei Diritti di Proprieta' Intellettuale attinenti al Commercio" (TRIPS) all'art.61 prevede sanzioni per " la contraffazione dei marchi e la pirateria del copyright su scala commerciale ".

Fino ad ora l'orientamento comunitario e la Direttiva 31 del 2000 sul Commercio Elettronico esplicitamente non equipara lo scambio di contenuti digitali alla contraffazione e invece sottolinea l'importanza dell'autoregolamentazione.

Non si tratta di una questione nominale, il fatto che una persona possa trarre un vantaggio dallo scambio di contenuti digitali non significa che ne faccia commercio e mercato.

Infatti negli USA vige la nozione di “fair use” proprio per gli usi non commerciali, di più: da anni si stanno sempre più diffondendo le licenze Creative Commons, che garantendo la tutela autoriale e anche le sue implicazioni economiche, definiscono una articolazione dei “diritti riservati” coerente con la natura e le potenzialità di internet.

La stessa SIAE, Assumma dovrebbe saperlo, ha recentemente introdotto qualcosa di simile per l’uso della musica come sottofondo nei locali pubblici a partire dal caso di una gelateria.

Per questo il Governo Italiano e' parte attiva all'interno dell'IGF ONU e in questo senso promotore di un convegno internazionale sulla "Carta dei Diritti e dei Doveri degli Utenti di Internet".

Assumma dovrebbe capire che la rete di internet non è uno supporto per la comunicazione che segue il telefono, la radio, la televisione e il mangianastri.

Internet si configura come un sistema di condivisione della conoscenza, a partire da qui occorre pensare a soluzioni commerciali possibili, anche tecnologicamente possibili.

Altrimenti ogni tentativo di creazione di scarsità per via normativa o di dipendenza esclusiva per via tecnologica, come i DRM, non solo risulta impraticabile nei fatti ma distoglie energie dalla creazione delle possibilità per l’innovazione creativa.

Assumma converrà che l’idea di consegnare l’Italia ad una prospettiva di franchising nella società della conoscenza ha qualcosa di paradossale e non contrasta la pirateria, la contraffazione e la malavita organizzata ad esse legata".

Che cosa ne pensate?

* sen. Fiorello Cortiana – membro della Consulta sulla Governance di Internet del Ministero dell’Innovazione