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La vita sta cambiando pelle

E' MORTO ARMANDO MARCHI

(parma.repubblica.it) PARMA - Parma è un poco più arida. Se ne è andata la dolcezza di Armando Marchi. Veniva da una delle famiglie più illustri della città eppure non se la tirava per niente: sempre pronto a fare, ad ascoltare, ad aiutare. Era alto, bello, ricco, invidiato, ma non ha mai fatto pesare queste cose.

Parma è più povera: se ne è andata (ma vedrai che la riagguanteremo) la onnivora curiosità, la cultura, di Armando. Dagli anni del liceo al Maria Luigia, all'università a Bologna col mitico Anceschi, all'approfondimento sulla letteratura barocca o del settecento, via via fino alla poesia. Quanti libri, letti assieme, quanti fogli di vita, quante notti passate nella sua casa in via XXII luglio.

La città deve ad Armando anche la realizzazione di una utopia. Quando assieme a pochi altri, contro tutti e contro tutto (fatta eccezione per Baldassare Molossi , che ci aiutò non poco) riportò in vita il "Raccoglitore" un approfondimento culturale che nel dopoguerra aveva visto scrivere personaggi da Pasolini in su. Ah, che mesi intensi, che confronti sfacciati come impongono il rispetto e l'amicizia vera. Con Paolo Pedretti ( rincontrerai anche lui lassù , il portoghese indiscreto), Marzio Pieri , Giampaolo Minardi, ore e ore per rivoluzionare grafica contenuti , certezze. E mica ci negavamo nulla, mettendo in discussione tutto, da Gutemberg all'attualità. L'incoscienza dei sogni ...

Armando era un docente nato, di quelli che ti cambiano la vita se li incontri. Appassionato fino all'intelligenza. Altero, raffinatissimo. Riuscì a diventare un pilastro fondamentale della Barilla, uomo di pubbliche relazioni in senso davvero ampio. Dava tanti consigli all'interno (al cavalier Pietro, a Luca, Guido, Paolo), dava tanta cultura all'esterno. Cultura d'azienda, si dice spesso a vanvera, Armando era davvero quello, sempre teso all'etica, a dare peso specifico ad ogni atto che partiva da Pedrignano, ad arricchire a correlare.

Se chiudo gli occhi - e cerco di arrestare il dolore, non si può andare via così - c'è un immagine di questo eterno amico, eterno ragazzo, che conforta. Col suo essere, col suo modo di vivere, aveva piegato il senso a volte troppo scontato delle parole. Era un intellettuale - uno dei pochi, uno di quelli veri - e non era mai noioso, non era mai triste. Ridere, ironizzare, mordere la vita per andare dritto a cuore e cervello. Grazie Armando per gli anni che hai regalato, per averci sfogliato nel caldo e profondo libro della tua vita. Grazie (antonio mascolo)


Armando Marchi, dopo gli studi classici e Laurea in Filosofia cum laude all'Università di Bologna nel 1979 (tesi di laurea in Estetica) ha iniziato la carriera professionale prima della laurea come redattore a Pratiche Editrice (Parma, 1978-1983).

E' stato editor de Il Nuovo Raccoglitore, supplemento quindicinale di cultura del quotidiano La Gazzetta di Parma (1983-1986); redattore responsabile di Ugo Guanda Editore (Milano, 1986-1988); direttore editoriale di Bollati Boringhieri (Torino, 1988-1993), presieduta dalla parmigiana Giulia Bollati; direttore editoriale di Editori Riuniti (Roma, 1993-1994); direttore di Norma s.n.c., servizi e consulenza editoriale (Parma, 1994-1996).

Dal 1996 al 2004 ha coperto il ruolo di responsabile delle Relazioni Esterne Corporate del Gruppo Barilla. Il suo ultimo impegno professionale è stato di responsabile del centro di formazione manageriale Barilla LAB. E' scomparso all'età di 54 anni dopo una breve malattia.

(03 dicembre 2008)

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