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La vita sta cambiando pelle

Da Banca del Salento a Why Not un intreccio di poteri invisibili

(ilsole24ore.com) Chi si ricorda più, oggi, del giudice del Tribunale di Trani Michele Nardi? Questo magistrato indagò, nella prima metà degli anni 2000, sui prodotti finanziari della Banca del Salento, l'istituto di credito di cui era amministratore delegato Vincenzo De Bustis, che fu acquisito dal Monte dei Paschi di Siena. Banca del Salento durante la gestione De Bustis aveva fabbricato una serie di prodotti di risparmio, tra cui i tristemente famosi My Way e 4You, che provocarono una sollevazione popolare e costarono al Monte dei Paschi, che li ricevette in eredità, un oneroso contenzioso con migliaia di clienti danneggiati. Questi ed altri prodotti dai nomi ingannevoli - quali Btp-Tel, Btp-Online, Btp-Reverse, Bot-Equity, Bot-Reverse, che venivano scambiati per titoli di Stato, ma che in realtà incorporavano un più alto contenuto di rischio - erano stati creati per far lievitare il valore della banca che la proprietà, la famiglia Semeraro, aveva messo in vendita.

Un giorno ebbi modo di discutere della cessione della Banca del Salento con un personaggio che avevo agganciato per via di alcune sue antiche dichiarazioni sulla Parmalat. L'incontro con Carlo Turchi, questo il nome, avenne a Milano in un ristorante di Via Laghetto, intorno alla primavera del 2004. Turchi era un noto e influente dirigente della Lega delle cooperative in Toscana. All'epoca sedeva nel collegio sindacale del Monte dei Paschi e in un paio d'occasioni, una risalente al 1989, l'altra al 1999, aveva manifestato il suo più vivo disappunto per finanziamenti alla Parmalat che vedevano coinvolta la banca senese. Speravo mi svelasse qualche retroscena piccante su Tanzi. In effetti non uscii deluso. Solo che la discussione, dopo un primo assaggio su Parmalat, deviò inaspettatamente verso Banca del Salento, argomento di cui all'epoca non sapevo molto. Turchi si qualificò come revisore dei conti dei Ds, incarico che aveva rivestito in precedenza nel Pci, e mi disse che intratteneva rapporti molto cordiali con la famiglia D'Alema. Accennò al debito dei Ds e all'intervento di salvataggio che era stato organizzato dalle banche con la regia della Banca di Roma di Cesare Geronzi per abbattere una prima tranche dell'esposizione del partito, intorno ai 500 miliardi. Dopo di che attaccò con Banca del Salento e non la smise fino a che non ebbe finito il suo piatto di baccalà.
"Fu una strana gara al rialzo - disse -. Per l'allora direttore generale del Monte dei Paschi, Divo Gronchi, Banca del Salento non valeva più di 1.000 miliardi di lire. La società di revisione fece una stima di 1.500 miliardi. E da quel momento il prezzo cominciò a crescere vertiginosamente: prima a 1.800, poi a 2.200, alla fine chiudemmo l'operazione a 2.500 miliardi. Gronchi, che aveva osteggiato l'acquisizione, fu di fatto costretto a dimettersi e al suo posto andò De Bustis. Fatto più unico che raro: l'amministratore delegato della banca acquisita divenne numero uno della banca acquirente".

Turchi sostenne che quella insolita gara al rialzo ebbe una contropartita in denaro. Era su questo che stava indagando. Qualcuno gli aveva parlato, ma in termini vaghi, di una banca londinese. Purtroppo morì all'improvviso il 31 dicembre 2004, a 65 anni, e con lui si spense anche la poca speranza che avevo di saperne di più.

Non solo: durante il pranzo riferì anche che, dopo la fusione Monte dei Paschi-Banca del Salento (il cui nome cambiò prima in Banca 121 e poi in Mps Banca Personale), il gruppo senese ci rimise altri 1.000 miliardi di lire tra il 2000 e il 2002 e fu costretto ad assumere 380 dipendenti.
Torniamo ora al giudice Nardi. Della vicenda di May Way e 4You si occupò la Procura di Trani in seguito alla denuncia di un'assoziazione di consumatori. Tra gli indagati, accanto a De Bustis e ai dirigenti di Banca 121, figuravano il presidente della Consob Luigi Spaventa e il governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio per i profili connessi all'attività di controllo sulla Borsa e di Vigilanza sulle banche. Spaventa e Fazio ne uscirono puliti. Le loro posizioni furono archiviate. E' tuttavia interessante rileggere oggi quel provvedimento proprio mentre si polemizza sul caso del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, autore dell'inchiesta Why Not, che ha portato alla luce l'esistenza di una potente e ramificata rete affaristica in odore di massoneria.
"Dall'interno di questa vicenda - scriveva Nardi in merito al caso May Way-4You-Banca del Salento - e alla luce delle inchieste clamorose che contemporaneamente si stanno svolgendo nel Paese (chiaro riferimento alle scalate bancarie del 2005, poi fallite, su AntonVeneta e Bnl, n.d.r.), si intuisce l'esistenza di un esteso e infiltrato potere invisibile i cui componenti vanno rintracciati in alcuni esponenti del settore bancario, finanziario e imprenditoriale, che non persegue né il pubblico interesse, né il proprio secondo leggi di mercato, ma solo e unicamente il raggiungimento di un profitto illecito, perché conseguito calpestando ogni etica, e in modo altrettanto illecito allontanato dal circuito della ricchezza nazionale".
"Questo potere parallelo - concludeva il magistrato di Trani - è sottratto a ogni controllo democratico, elude ogni verifica politica e rimane immutato nonostante il cambiamento delle maggioranze parlamentari che governano il Paese. Dunque, un potere illecito, non democratico, occulto e usurpatore che mina alla radice il patto sociale posto a fondamento dell'ordine costituzionale".
Un potere illecito, antidemocratico e invisibile che dal 2004 a oggi ha continuato a turbare l'ordine costituzional e di cui il caso Telecom-Tavaroli-servizi segreti e la vicenda Why Not rappresentano, probabilmente, la naturale estensione.