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NAPOLITANO: RISCHI ARBITRIO, SERVE RIFORMA GIUSTIZIA

Anna Laura Bussa

(ansa.it) ROMA - Le riforme sulla giustizia si devono fare subito e devono essere condivise. In un mondo politico ancora sotto shock per gli ultimi provvedimenti giudiziari che colpiscono nel giro di 24 ore tre parlamentari di entrambi i poli, è il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a rompere ogni indugio. C'é un rischio di "arbitrio", spiega il Capo dello Stato in un Quirinale bardato festa per lo scambio di auguri natalizi tra le massime autorità dello Stato, che va contrastato. I comportamenti di molti Pm, aggiunge, devono essere regolamentati perché spesso cedono a "personalismi" che non possono essere accettati. La Costituzione, poi, prosegue, si può benissimo ritoccare anche se questo dovrebbe avvenire d'intesa tra le forze politiche. E si può benissimo riformare il Csm. I poli concordano ed esponenti di maggioranza e opposizione commentano l' appello affermando di "condividere parola per parola".

Il più ottimista sembra il leader della Lega Umberto Bossi, presente al Quirinale con l'immancabile figlio Renzo. La 'bacchettata' di Napolitano alle toghe, come la definiscono poi diversi parlamentari del Pdl, gli è piaciuta, come l'invito a fare il federalismo. E così, durante il rinfresco che segue al discorso del Capo dello Stato, il Senatur sintetizza in puro stile padano: "Stavolta ce la faremo - avverte - faremo la riforma del federalismo e poi quella della giustizia, altrimenti le istituzioni si sputtanano". Ed è esattamente questo il sentimento che serpeggia nei Palazzi della politica all'indomani dei provvedimenti giudiziari che colpiscono Salvatore Margiotta (Pd), Italo Bocchino (Pdl) e Renzo Lusetti (Pd). Provvedimenti che arrivano proprio quando le polemiche per la guerra tra le procure di Salerno e di Catanzaro ancora non si sono sopite. Anche se in Giunta per le Autorizzazioni della Camera sugli ultimi due ancora non è arrivata nessuna richiesta formale.

Il clima, insomma, è teso e in molti, soprattutto nel Pdl, leggono negli atti giudiziari una sorta di "pressione" che starebbero esercitando le toghe sul Parlamento per evitare che si arrivi a fare una riforma condivisa. Sul punto Gaetano Pecorella (Pdl) è esplicito: "Questo è il momento di dire: potete arrestare anche metà dei parlamentari, ma l'altra metà andrà avanti a fare le riforme!". Sulla necessità di non fare passi indietro sul cammino delle riforme sembrano tutti d'accordo. Anche se la maggioranza sembra voler fare azione di pressing sul centrosinistra. Obiettivo: far capire che non è più tempo di fare barricate in difesa della magistratura. Lo strapotere delle toghe, incalzano deputati Pdl, "é indiscutibile e va fermato". "La tempistica di questi episodi lascia perplessi - ammette il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto - ma è finita l'asserita superiorità morale della sinistra". Il Pd, sostiene poi il capogruppo Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, "non parli mai più di questione morale". E pensi piuttosto, incalzano Isabella Bertolini e Jole Santelli, a fare al più presto una riforma della giustizia davvero 'bipartisan'.

E proprio arrivare ad una riforma condivisa è l'obiettivo che si prefigge il ministro Guardasigilli Angelino Alfano che oggi incontra, prima una delegazione del Pd a Montecitorio e poi una dell'Udc a Largo Arenula. Per arrivare in serata a Palazzo Grazioli per fare il punto con il premier. I Democratici, guidati dal ministro-ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia, illustrano le loro proposte e lanciano l'idea di un tavolo ministeriale per sentire gli operatori del diritto prima di scrivere le leggi. Anche i centristi Michele Vietti e Giampiero D'Alia spiegano ad Alfano le priorità dell' Udc e su alcuni punti trovano "convergenze". Dissenso aperto invece su separazione delle carriere e sul doppio Csm: uno per i Pm e l'altro per i giudici. L'importante, comunque, nota Vietti, é che la trattativa sia partita. La strada però, ammette, "é ancora lunga". Anche se dopo l'appello di Napolitano il tempo di percorrenza potrebbe essere breve.