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La vita sta cambiando pelle

MADRE

(Tratto da "FAMIGLIA")

Mia madre amava mio padre. Si era rimessa al suo carattere. Era difficile per lei esprimersi. Lo faceva coi gesti…nella sua quotidianità. Era una donna semplice e di fede, schietta; amava la cucina, sì, forse nella cucina riusciva ad esprimere i suoi sentimenti; ogni piatto era un dono e non si aspettava certo il contro dono. Voleva essere amata, le riusciva difficile svelarlo, bisognava aver pazienza. Ed anche io troppo spesso non l’ho avuta. L’amore è lentezza.

Verso gli altri era così sensibile fino ad arrivare a nascondere la dura verità: se la teneva per se stessa. Non voleva discussioni ma cercava sorrisi, serenità. La vita non gliene ha concessi molto. Era bellissima da giovane ed aveva mani da pianista; ci teneva molto alle sue mani.

Amare significa non dimenticare: un amore che diviene il tuo io. Nella donna, nella madre di tutti noi nasce l'amore e si esprime nel concepimento.

L'amore materno non si scioglie. Il vero amore diviene anche nel ricordo. E' qualcosa che ti permane, si impossessa del tuo sentire e non ti molla. E' un amore che è nell'aria; dimentichi la figura, poi dimentichi gli ascolti e ti rimane l'amore che le persone ti lasciano, è questa l'eredità che ti può lasciare colui che ti ama: la sua essenza d'amore e quando vuole può esserti vicino.

Un ritratto che non ti lascia. Un viso che ricordi. Ti suggerisce: ti ascolta. Ti vorrebbe dire. Non dice e ti è vicino. Si rincorrono i ricordi. L'amore che c'era in quella persona, non lo ritroverai più. Non esiste più. Non puoi neppure pensare di riaverlo. Il suo cuore l' ha lasciato sulla terra, la sua anima è nell'eternità, consapevole di aver dato tutto quello che aveva senza tener nulla per sé; di non essere stata forse capita per quel che era. Noi oggi la possiamo solo rimpiangere con dolore per ciò che non le abbiamo dato. Una persona pura che amava con l'anima, che soffriva da sola e riusciva sempre a farti sorridere. Una persona così ricca non l' ho mai più conosciuta e non potrò più rivederla. E lei che ci teneva così a me! Si è così come si è, non è vero? Mi ricordo quando mi chiese:
-Che cosa è la droga?
Non seppi rispondere a quella innocenza di anziano.

Non a caso la tua festa era Pasqua, il tuo nome: il segno di vita dopo la morte terrena. Quanto mi ha amato mia madre e come mi desiderava. Mi ricordo quanto mi ha tenuto per mano. Nelle foto da piccolo ero sempre in spalla a lei. In bicicletta, quanti giri su quel piccolo seggiolino riposto sul manubrio. Mia madre sapeva amare i bambini. Quello che fece con le mie figlie... era divenuta ancora mamma. Si lei sapeva fare la madre: dare la vita, la propria esistenza per la vita del bambino. Amava dare se stessa per la vita del figlio. I miei amici di infanzia si ricordano ancora: arrivavano a casa mia e si trovavano imbottiti di panini e salame. Più grandi quando rincasavamo alle prime ore del mattino sentendoci arrivare e trafficare in cucina, lei si alzava ci preparava un risotto, a volte si sedeva con noi e fumando una sigaretta ci chiedeva notizie, oppure dopo una battuta di spirito se ne ritornava a dormire. Non è facile convivere senza più un amore simile. Oggi sai che quello era amore vero, generoso senza limiti, senza alcuna pretesa di contro dono se non la felicità dell’altro.

Avevo forse tre anni e mi ricordo che una domenica tornando con mia madre dalla messa domenicale, non so come, ma mentre lei, sempre così orgogliosa di me e di avermi forse fatto nascere, stava parlando con una sua amica, io all'improvviso mi staccai dalla sua mano, presi un sasso dal fossatello ghiaiato che separava il marciapiede dall'asfalto e lo scagliai contro un'auto che sopraggiungeva. Non ricordo perché lo feci. Mia madre mi riprese subito per mano e cercava di sgridarmi senza esserne capace, tanto era l'amore che provava per me. Si vergognava lei per me di ciò che avevo fatto, ma mi proteggeva dalla realtà. Nella strada di paese era improvvisamente un susseguirsi di voci per ciò che avevo fatto. Scese il signore proprietario dell'auto, si avvicinò a noi e si meravigliò con mia madre di come un bimbo così, fosse capace di tali gesti. Mia madre si scusò e nella sua vergogna per il mio comportamento cercò però di minimizzare l'accaduto e come risultato ottenne la minaccia che sarebbe andato da mio padre. Certo la bravata della domenica mattina tornando benedetti da messa... ma non finiva lì. Ci andò davvero quello da mio padre. Fu una tempesta, quella domenica di alzate di voci, contro di me, ma soprattutto contro mia madre, colpevole di essersi distratta e di star troppo a parlare con le sue amiche di paese. Mio nonno intervenne e mi salvò dalla bufera prima, poi se la prese con mio padre addossandogli le colpe del mio comportamento. Mangiai con lui quella domenica. Poi al caffè arrivò mio padre e lo bevve col nonno. Io sulle ginocchia del patriarca mi sentivo tranquillo, nessuno avrebbe mai tentato un gesto di forza o rabbia nei miei confronti. Iniziarono a parlare di lavoro. Era finita la paura! Arrivò mia madre col suo fare ingenuo, sorridente:
-Cavaliere –a mio nonno- avevo preparato il dolce amore!
E si mise a tagliarlo in tavola.
(Parma, agosto 2001)

Luigi Boschi

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