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CRISI: CEI, STATO FACCIA DI PIU'. BASTA VELENI IN POLITICA

Elisa Pinna

(ansa.it) ROMA, 26 GEN - Di fronte all'emergenza della crisi economica, i vescovi italiani chiedono al governo di "fare di più ", di introdurre il quoziente familiare e di non fermarsi a provvedimenti come la social card o il bonus, che peccano di "macchinosità eccessiva" e rischiano di lasciare penalizzate, "ancora una volta", le famiglie numerose. La Chiesa non può surrogare lo Stato di fronte alla crescente povertà: semplicemente non ne ha i mezzi, ha detto stasera a Roma il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco. Nell'aprire i lavori del Consiglio episcopale permanente, una sorta di governo dei vescovi italiani, il porporato è tornato ad esortare la classe dirigente italiana ad un impegno bipartisan per porre "finalmente" mano "alle riforme, indispensabili per svecchiare un apparato appesantito e farraginoso" ed ha chiesto ai politici di stemperare il clima di "sospetti continui e polemiche alimentate ad arte". Bagnasco ha anche posto nuovamente con forza il problema degli aiuti statali alle scuole cattoliche che sono - ha detto - allo stremo. Nella sua relazione, il porporato ha spaziato da temi religiosi ed etici a problemi sociali e politici, fino a toccare alcune emergenze internazionali: la crisi di Gaza, dove Bagnasco ha tenuto a sottolineare la responsabilità di Hamas, oltre che di Israele; la sofferenza dei cristiani in Iraq e in India, la sorte ancora incerta delle due suore rapite in Kenya.

SOCIAL CARD NON E' SUFFICIENTE - Bagnasco ha tracciato un quadro a tinte cupe della crisi economica internazionale che, in tante parti d'Italia, si è già trasformata - ha detto - in "emergenza", con la disoccupazione, il precariato giovanile, l'impossibilità per le famiglie di sostenere gli anziani e di arrivare a fine mese. "Sarebbe un guaio ancora peggiore - ha ammonito il porporato - seminare panico e uccidere la speranza". La sfiducia, infatti - ha detto - accresce il disorientamento e paralizza la capacità di reagire in modo costruttivo".Dalla crisi - ha spiegato - bisogna uscire "insieme" e non da soli, "mentre lo Stato deve certo fare per intero la sua parte". "A livello centrale - ha osservato Bagnasco - alcune decisione destinate ad arrecare sollievo ai meno abbienti sono state adottate: penso alla social card e al bonus familiare. Provvedimenti che, al di là di ogni altra considerazione, devono ora arrivare celermente a destinazione: in questo genere di iniziative si sperimenta purtroppo una macchinosità eccessiva, senza dire che, sul fronte del bonus, le famiglie con figli a carico rischiano ancora una volta di essere le più penalizzate". Di qui la richiesta del quoziente familiare. La realtà delle famiglie - ha sottolineato il cardinale, tornando su un tasto particolarmente importante per la Cei - ha "bisogno di ricevere la considerazione che merita, il riconoscimento non solo sociale ma anche politico".

CHIESA NON PUO' SURROGARE STATO - La Chiesa - ha ricordato Bagnasco - è attivamente impegnata, attraverso la sua rete capillare di parrocchie, a sostenere il crescente numero di poveri e famiglie bisognose. "Ma non vogliamo e non possiamo - ha avvertito il cardinale - surrogare lo Stato e gli enti locali". "Sperimentiamo - ha osservato - che le nostre possibilità sono comunque limitate, e non sono certo sufficienti a coprire il bisogno emergente".

SCUOLE CATTOLICHE ALLO STREMO - "La Chiesa - ha detto Bagnasco - non lucra sulla scuola, e per la verità ci rimette solamente; ma lo fa sempre con forte convinzione". Il porporato ha spiegato che, fino a quando i religiosi erano in numero sufficiente per insegnare, non vi sono stati problemi: ma ora, con la necessità di assumere personale laico, "le nostre scuole sono allo stremo". "Nessuno - ha rimarcato - si attende il tutto subito, ma almeno che non si torni indietro quando sono in ballo servizi tanto delicati, in particolare le scuole materne, per le quali l'offerta statale da sola sarebbe in ogni caso anche quantitativamente insufficiente. Per tali scuole hanno responsabilità anche le Regioni, cui parimenti ci rivolgiamo perché vogliano mantenere i loro impegni". Lo Stato - ha concluso - deve mantenere gli impegni presi con la legge del 2000 per la parità scolastica.