Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

I PROBLEMI DEL MINORE TRA SOLITUDINE, DISAGIO E DEVIANZA

Di Paola De Plano
Ricercatrice Centro Studi delle Migrazioni

Il disagio minorile non è poi così diverso da quello degli adulti, non facendo riferimento al disagio patologico, ma piuttosto alle fatiche che  fanno sbandare il minore, quelle battute d'arresto che fanno parte del percorso della vita.

Ma da dove nasce la solitudine?

Sicuramente nasce dalla mancanza di comunicazione generata da una situazione sociale dove tutto ruota intorno al mondo degli adulti, dove non è inusuale che i ragazzi non conoscano neppure i nomi delle vie del loro quartiere visto che sono poco abituati a camminare a piedi. Non conoscono il territorio, la realtà del territorio, sono stranieri a casa loro.

Non si può ridurre la solitudine dell'adolescente a semplicistiche diagnosi psicologiche di natura patologica, se il ragazzo in chiude in camera e sta  intere giornate  davanti al computer o a giocare con i video game, non troviamo la soluzione al loro problema di dipendenza  grave quasi come quella legata alle tossicodipendenze, bisogna andare ad analizzare il motivo per il quale essi si rifugiano in un fare solo virtualmente interattivo.

 Riflettiamo sulla totale assenza di alternative e anche sulla difficoltà ad usufruirne quando le stesse sono state poste in essere.

Anche la scuola può generare solitudine, possono esistere classi solitarie dove la competitività legata all'ansia da prestazione per essere i migliori, prevale sulla solidarietà tra pari, sull'amicizia, sul dialogo e l'interazione tra coetanei.

Talvolta il disagio può essere uno stimolo per cambiare ponendosi nuovi obbiettivi, il vero dramma nasce quando il disagio che il ragazzo vive non produce una reazione propulsiva, causando una situazione stagnante con il disagio che perdura e si cronicizza diventando sabbia mobile che ingoia e distrugge ogni possibilità reattiva .

 L'esperienza insegna che alla base del disagio giovanile c'è sempre un malessere relazionale socio familiare, i motivi possono essere i più diversi ma senza dubbio si polarizzano su rapporti inadeguati in famiglia, nei gruppi amicali e nel rapporti con gli adulti in genere.

Il disagio nasce da una difficoltà percepita e vissuta, da richieste superiori alle proprie possibilità, dalla mancanza d'ascolto dovuta ad atteggiamenti tossici da parte degli adulti.

Con questo termine intendo evidenziare  le richieste eccessive, i no ingiustificati, le promesse non mantenute e autoritarismi non necessari che scatenano reazioni cumulative da parte dei ragazzi.

Una reazione alle mancate risposte, la totale assenza da parte degli adulti nei confronti del minore porta alla devianza, tanti ragazzi strappano brutalmente la spina della vita e vivono il proprio disagio rigettando la propria rabbia sugli adulti portatori di uno stile educativo restrittivo e devastante.

La risposta diretta da parte dei giovani diventa violenza espletata dal branco, vissuta dal singolo e condivisa dai pari, un modo per fargliela pagare, le loro manifestazioni di rabbia diventano vandalismo e bullismo.

Producono una microcriminalità che seda la rabbia, soddisfa

la loro sete di identità, si concretizza con l'appartenenza a una organizzazione e nell'assunzione di un ruolo definito. Anche i minori stranieri non accompagnati che commettono reati ci parlano di solitudine, disagio e devianza. Sta a noi adulti trovare una risposta al malessere dei giovani che chiedono solo di essere ascoltati e capiti.

  Cagliari,Gennaio 2009