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IL PAPA AL MURO DEL PIANTO, PREGA PER LA PACE

Giovanna Chirri

(ansa.it) GERUSALEMME - In cammino tra la Cupola della roccia e il Muro del pianto per rafforzare il dialogo con musulmani e ebrei, il papa ha ascoltato levarsi dalla Valle di Giosafat il lamento sulla agonia del popolo palestinese, e ha visto la chiesa cattolica chiedere attenzione e protezione. A papa Ratzinger che celebrava ai piedi del Getzemani davanti a circa tremila persone, il patriarca Fouad Twal ha ricordato l'''agonia del popolo palestinese'', alla quale sembrano sordi sia la ''comunita' internazionale'' che i ''credenti''. E il papa nell'omelia ha levato la propria voce in difesa dei cristiano pregando Dio di ''non permettere'' che le famiglie siano ancora costrette a lasciare la Terrasanta a causa dei ''conflitti''.

Intanto sono continuate, precisandosi o sfumandosi, le polemiche di ieri: sul versante islamico dopo l'attacco dello sceicco Tamini a Israle, in arabo, davanti al papa; e su quello ebraico per la delusione di alcuni rabbini perche' a Yad Vashem il pontefice non ha ribadito la condanna dell'antisemitismo e non ha ricordato di essere nato nella terra dei nazisti. Benedetto XVI, primo papa a farlo, e' entrato questa mattina nella Cupola della roccia sulla spianata delle moschee, uno dei luoghi piu' sacri per i musulmani perche' al centro vi sorge la roccia sacra, sulla quale secondo la tradizione ha pregato Maometto prima di volare in cielo. Invitato dal gran mufti di Gerusalemme Mohammed Hussein papa Ratzinger ha ascoltato da questi la denuncia della ''aggressione israeliana contro i palestinesi'', e per parte sua ha invitato a ''superare conflitti e incomprensioni'' per un dialogo ''sincero'' finalizzato a ''un mondo giusto e pacifico''. Congedandosi in un clima di grande cordialita' dagli esponenti islamici, il papa tedesco ha raggiunto il Muro del Pianto dove ha deposto tra le pietre del luogo che piu' parla alle corde dei cuori ebraici una scritta di suo pugno in cui invoca pace ''per il Medio oriente e il mondo intero''; poi ha pregato in silenzio ai piedi delle mura.

Subito dopo incontro con gli esponenti ebraici, discorsi dei due gran rabbini, il sefardita Shlomo Amar e l'ashknazita Yona Metzger, tradotti premurosamente in simultanea all'orecchio del papa dal rabbino David Rosen, e discorso di Benedetto XVI. Questi ha affermato che la Chiesa non deflette dalla linea del Concilio di ''riconciliazione tra ebrei e cristiani'' e, memore forse delle incomprensioni recenti sul caso Williamson, ha osservato che la ''fiducia'' e' ''essenziale per un dialogo effettivo''. Sul fronte Yad Vashem oggi si e' registrata la critica di un sopravvissuto all'Olocausto, Noah Frog, alle critiche del rabbino di Tel Aviv Meir Lau al papa: ''non e' il presidente di una organizzazione sionista - ha commentato Frog - e non capisco quali rimostranze dobbiamo fargli''. Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha ricordato che papa Ratzinger gia' ad Auschwitz e in altre occasioni ha parlato del suo essere tedesco, in relazione al nazismo. Ieri a Yad Vashem, ha commentato Lombardi, il discorso era impostato sulla memoria: ''non dimenticare il nome vuol dire non dimenticare la persona, e questo e' un punto centrale per il mondo ebraico, la meditazione del papa era centrata su questo punto'' e, avendo condannato con forza l'antisemitismo nel discorso in aeroporto, non ha si e' ripetuto. Sempre dialoganti, anzi positive verso il viaggio papale le dichiarazioni dell'ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Mordechay Lewy. Pochi strascichi al caso dello sceicco Tamini: Lombardi ha ricordato che l'intervento di questi non era ''ne' programmato ne' desiderato'' e che questa mattina il gran mufti' di fronte al papa espresso contenuti analoghi, ma con tono e spirito non aggressivi e improntati al dialogo. Il direttore dell'Osservatore romano, Giovanni Maria Vian, ha tirato le fila delle polemiche commentando che la ''finalita' religiosa del viaggio'' ha comunque ''dimensione politica perche' comporta una volonta' di amicizia per tutti''. Cosi' finisce che alcuni cerchino di trarre ''effimeri vantaggi politici'' grazie a ''minimi episodi, che pure attraggono l'attenzione dei media''