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Il caso PARMA. Pioggia di soldi sul Regio la musica diventa un affare

(Repubblica) MILANO - Mentre le Fondazioni liriche suonano il «Requiem» e protestano contro i tagli al Fondo Unico per lo Spettacolo (Fus) previsti in Finanziaria, a Parma si concentra una grande quantità di contributi pubblici: 6 milioni e 300 mila euro l' anno per le due istituzioni Fondazione «Parma Capitale della Musica» e Fondazione Toscanini. è circa la metà dei finanziamenti su cui conta la prestigiosa Santa Cecilia, e un terzo di quanto lo Stato dà alla totalità delle attività concertistiche italiane, dal Trentino alla Sicilia. La particolarità, a Parma, è che si tratta di denaro che non arriva dal Fus, ma dall' Arcus, la società dei ministeri ai Beni Culturali e ai Trasporti e Infrastrutture nata nel febbraio 2004 con la missione di destinare fondi (che comprendono anche una quota del 5% dei finanziamenti pubblici per le Grandi Opere), a progetti musicali, artistici e culturali. Non c' è dubbio: l' Arcus, che ha la completa discrezionalità delle scelte, ha valorizzato Parma, diventata in quattro e quattr' otto una realtà privilegiata, protetta e molto ricca, suscitando le reazioni delle altre istituzioni concertistiche italiane, che non escludono di organizzare una manifestazione proprio nella città emiliana, se il Fus non verrà reintegrato ai livelli del 2005.

Destinataria della maggior parte dei contributi è «Parma Capitale della Musica», il cui coordinatore artistico è Mauro Meli, il sovrintendente-lampo della Scala di Milano, oggi al vertice del cittadino Teatro Regio: a partire dal 2005 e almeno fino al 2008 riceverà dall' Arcus 3 milioni e 300 mila euro l' anno per coordinare le istituzioni cittadine (Regio, Toscanini e Festival Verdi), che già ottengono fondi dal Fus. Una cifra notevole che dovrebbe servire a rilanciare il ruolo e la visibilità della città, diventata la sede dell' Autorità alimentare europea e a creare un centro di riferimento per Giuseppe Verdi sul modello di Salisburgo (per Mozart) e Bayreuth (per Wagner). La Fondazione Toscanini, che gestisce sia l' orchestra Toscanini, sia la Filarmonica di cui è direttore Lorin Maazel (si parla per lui di un compenso di 750 milioni di euro per 15 concerti e di un' abitazione lussuosa in collina), riceve 3 milioni di euro l' anno, cui vanno aggiunti i quasi 2,4 milioni ricevuti dal Fus, e presto sarà trasformata in «Holding Musica». Tanto per fare qualche raffronto, l' Orchestra Verdi di Milano, che esiste da oltre dieci anni, ha avuto dall' Arcus 1 milione di euro nel 2004, mentre nel 2005 non ha visto nemmeno un soldo. Anche se, quanto a numero di spettatori, non c' è confronto: 62 mila per le tre orchestre di Parma (Teatro Regio, Toscanini e Filarmonica Toscanini), 197 mila per la formazione milanese. Le ragioni per cui il capoluogo emiliano riceve tanta attenzione sono forse comprensibili se si dà un' occhiata all' organigramma del comitato d' onore di «Parma capitale della musica»: oltre al sindaco Elvio Ubaldi (di centrodestra), i componenti sono il ministro ai Trasporti e alle Infrastrutture Pietro Lunardi, che è parmigiano; il ministro ai Beni Culturali Rocco Buttiglione; il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, ex consigliere di amministrazione della Scala ed ex presidente della Filarmonica scaligera cui assicurava le riprese di Retequattro ora in parte dirottate su Parma; l' Aga Khan, che si dice sia interessato allo sviluppo infrastrutturale di Parma, in particolare al potenziamento dell' aeroporto, e il maestro Riccardo Muti, che gli organizzatori sperano di coinvolgere con progetti lirici al Teatro Regio. Coi 3,3 milioni di euro ricevuti, la Fondazione ha messo a punto per il 2005-2006 una stagione di ospitalità con grandi direttori: non solo Muti con l' Orchestra giovanile Cherubini, ma Mstislav Rostropovich, Zubin Mehta, Lorin Maazel, Kurt Masur, Yuri Temirkanov, tutti accomunati dal fatto di collaborare spesso con lo stesso agente, il chiacchierato Valentin Proczynski. Sono concerti che si dice costeranno alla Fondazione fino a 70 mila euro solo per il cachet del direttore, ma Parma in questo momento se lo può permettere. E contando su queste risorse non è assurdo parlare di una vera e propria concorrenza alla Scala, distante soltanto un centinaio di chilometri. Verità o fantasie? Da qualche tempo, ad esempio, circola insistente una voce secondo cui a Parma si stia lavorando per allestire al Regio, nell' autunno prossimo, un Don Giovanni diretto da Muti, a pochi giorni da quello che andrà in scena alla Scala con la direzione del giovane maestro venezuelano Gustavo Dudamel e la regia di Peter Mussbach. Un paio di cantanti avrebbero già dato forfait a Milano e sarebbero stati ingaggiati per lo spettacolo parmigiano. Si punterebbe in alto anche per la regia: ci sono trattative in corso con Roman Polanski e l' orchestra potrebbe essere quella dei Wiener Philharmoniker, appena diretta da Muti a Vienna nelle Nozze di Figaro. I maligni ritengono che il vero nodo della questione sia la figura di Proczynski, l' agente argentino di origine russa con residenza a Montecarlo, criticato per i suoi metodi disinvolti, che da anni lavora come consulente internazionale con Gianni Baratta, responsabile della Toscanini, e con Meli, sin da quando era sovrintendente a Cagliari. Gli agenti italiani di lirica e concerti, raccolti nell' associazione Ariacs, gli rimproverano di operare in Italia senza contribuire al fisco italiano e di essere titolare di un' agenzia, la Old and New Montecarlo, che non risulta aderente ai due maggiori organismi europei, la Iama di Londra e la Aeaa di Parigi. Ma c' è un altro dubbio: con Proczynski i cachet pagati agli artisti raddoppiano, e qualcuno si chiede quale sia l' interesse dei teatri italiani a lavorare con lui. -

PAOLA ZONCA

Repubblica - 19 dicembre 2005   pagina 36   sezione: SPETTACOLI