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Parmalat, Del Soldato: "Così i soldi andavano all'estero"

(parma.repubblica.it) L'ex ettore finanziario e prima ancora direttore amministrativo della multinazionale ricostruisce in aula il flusso di denaro che tramite Bonlat arrivava alle filiali in America latina di Silvio Marvisi
Parla Luciano Del Soldato, che ha lavorato in Parmalat per vent'anni come ex direttore finanziario, nell'ultimo periodo dopo le dimissioni di Fausto Tonna, ma anche come direttore amministrativo della multinazionale. Nell'u dienza per il filone principale del processo in corso a Parma, Del Soldato ha ricostruito come funzionasse il sistema dei contributi che la multinazionale di Collecchio, tramite la società Bonlat, faceva arrivare alle filiali estere, perlopiù a quelle sudamericane.

Luciano Del Soldato nel 2007 ha patteggiato una condanna a 7 anni per concorso il bancarotta fraudolenta di Parmalat. Nella ricostruzione dei fatti accaduti in passato ha esordito dicendo: " Bonlat serviva per coprire le perdite di Parmalat e riequilibrare il gruppo. Bilanci e documenti erano completamente falsi". Del Soldato racconta poi che non conosceva l'esatto ammontare del falso in bilancio ma che comincia ad accorgersi delle falsità all'inizio degli anni '90. Solo negli ultimi tempi prima del crac raggiunse un buon livello di certezza che le scritture Bonlat fossero false. La società Bonlat chiudeva importanti affari con la vendita di ingenti quantità di latte in polvere.

Si ricorda, una su tutte, quella in cui vengono vendute 320 mila tonnellate di latte in polvere a una società di Cuba, nel caso l'o perazione fosse stata reale ogni cubano avrebbe potuto consumare, procapite, 238 litri di latte allungato all'anno. In questo modo le casse Bonlat si gonfiavano a dismisura e i guadagni venivano ripartiti, tramite apposite operazioni, alle filiali bisognose di denaro.

"I contributi da Bonlat - afferma in aula Del Soldato - erano aggiustamenti contabili fatti a seconda del paese viste le perdite di bilancio in modo da non avere perdite d'immagine". La spasmodica necessità di denaro, sempre secondo Del Soldato, nasce dagli " enormi problemi" dopo le acquisizioni di Parmalat all'estero specie quelle in sudamerica "la zona più critica - afferma Del Soldato - che generava le maggiori perdite". "Le richieste di contributi - racconta l'ex dirigente Parmalat - arrivavano anche dai responsabili locali" come nel caso del Brasile. Una volta concesso denaro una prima volta gli amministratori sapevano che potessero essere richiesti altri nuovi finanziamenti. Alla filiale della multinazionale del latte del Venezuela sarebbero stati consegnati 32 miliardi di lire, tramite Bonlat, in cui "una parte dell'o perazione sembrava essere legittima" afferma Del Soldato. Il denaro veniva fatto circolare e utilizzato ma poi, com'è facile capire visto l'epilogo del crac, non venivano più restituiti.

L'incontro con il cavalier Tanzi
Viste le quantità di latte in polvere che Bonlat movimentava, apparse subito sospette, il revisore dei conti Gran Tornthon avvia una richiesta di informazioni indirizzata agli amministratori di Collecchio. Dopo una prima serie di contatti i funzionari del revisore continuavano a tormentare impiegati e dirigenti di Collecchio così venne organizzato un incontro con Calisto Tanzi. Il presidente di Parmalat nel suo ufficio, a porte chiuse, spiegò il significato di Bonlat e dal momento in cui i funzionari uscirono non chiesero più nulla.

Le banche chiedevano di rientrare

Nel 2003 le notizie sulla pessima situazione economico-finanziaria di Parmalat erano ormai chiare, da lì a poco infatti Fausto Tonna darà le dimissioni da direttore finanziario dal gruppo industriale di Collecchio. Il testimone passa a Luciano Del Soldato che in aula rievoca il periodo in cui le banche si facevano pressanti dopo che i presagi sulle falsità dei bilanci si affermavano sempre più. " Citibank in modo inaspettato - afferma Del Soldato - chiese di rientrare di centinaia di milioni di euro ottenuti come finanziamento, anche in merito alla cartolarizzazione dei crediti in corso in Italia". In un tempo brevissimo Del Soldato avrebbe dovuto disporre i pagamenti per somme troppo ingenti anche per un gruppo industriale delle dimensioni di Parmalat. Bank of America afferma che non vi sono più i presupposti per andare avanti con le operazioni di finanziamento già in corso così, a fine novembre 2003, Parmalat avrebbe dovuto sborsare 300 milioni di euro all'i stituto di credito americano causa la mancanza di trasparenza dei bilanci della multinazionale del latte.

Nasce Boston Holding
Perché Bonlat potesse mettere a segno i propri affari, sulla carta, viene costituita la Boston Holding. Esterna al gruppo Parmalat e amministrata, come ricorda Luciano Del Soldato, dal signor White, un parente del commercialista del gruppo Parmalat Giampaolo Zini, viene usata per operazioni sul bilancio consolidato e come intestatario di alcuni contratti, fittizi, di fornitura merce.

Per riempire oltre misura le casse della società fantasma Bonlat, di fatto non ha mai prodotto nulla, gli amministratori tentano di cedere il marchio Santal alla Boston Holding. L'operazione viene però bloccata perché il marchio famoso nel mondo per i succhi di frutta era di proprietà di Parmalat spa e non di Bonlat, come gli amministratori di Collecchio volevano dimostrare. Per chiudere il passaggio di mano del marchio Santal, gli amministratori sono costretti a sottoscrivere un contratto, fittizio, di cessione del marchio dei succhi di frutta da Parmalat a Bonlat su cui viene posta una data di molto antecedente. Nel frattempo il revisore dei conti Deloitte & Touche, insospettito, chiede maggiori informazioni sugli amministratori così Zini invia in Italia alcuni documenti del parente che, come racconta Del Soldato in aula, faceva sapere di essere "molto infastidito" dai controlli. (21 maggio 2009)