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La vita sta cambiando pelle

BIBLIOTECA UNIVERSALE

Il sogno della biblioteca universale sta diventando realtà

LUCA CASTELLI

(La Stampa.it) Verrà un giorno in cui tutto il sapere dell’umanità sarà tradotto in formato digitale e messo a disposizione su Internet: quel giorno, la Rete si trasformerà in un’unica, immensa biblioteca universale, dove chiunque potrà attingere libri, testi, documenti prodotti nell’arco di migliaia di anni. Quella che fino a poco tempo fa era solo una delle tante utopie culturali della nostra società sta trasformandosi in realtà in modo sempre più rapido e regolare.

Basta passare in rassegna le agenzie e i comunicati stampa degli ultimi giorni, per averne una solida conferma. I segnali sono molteplici e di provenienza culturale e geografica eterogenea. L’università di Cambridge ha raccolto e pubblicato online l’immenso epistolario di Charles Darwin, l’autore de L’evoluzione della specie. Proprio mentre la sua teoria più famosa è al centro di un’accesa polemica che vede contrapposti evoluzionisti e creazionisti, ben cinquemila sue lettere sono alla portata di tutti su un sito Internet, comprese quelle scritte durante il famoso viaggio sulla nave Beagle.

A Vinci, intanto, la Biblioteca Leonardiana ha portato a termine la digitalizzazione dell’intera opera di Leonardo. Dopo aver compilato un modulo di registrazione discretamente dettagliato (vengono chiesti anche i dati di un documento d’identità, caso abbastanza raro su Internet), sul sito www.leonardodigitale.com è possibile accedere ai manoscritti e ai disegni di Leonardo. E una pratica interfaccia permette di passare dalla preziosa riproduzione delle opere originali (oltre 6000 manoscritti) a una versione testuale di più facile consultazione.

E non finisce qui. E’ notizia di queste ore che la National Library of Scotland ha varato un ambizioso progetto di conversione digitale dei suoi archivi, una miniera di testi antichi – spesso rarissimi – che comprende oltre un milione di opere, alcune delle quali risalenti al quindicesimo secolo. Intanto, l’immenso progetto Google Print – che prevede la digitalizzazione delle collezioni di alcune tra le maggiori biblioteche universitarie del mondo – ha ampliato i suoi orizzonti linguistici: la Bibliothèque cantonale e universitarie di Losanna sarà la prima istituzione francofona ad aderire all’iniziativa.

L’impressione è di trovarsi di fronte a un processo inarrestabile e doppiamente virtuoso. Da un lato, la biblioteca digitale universale promette di sdoganare definitivamente a chiunque l’accesso al sapere e alla conoscenza.  Dall’altro, offre una preziosa scialuppa di salvataggio a quei testi che l’usura del tempo, la deperibilità del supporto cartaceo e l’incuranza dell’uomo avrebbero condannato a una probabile scomparsa. Teoricamente, grazie alle tecnologie digitali, non dovremmo più correre il rischio di assistere a un nuovo incendio della Biblioteca di Alessandria.

Rimangono solo alcuni ostacoli che potrebbero inceppare il percorso. Per quanto riguarda l’accessibilità dei contenuti, le discussioni più accese coinvolgono il diritto d’autore e la digitalizzazione e la pubblicazione di quelle opere che sono ancora sotto regime di copyright. Ne sa qualcosa Google, da mesi impegnata in un’accesa diatriba legale con gli avvocati dei grandi editori. Il problema però dovrebbe interessare una parte minoritaria dei libri pubblicati nella storia dell’umanità, più o meno quelli degli ultimi settant’anni.

Sul fronte della conservazione, invece, ci sono alcuni aspetti delle tecnologie digitali che non vanno sottovalutati, soprattutto se si vuole evitare brutte sorprese. In un articolo pubblicato ieri sul Washington Post, Jim Barksdale e Francine Berman lanciano l’allarme, scrivendo che “l’informazione digitale è sotto molti aspetti più suscettibile alla scomparsa dei papiri e delle pergamene di Alessandria (…). Il cambiamento dell’hardware e dei formati di file più diffusi, i virus informatici e la fragilità degli hard disk possono rendere inaccessibili interi anni di creatività”. E basta pensare ai floppy disk, tanto comuni fino a poco tempo fa e oggi praticamente incompatibili con qualsiasi computer, per sentire risuonare il campanello d’allarme.

Tuttavia, si tratta di un problema che proprio la natura della tecnologia digitale e il suo alto coefficiente di riproducibilità potrebbero aiutare a risolvere, evitando di sprecare il tempo (e i soldi) che si stanno spendendo nella conversione numerica del sapere umano. All’epoca di Alessandria e della Biblioteca, realizzare una copia “back up” di un manoscritto richiedeva tempo e fatica. Oggi per duplicare un’opera e mantenerla aggiornata al progresso delle nuove tecnolologie spesso basta un clic sul mouse. Con un po’ di attenzione e di programmazione, non dovrebbe essere difficile mantenere in vita il sogno della biblioteca universale. Magari ampliandolo anche alla musica e agli audiovisivi. Il digitale, in fondo, non fa differenze.

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