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La vita sta cambiando pelle

Agente speciale Valentin

Si chiama Proczynski. Vive a Montecarlo. E' lo zar dei contratti delle star. Ha un ruolo chiave nel pasticcio Scala

C'è un convitato di pietra in tutta la ben poco mozartiana vicendaScala. Come in un bowling impazzito stanno cadendo tutti i birilli, dal sovrintendente Carlo Fontana al successore Mauro Meli, dal direttore musicale Riccardo Muti al presidente della Filarmonica Fedele Gonfalonieri. Il convitato di pietra se ne sta a Montecarlo, al 18 di rue Suffren Reymond nella sua villa Amphion, un edificio giallo a due piani in un giardino di palme propriodavanti alla Surété Publique, la polizia del Principato. La targa all'ingresso riporta "Old and New Montecarlo. V. Proczynski. Impresario". Sulla buca delle lettere, la specialità: "Spectacles d'art".

Al grande pubblico Valentin Proczynski è un nome che non dice nulla. Ma nel mondo della musica è noto come uno dei più importanti agenti del mondo. Se un grande teatro vuole ingaggiare una stella della direzione d'orchestra come Lorin Maazel , Georges Prêtre, Mistislav Rostropovich, Rafael Frühbeck de Burgos, deve rivolgersi a lui. In passato Proczynski ha gestito Carlos Kleiber (a sorpresa arrivò al Lirico di Cagliari, durante la tempestosa gestione Meli), a volte anche Zubin Metha. Da oltre dieci anni, comunque, Proczynski gestisce le tournée internazionali della Filormonicadella SCalasotto la guida di Riccardo Muti. Ora, una cosa che si è letta assai poco sui giornali italiani è questa: tra gli orchestrali e i dipendenti del teatro che hanno contestato il duo Muti & Meli è diffusa la preoccupazione che il cartellone scaligero sia eccessivamente influenzato dal potente e riservatissimo agente monegasco.

Un signore che da anni non rilascia interviste a nessuno ("L'espresso" compreso) e di cui circolano pochissime fotografie.

Perché questo timore?

Argentino di nascita, polacco d'origine, Valentin era da giovane un bravo pianista, amico e collega di Martha Argeriche Bruno Leonardo Gelber. Alto e corpulento, di carattere difficile, molto ansioso, venera Maria Callas, parla molte lingue e ha un debole per maghi e fattucchiere. Da giovane soffriva di un serio handicap: il contatto con il pubblico lo inibiva. Fu Giorgio Vidusso, ex sovrintendente dell'Opera di Roma, a consigliargli di cambiar mestiere.

Trasferitosi a Roma, visse alla ventura (dormendo anche nelle sale d'aspetto delle stazioni) e fece i primi soldi organizzando tournée italiane in pulman di orchestre est-europee. La sua carriera prese rapidamente tutt'altra piega. Tra i suoi primi potenti sponsor vi fu il maestro Francesco Siciliani, direttore artistico dei maggiori enti musicali italiani.
Il parco clienti dell'agente argentino lievitò: Festival di Taormina, Panatenee Pompeiane, Teatro San Carlo di Napoli, Accademia di Santa Cecilia, Filarmonica della Scala. E la discussa collaborazione con Mauro Meli nei suoi anni di sovrintendente a Cagliari. Tra le spese faraoniche che hanno portato l'Ente sardo a un deficit di bilancio di 24 milioni di euro nel 2003, un'enormità per un teatro di provincia, hanno pesato anche i tanti contratti firmati con l'agente argentino. Uno per tutti ha fatto scalpore: i 2,1 miliardi di lire pagati nel 1999 per cinque rappresentazioni della Nona di Beethoven diretta da Maazel.

Quella cifra fu parte consistente del disavanzo di 6,6 miliardi registrato del 2000. Osservò in proposito il ministero dei Beni culturali: "Per le modalità dell'esecuzione e il relativo costo quella realizzazione non trova confronto nel panorama delle fondazioni liriche". L'affare fu chiuso non con la Old and New Montecarlo, ma con Starsound Productions di Dublino. Con una stranezza: due tranche pagate in contanti, una da 100 milioni di lire, l'altra da 150 milioni, ma in marchi tedeschi. Sempre più critico, il ministero commentava: "A carico della Starsound non corrisponde un apprezzabile impegno tale da far ritenere anche quest'ultima gravata da rischio d'impresa... Il contratto è stato concluso con apporti assolutamente sperequanti: tutti i costi a carico della Fondazione, mentre la Starsound conferisce in sostanza l'idea".

I pagamenti cash non sono infrequenti, nell'ambiente (servono alle diarie degli orchestrali in tournée per esempio). Con Proczynski, però, sembra esservi un problema di misura. Racconta Luisa Longhi, direttore di Serate Musicali a Milano: "Nel '97 avevamo organizzato un concerto della Filarmonica di Milano e della Filarmonica di Israele diretta da Maazel. Proczynski un bel giorno si sedette nel mio ufficio. Voleva assolutamente che  pagassimo noi in contanti quasi la metà del cachet, non andava più via. Ho dovuto buttarlo fuori, non so neanche come ho fatto, perché pesa ben più di cento chili. Non ho più avuto rapporti con lui".

Non così la Scala. L'attuale stagione ospita numerosi artisti rappresentati da Proczynski. Pretre con dieci repliche di "Pelléas et Mélisande" , de Burgos con 13 repliche della "Bohème", Rostropovich con 13 repliche de "Gli stivaletti" di Ciaikovskij. Più tre concerti di Maazel con la Filarmonica e il concerto del 2 maggio di Muti con i Wiener Philarmoniker. E per la stagione 2006-07 Meli avrebbe contattato, via Proczynski, Rostropovich e il regista Alexander Sokurov per un'opera del repertorio russo.

I metodi di Proczynski sono alquanto discussi. Gli agenti italiani di lirica e concertistica, raccolti nell'associazione Ariacs, gli rimproverano di lavorare in Italia senza contribuire al fisco italiano. Dichiara Denise Petricione, presidente dell'Ariacs: "Mi sembrerebbe corretto che la Scala fosse la prima a dare l'esempio, rispettando la legge 8 dell'8 gennaio 1979 secondo cui i contratti si stipulano direttamente con l'artista o con un agente di nazionalità comunitaria registrato al ministero del Lavoro. E Proczynski non è tra questi". Non solo. Né Proczynski né la Old and New Montecarlo risultano aderenti ai due maggiori organismi europei, la Iama di Londra (che precisa inoltre: "Nessuno dei nostri membri risiede a Montecarlo") e la Aeaa di Parigi.

Ma non è solo la questione di Montecarlo a irritare la concorrenza. Un episodio significativo accadde a metà degli anni  Ottanta. Un agente italiano aveva offerto 60 milioni di lire a concerto per una tournée in Italia dell'orchestra dell'Opera di Monaco di Baviera diretta da Wolfgang Sawallisch. L'agente non riuscì a concludere nonostante il prezzo interessante. Sei mesi dopo vide annunciati Sawallisch e orchestra in tournée. "Mi informai" racconta: "Avevano pagato 120 milioni a concerto al posto di 60. L'affare l'aveva proposto Proczynski. E mi chiesi quale poteva essere l'interesse dei teatri italiani a pagare addirittura il doppio".

Osserva un altro addetto ai lavori, Alessandro Bonelli, segretario artistico del Teatro San Carlo di Napoli: "In passato il teatro ha lavorato con lui. Ora molto poco: quest'anno solo per un concerto di Yuri Temirkanov con l'Orchestra di San Pietroburgo. Proczynski è simpatico, è stato utile a molti per portare grandi orchestre in Italia, ma a legarsi mani e piedi con lui ce ne passa. E' troppo caro".

Proczynski opera parecchio anche in Spagna. Un suo business è il Festival Rostropovich di Valencia. A Siviglia, però, lo scorso agosto è incappato in uno spiacevole incidente. Il comune di Siviglia ha rotto il contratto con il Festival de Musica de Se villa: sono saltate la produzione della "Carmen" diretta da Maazel e il concerto di Rostropovich, per indisposizione, si disse, del maestro americano. Direttore artistico del Festival è Kurt Meister, già general manager della Bayerische Rundfunkorchester di Monaco diretta appunto da Maazel. Meister ha di recente preso il controllo di una nota agenzia di Monaco, la Concerto Winderstein. E chi rappresenta la Winderstein? Temirkanov e l'Orchestra di San Pietroburgo, Muti e la Filarmonica della Scala. E il cerchio della scuderia Proczynski si richiude.

Restano sullo sfondo, non chiarite, le ragioni della crisio che ha travolto i vertici della Scala. In merito alla strana alleanza che lega Muti, Meli, e Proczynski, interviene Enrico Stinchelli, musicologo e conduttore della nota trasmissione "La Barcaccia" su Radiotre, programma di culto sull'opera lirica in Italia: "E' incredibile l'arroganza dimostrata da Mutinel volere a tutti i costi avallare un sovrintendente debole e inconsistente come Meli, resosi celebre per aver portato a un pauroso deficit il Lirico di Cagliari. E' indecoroso che la Scala faccia leva su personaggi come Proczynski, chiacchierati per i metodi disinvolti utilizzati in più occasioni. Un grande teatro è tale soprattutto per la qualità morale degli uomini prescelti a occupare gli incarichi più importanti. Gli ultimi eventi, pur turbando l'apparente quiete scaligera, non possono che portare a un miglioramento di questo glorioso teatro". (L'Espresso - 28/04/2005)

Enrico Arosio e Leo Sisti