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La vita sta cambiando pelle

Borsellino: nuove indagini e vecchie polemiche

(ansa.it) PALERMO - Verbali "aggiustati", il famoso "papello" annunciato dal figlio di Ciancimino, indagini su cui grava l'ombra del depistaggio, veri e falsi pentiti e undici ergastoli definitivi che un probabile giudizio di revisione potrebbe mettere in discussione. Sul tragico sfondo di via D'Amelio, teatro della strage in cui morì il giudice Paolo Borsellino, si affacciano nuovi personaggi: aspiranti collaboratori di giustizia che potrebbero riscrivere la storia dell'eccidio, come Gaspare Spatuzza. E investigatori sospettati di avere estorto confessioni e accuse. Ma sulla scena tornano anche a comparire vecchi protagonisti al centro di roventi polemiche. Come Vincenzo Scarantino, spacciatore della Guadagna, che con le sue rivelazioni ha decretato la condanna al carcere a vita di undici persone, l'uomo delle ritrattazioni clamorose. Mai preso sul serio dai legali di alcuni imputati, fu ritenuto credibile, invece, dalla Procura di Caltanissetta che sulla sua verità ha istruito due processi che hanno portato a decine di ergastoli. A distanza di anni, però, la stessa Procura, che ora ha riaperto l'indagine sulla strage, ha deciso di fare chiarezza sulla gestione dell'ex collaboratore. Ed è partita da un verbale del '94 visibilmente 'taroccatò. Qualcuno tentò di indurre Scarantino a mentire? E chi?, si chiedono i magistrati che, proprio sul presunto depistaggio avrebbero iscritto nel registro degli indagati alcuni poliziotti che avrebbero fatto parte del pool Falcone-Borsellino, all'epoca guidato da Arnaldo La Barbera. Domande che i magistrati si fanno a distanza di 17 anni dalla strage, ma che non sono affatto nuove. Se le facevano gli avvocati che hanno assistito prima al pentimento di Scarantino, avvenuto subito dopo l'arresto, poi alla sua ritrattazione in aula del 1998 e infine alla ritrattazione della ritrattazione, nel 2000. In prima fila, ad esprimere dubbi sul collaboratore c'era, allora, l'avvocato Rosalba Di Gregorio, difensore di quattro degli 11 imputati che grazie alle dichiarazioni di Scarantino sono stati condannati all'ergastolo. E ancora l'avvocato Piero Milio che, da senatore della lista Pannella, nel febbraio del 1999, presentò un'interrogazione al ministro della Giustizia proprio sul verbale "aggiustato" del 1994 che ora ha destato l'attenzione della Procura di Caltanissetta. A suscitare gli interrogativi del legale-senatore furono le annotazioni a margine del verbale scritte da un poliziotto che, interrogato dai giudici del Borsellino bis, sostenne di averle fatte su input del pentito. "Scarantino - dichiarò in quell'occasione Milio - ha addirittura prodotto atti e documenti non firmati e da lui acquisiti durante il periodo in cui è stato sottoposto a regime di rigorosa protezione. Per questo ho chiesto ai ministri se non ritengano di dover disporre una seria indagine ispettiva anche al fine di accertare come Scarantino abbia potuto disporre - e chi gliela abbia data - della copia degli interrogatori, quasi tutti annotati, mentre la difesa degli imputati ha avuto, a suo tempo, rilasciate solo copie parziali". Quell'interrogazione, presentata ai ministri del governo di centrosinistra presieduto da Massimo D'Alema "non ebbe mai alcuna risposta", come sottolinea oggi l'ex parlamentare della lista Pannella. Vecchi dubbi che tornano attuali ora che contro la "verità" di Scarantino arrivano le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che, autoaccusandosi della fase preparatoria della strage, smentisce tutta la versione dell'ex pentito. Uno scenario complesso che potrebbe finire davanti ai magistrati di Catania, competenti in un eventuale giudizio di revisione dei processo Borsellino uno e bis. La Procura di Caltanissetta starebbe valutando la possibilità di chiedere la revisione dei dibattimenti limitatamente alle posizioni degli imputati, tirati in ballo, appunto, da Scarantino. Nessuna conferma però dagli inquirenti che, anzi, lamentano i danni delle fughe di notizie co