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La vita sta cambiando pelle

ONU: RAPPORTO POPOLAZIONE, ALBA DI UN MILLENNIO URBANO

di Luciano Clerico

(ANSA)
WASHINGTON - Attenzione, il Terzo Millennio sarà di tipo urbano. Perché dal 2008 per la prima volta nella storia dall'uomo più della metà della popolazione mondiale sarà concentrata in aree urbane. Inutile cercare di invertire la tendenza, perché i 3,3 miliardi di persone che già oggi vivono in città arriveranno a 5 miliardi nel 2030. Meglio semmai assecondare questo ineluttabile fiume migratorio cominciando fin d'ora a realizzare sobborghi urbani attrezzati. Perché è lì, nella sostenibilità di quei sobborghi, che si gioca il futuro del mondo. E' questo il messaggio che l'Onu lancia oggi ai Governi del mondo attraverso il suo Rapporto sullo Stato della Popolazione Mondiale. Il Rapporto è ad un tempo un grido d'allarme e un invito alla speranza. In oltre cento pagine fitte di ricerche demografiche curatissime, il Rapporto dice in sostanza questo: la popolazione del mondo cresce ad una velocità pazzesca, sarebbe non solo inutile, ma proprio sbagliato cercare di invertire la tendenza.

Nel 2030 aree come l'Asia o l'Africa avranno più che raddoppiata la loro popolazione. L'Asia passerà dal miliardo e 360 milioni di persone del 2000 ai 2,64 miliardi del 2030, l'Africa dai 294 milioni attuali a 742 milioni, il Sud America, compresa l'area caraibica, dai 394 milioni di oggi a 609. Quelle saranno tutte persone che, in un modo o nell'altro, andranno a vivere in città. Inutile allora cercare di cambiare il corso delle cose, ammonisce il Rapporto UNFPA (United Nation Population Fund). Molto meglio cercare di assecondarlo, consapevoli del fatto che la possibilità (o meno) di un futuro sostenibile "dipende da decisioni che in larghissima parte devono essere prese ora".

Dando un'occhiata "in profondità" - scrive l'Onu - a quella che il Rapporto definisce "l'Alba di un Millennio Urbano", si possono fare emergere alcune conclusioni: 1) il diritto dei popoli a migrare per cercare condizioni di vita migliori va accettato, e bisogna abbandonare i tentativi di scoraggiare i flussi migratori, anche perché politiche di questa natura hanno dimostrato di non produrre risultati; 2) la concentrazione di un'ampia parte di popolazione in aree urbane può contribuire alla crescita, i benefici potenziali dello sviluppo di grandi aree urbane sono di gran lunga superiori agli svantaggi; 3) per attrezzare i sobborghi urbani in aree minimamente attrezzate dal punto di vista sanitario e abitativo é necessario prendere "ora" decisioni che avranno effetti sul lungo periodo. "I politici hanno in genere avuto difficoltà ad accettare la crescita urbana, e hanno cercato di prevenirla scoraggiando le migrazioni - si legge nel Rapporto -. Politiche di questo tipo sono inefficaci, perché ridurre la capacità di accoglienza non fa altro che crescere gli 'slums', 'le favelas', i 'ghetti', e ha riflessi negativa sulla stessa crescita economica". Le popolazioni più povere, invece, possono essere un fattore importante di crescita, "purché si creino per loro condizioni urbanistiche minimamente accettabili".

Anche perché le proiezioni demografiche parlano chiaro: dal 2030 lo sviluppo attuale porterà i Paesi in via di sviluppo a triplicare l'attuale porzione di territorio occupata da aree urbane, mentre per i Paesi industrializzati questa quota crescerà di due volte e mezza. Per questo "sarà proprio l'urbanizzazione ad offrire la possibilità di ridurre la povertà e di mitigare le inequaglianze oggi esistenti".

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