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La vita sta cambiando pelle

Il tango contemporaneo di Milena Zullo

di Giuseppe Distefano

21 gennaio 2010

 
FOTO / Lo spettacolo di Milena Zullo


(ilsole24ore.com) Sarà pure un pensiero triste che si balla, come lo definì Enrique Santos Discépolo. Ma il tango è anche un pensiero complesso. Fatto di esattezza, velocità, invenzione. E poi c'è la musica. Nata nell'ambiguità dei postriboli o nella triste solitudine degli umidi "caminiti"; intonata dalla chitarra o vibrata dal soffietto del bandoneòn; in seguito impreziosita e raffinata da molti compositori, la musica è l'anima del tango. Che poi sia ballato, cantato o recitato, poco importa. Il tanghismo trendy che ha pervaso il nostro paese e la sua globalizzazione ne hanno fatto oggi un rituale sociale. Rimaneggiarlo coreograficamente è operazione dialettica coerente, anche se può far storcere il naso ai puristi del genere. Ben venga allora la contaminazione operata da Milena Zullo per il Balletto di Roma per i cinquant'anni d'attività della compagnia.

Il suo "Contemporary tango" ci trasporta nell'abbraccio del tango, dentro il quale si riversano bisogni, aspettative, desideri, oblii. Un approccio che rimanda al superbo "Kontaktof" di Pina Bausch, quel "luogo dei contatti" dove si celebrava la ricerca e l'impossibilità dell'amore. Lo spettacolo della Zullo ricorda pure la balera di "Ballando, ballando" di Ettore Scola e poi di Giancarlo Sepe dove, attraverso il ballo e le sue mutazioni di stile e d'epoche, si dipanava la storia del nostro paese. Anche qui siamo dentro una sala da ballo, dove una donna delle pulizie, in apertura, compare sistemando le sedie per gli avventori che giungeranno. Forse il suo è solo un sogno, la proiezione di un desiderio, che si affolla man mano di uomini e donne alla ricerca di una relazione per vibrare insieme nei passi di danza. Schierati frontalmente ai lati, si scrutano, si adocchiano, per avventurarsi nel contatto. Si formano coppie. Ma dimenticate l'avvitamento delle gambe dell'uomo e il passo della donna che disegna l'"ocho" a terra; la passeggiata di fianco, gli sgambetti. Del tango classico c'è poco. Solo la musica. E una coppia di tangueros, che, ad intervalli, entra ed esce dalla scena, rompendo e legando le diverse sequenze.

Questo di "Contemporary tango" è più svirilizzato rispetto a quello tradizionale, vigoroso però nella nuova scrittura di movimento che arriva alla composizione pura di danza. Già nella prima sequenza, col corale semidenudarsi dei danzatori, per poi, successivamente rivestirsi e cambiare look, la Zullo sembra voler ascrivere in quei corpi una "memoria zero". Sui quali tracciare nuova vita e nuove storie. E sono storie singole, che diventano di coppie, di gruppo, di terzetti. Intrecci sensuali, sinuosi, alternati a schieramenti di spalle, frontali o circolari, a volteggi e a scivoloni per terra; a salti violenti, con le donne abbarbicate sugli uomini, e questi che si buttano ai loro piedi. Sono abbracci appassionati, spezzati e riconquistati, in gesti di seduzione che hanno il ritmo anche allegro della competizione. Con gli uomini, spesso, a piedi scalzi, e le donne calzanti tacchi a spillo sui quali si cimenterà pure, nel difficile equilibrio, una coppia maschile. Le scarpe diventano simbolo delle identità. E nel finale, coi danzatori in abiti d'oggi, verranno tutte deposte, non senza esitazione prima di uscire di scena, illuminate da un fascio di luce. Ultima ad adagiarle sarà l'inserviente, che ricompare a chiudere la sua visione onirica. Di segno fortemente "modern" e contemporaneo, la danza di Michela Zullo possiede un'identità autonoma e riconoscibile, elegante, stilizzata, e "sporcata" nello stesso tempo di quel linguaggio voluttuoso insito nel tango. Dentro il cui universo naufraghiamo grazie all'impeccabile esecuzione dei dodici danzatori.

"Contemporary tango", coreografia Milena Zullo, Balletto di Roma. Costumi Giuseppina Maurizi, light designer Emanuele De Maria. Prima nazionale al teatro Lauro Rossi di Macerata.
www.ballettodiroma.com

21 gennaio 2010

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