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La vita sta cambiando pelle

"Liberi dalla cybercensura" un giorno per i diritti sul web

 

L'organizzazione per la libertà di informazione Reporters sans Frontières promuove la mobilitazione internazionale per il 12 marzo. Mentre in Cina è di nuovo braccio di ferro tra il regime e Google

TIZIANO TONIUTTI

(repubblica.it) Internet, ultimo bastione di libertà. O per lo meno la cosa che più gli si avvicina in questi tempi di controlli incrociati sulle attività quotidiane di tutti noi, sempre più digitali. Il web è l'unico mezzo con cui il mondo ha potuto conoscere qualcosa di quello che avveniva in realtà distanti e dai confini mediatici sorvegliatissimi, dall'Iran alla Cina, e anche in Italia. Dove l'informazione che viene dalla Rete spesso è più completa di quella offerta da media tradizionali, se non proprio alternativa. E se esiste una nuova libertà digitale, esiste anche la sua nemesi. Per questo Reporters Sans Frontières propone che il 12 marzo diventi la "Giornata della libertà mondiale contro la cybercensura". Un'idea che arriva nello stesso giorno in cui la Cina minaccia Google chiedendo all'azienda americana di uniformarsi alle leggi locali con una motivazione a suo modo limpida: "La censura è necessaria per la stabilità". Chiedere è lecito, e in questo

 

caso rispondere non è cortesia: se Mountain View decidesse di mantenere la sua posizione anti-censura, il ministro dell'industria cinese Li Yizhong replica in anticipo: "In caso Google decida di agire contro la legislazione e i regolamenti cinesi, sarà ritenuta irresponsabile e ne dovrà pagare le conseguenze".

Pechino è irremovibile sulla necessità di controllo a monte delle notizie e degli argomenti che arrivano al popolo. "Se ci sono informazioni che attentano alla stabilità del paese e del suo popolo, è ovvio che dobbiamo bloccarle", ha sottolineato Li Yizhong. Senza tenere in conto l'approccio distensivo tentato da Google nei giorni scorsi. Eric Schmidt, amministratore delegato di Big G, ha dichiarato che l'azienda era in trattative con il governo cinese e che sperava in una soluzione rapida della questione, ma le dichiarazioni del ministro di Pechino oppongono l'ennesimo muro al dialogo. Anzi, Yizhong aggiunge anche che "se Google dovesse andarsene, il web in Cina continuerà a svilupparsi senza problemi". Certo, ma come una sottorete, una internet tronca. Un'imitazione cinese della Rete vera.

Il paese della grande cybermuraglia è comunque solo uno degli "stati serraglio" in cui l'accesso al web è fortemente limitato. Secondo Reporters Sanz Frontières, esiste una serie di paesi definibili "nemici di internet", tra questi l'Iran e l'Arabia Saudita, paesi in cui i tentativi di controllo del web sono quotidiani e quasi sempre di successo.

A fianco della giornata per la libertà del web, Reporters Sans Frontières ha promosso insieme a Google il primo "Netizen Prize", riservato all'utente ignoto della Rete che ha maggiormente contribuito alla difesa della libertà online. I candidati sono tantissimi: tutti quegli anonimi blogger e dissidenti elettronici che diffondono informazioni dive non si può. E spesso pagano in prima persona per i loro "reati".

A sostegno dell'iniziativa, Rsf ha pensato a una campagna "virale" con la creazione di un logo, un mouse colorato che spezza le catene della censura. Un'immagine che è nata per essere presa e condivisa sulle reti sociali.

Il 12 marzo, nelle intenzioni dell'organizzazione, vuole essere una giornata internazionale di denuncia e lotta che ricordi al mondo che la Rete deve essere libera e accessibile a tutti i suoi utenti, un'opportunità illimitata di scambio di idee e di informazione. Un luogo senza muri e firewall, a cui finora buona parte del pianeta può accedere in libertà.

(12 marzo 2010

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