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La vita sta cambiando pelle

Cinema - Addio Patrick Swayze, sei stato come il vento

di Federica Aliano

(alphabetcity.it) L'attore si è spento lo scorso 14 settembre 2009, a Los Angeles. Ci lascia sogni, emozioni, infiniti spezzoni di film e ricordi ad essi legati. E l'esempio di chi non si arrende da seguire

Patrick Swayze nel ruolo di Bodhi in Point Break

Alla fine si è dovuto arrendere al cancro al pancreas, quella malattia che non lascia scampo a nessuno e che, nel corpo di qualcuno altro, avrebbe avuto la meglio molto prima. Patrick Swayze invece ha continuato a vivere e a sorridere alla vita fino all'ultimo, a lavorare sui suoi set e a strizzare l'occhio ai paparazzi che lo fotografavano notevolmente deperito, ma mai arrendevole.
Cinquattasette anni, trenta dei quali spesi a Hollywood, ad assaporare il suo sogno divenuto realtà. Swayze è stato un idolo per le donne di tutte le età, grazie a ruoli indimenticambili come quello di Johnny Castle in Dirty Dancing e quello di Sam Wheat in Ghost, ma anche degli uomini, con parti egualmente divenute indimenticabili, come quella di Dalton ne Il duro del Road House e soprattutto quella del surfista filosofo Bodhi in Point Break, da molti considerato l'apice della sua carriera.
La verità è che Patrick l'apice lo aveva raggiunto appena messo piede nella grande industria della Settima Arte: era bellissimo, sapeva recitare ogni tipo di ruolo, cavalcava perfettamente e non aveva bisogno di controfigure, in più cantava divinamente e ballava... be' lo sappiamo tutti come ballava.
Se ancora ci fosse bisogno di rendere omaggio alla sua professionalità, citeremo ruoli assolutamente di culto, come quello ne I ragazzi della 56ma strada o altri, grandi e piccoli ma sempre indelebili, come quello del motivatore in Donnie Darko o quello di Vida in A Wong Foo, grazie di tutto! Julie Newmar. E fino alla fine ha continuato a recitare sul set di The Beast, serie TV che lo ha visto nei panni di Charles Barker per ben tredici episodi.
Patrick aveva già dichiarato che la sua salute era stata messa a dura prova da abusi di alcol e sigarette che aveva sempre fatto nel corso della sua vita, ma del resto il suo fisico sembrava consentirglielo: "Il mio più grande rimpianto è il danno fisico che ho fatto al mio corpo", aveva dichiarato. "Fisicamente sono capace di fare praticamente tutto e così ho pensato di essere invincibile, mi sono rotto diverse ossa, ho giocato a football, fatto un sacco di sport, ho recitato, danzato, fatto da solo scene rischiose, praticato la kick boxing, anche sul ring... Adesso mi sembra tutto un po' stupido".
Noi non siamo d'accordo, Patrick, spiacenti. Ci sembra invece che tu abbia vissuto appieno la tua vita, regalandoci inoltre emozioni su emozioni. E alla fine nemmno tu lo pensavi davvero. La dimostrazione? "Mi sento ancora bene sul lavoro, non sono cambiato. Oh, ma che dico, certo che sono cambiato. Sto attraversando una zona di guerra. La chemioterapia, non importa quanto tu sia forte, è l'inferno sulle ruote".
Swayze era sposato da trentaquattro anni con la stessa donna, l'attrice e ballerina Lisa Niemi, che aveva conosciuto nella scuola di danza di sua madre Patsy Swayze, quando lui aveva diciannove anni e lei solo quindici. I due avevano anche coronato un altro sogno personale, quello di essere i protagonisti di un film insieme, con One Last Dance, un musical drammatico e romantico del 2003, arrivato in Italia in sordina solo tre anni dopo.
E adesso dovrei scrivere qualcosa di personale, per raccontare a tutti voi che state leggendo perché oggi piangiamo Patrick Swayze. Ma mi spiace, non posso farlo. Chiudere la sua biografia è per me impossibile, significherebbe chiudere un libro che non voglio finire mai di leggere. Vi lascio con la canzone più famosa cantata da Patrick Swayze, quella che tutte noi vorremmo che prima o poi qualcuno ci dedicasse...