Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

Caccia ai clienti di Casa Anemone

Individuati assegni per 520 mila euro, si cerca il beneficiaro. Ancora venti operazioni sospette

FRANCESCO GRIGNETTI

(lastampa.it) PERUGIA - Tra le tante che interessano alla procura di Perugia, c'è un'operazione bancaria dell'architetto Angelo Zampolini talmente sospetta da apparire di sicuro un'altra compravendita fittizia. E ora è aperta la caccia all'anonimo che ha beneficiato della generosità di Diego Anemone. L'operazione in questione risale al 7 luglio 2004, ventiquattro ore dopo la transazione che portò Claudio Scajola a divenire proprietario dell'appartamento dietro il Colosseo. Quel giorno, il 7 luglio, l'architetto si presentò alla solita filiale della Deutsche Bank in largo Argentina con una valigetta zeppa di banconote. Al cassiere dello sportello risultarono essere 520 mila euro. Come aveva fatto già in diverse altre occasioni, Zampolini nemmeno versò i soldi sul suo conto ma chiese di trasformarli all'istante in assegni circolari. Ne furono emessi 52 da diecimila euro ciascuno.

Zampolini indicò anche un nome, un «tale Maurizio De Carolis», che tutto lascia pensare fosse un ennesimo venditore di appartamento. Chi sia e dove viva questo signor De Carolis, però, la procura perugina ancora non l'ha scoperto. E già si ipotizza di chiamare Zampolini per un nuovo interrogatorio: che sia lui a dire chi è il fortunato mortale che s'è visto pagare il suo appartamento dalla «cricca» di Balducci & soci. Se il meccanismo è stato il solito, anche questa compravendita del 7 luglio 2004 dev'essere stata perfezionata dal notaio Gianluca Napoleone. In genere è lui quello che mette i timbri a questi curiosi acquisti di casa. E infatti la Guardia di Finanza è già stata nel suo studio e ha sequestrato un'ingente mole di documenti: probabilmente il nome del signor De Carolis salterà fuori da lì.

Ma la Finanza è al lavoro anche su tutt'altro fronte: si stanno seguendo le tracce di migliaia di assegni, per lo più intestati a una tal signorina Annika Sanna, classe 1986, italo-finlandese, per capire chi li abbia incassati. Rientra in questo filone anche lo screening di tutti i movimenti bancari dell'architetto Zampolini. Il nome di De Carolis, prima o poi, salterà fuori anche qui. E poi non sfugge che il notaio Napoleone registra abitualmente i contratti di compravendita presso l'Agenzia delle Entrate di Civitavecchia: si vanno facendo accertamenti anche qui. La Fiamme Gialle hanno in mano una «black list» predisposta dalla Banca d'Italia che segnala 8 nominativi sospetti: don Evaldo Biasini, Antonello Colosimo, Valerio Carducci, Dino e Luciano Anemone, Alida Lucci, Stefano Gazzani e Bruno Ciolfi.

A carico di queste persone Bankitalia ha diramato un cosiddetto «allarme antiriciclaggio» che non prova nulla, ma certo lascia intendere qualcosa di losco. E infatti di don Evaldo si sa che è il «cassiere» di Anemone; Alida Lucci è la sua segretaria e dispone di ben 23 conti correnti pur dichiarando un reddito da 30 mila euro annui; Stefano Gazzani è lo spregiudicato commercialista; Dino Anemone è suo papà nonché fondatore dell'impresa di famiglia; Antonello Colosimo è il magistrato della Corte dei conti che nel 2008 era vice Alto Commissario per la Lotta alla Contraffazione e allo stesso tempo interveniva pesantemente sui funzionari di banca per spianare la strada al suo amicone costruttore Francesco De Vito Piscicelli; Bruno Ciolfi è un costruttore associato ad Anemone per la costruzione del nuovo carcere di Sassari (opera segretata), l'allargamento dell'aeroporto di Perugia (150° Anniversario dell'Unità) e il Museo dello Sport (Mondiali di Nuoto); Valerio Carducci è un altro costruttore, fiorentino, tenuto fuori ad arte dall'appalto per l'Auditorium e poi «risarcito» con un albergo da costruire alla Maddalena. Tutti indagati, tutti nell'occhio del ciclone. E non solo loro.

Sarebbero arrivate a Perugia ulteriori venti segnalazioni «antiriciclaggio» di Bankitalia. Ricostruendo tutti questi movimenti bancari, la procura vuole verificare che non ci siano altre «teste di legno», altri architetti Zampolini che si prestavano a schermare le compravendite farlocche di appartamenti. Complessivamente, il solo architetto ha movimentato 2 milioni e ottocentomila euro, sempre alla stessa maniera: «Versati in banca - scrive la Finanza - a fronte dell'emissione di centinaia di assegni circolari». Da dove siano venuti i soldi, c'è la parola di Zampolini che indica Anemone e c'è anche l'ex factotum tunisino che materialmente consegnava le valigette. «Gli stessi sono serviti per l'acquisto di immobili da parte di terzi soggetti», conclude la Finanza. E c'è da domandarsi che fine faranno, questi appartamenti.

Né il generale Pittorru né l'ex ministro Scajola sono indagati. Ma se in futuro venissero indagati per concorso in riciclaggio, o per corruzione, molte cose potrebbero cambiare anche sul versante immobiliare.