Salta navigazione.
La vita sta cambiando pelle

DIGITALCITY: FUTUREONLINE

Biennale di Cybercultura 25, 26, 27 Marzo 1999

Aula Magna - Università' di Parma

Relazione di Luigi Boschi

L'inverno è finito: la biennale di cybercultura inaugura la prima era di Digitalcity: oggi è il nuovo giorno.
Digitalcity c'è. Il tam tam della Tribù virtuale ha iniziato i messaggi in rete per un richiamo desiderato nelle sue forme culturali e non nelle forme commerciali. Incontri internazionali di cyberscienza per fare il punto attuale delle ricerche a livello mondiale.
Siamo qui per dichiarare e testimoniare una crescente collettività autorganizzata che vive nel caos del sapere dove tutto deve essere inventato.
Come è possibile darsi ora in fase di sviluppo regole verso l'ignoto, significherebbe privarsi di futuro.
Vorrei cercare di dire cose di verità evitando il niente conformistico. E' nella franchezza di vedute che si scoprono i mari. Quindi!

Lo Stato reale vorrebbe indirizzare, senza conoscerne la portata del fenomeno Internet, a regole, comportamenti, moralismi ecc, secondo modelli che non hanno nulla a che fare con l'online. E questo solo per ritardare il cambiamento, la rivoluzione digitale. Chi ne trae beneficio? Lo Stato reale è allo sbando. Un sistema politico autorefrenziale incapace di cogliere lo stato della moltitudine. Un'economia con difficoltà di crescita, a cui si contrappone un'esplosione demografica.
La razionalità tecnologica sconfigge ogni tentativo di frenarla e lo stesso accadrà a chi tenterà di ritardarne il cammino per motivi altruistici (pericolo) o egoistici (corporazioni).
Digitalcity è la consapevolezza che lo Stato virtuale esiste.
Ma a proposito di esistenza dove sono le nostre fondazioni bancarie, istituzioni culturali che sono volutamente orientate a dissipare la ricchezza collettiva nella ripetizione decorativa. Loro l'intelligenza collettiva l'annientano col cinismo ragionieritico: bisogna battere l'erba per scacciare i serpenti.
Abbiamo difronte due scenari che per ora non vogliono convivere o meglio l'uno cerca di predominare l'altro, ma lo scenario storico cerca di impedire quanto più possibile al bruco di divenire farfalla. Ma soprattutto non si vorrebbe, non si permette di far battere le ali alla farfalla: sappiamo che un battito di ali a N.Y potrebbe far scatenare una tempesta a Roma, e la guerra in Serbia.

Ora il mio intervento è diretto a provocare una riflessione sulla necessità di riconoscimento della nuova dimensione di Stato rispetto allo Stato reale. O almeno che vengano costituiti gruppi di lavoro sulle nuove modalità di essere Stato online. Se ora infatti ci si dibatte sulla proprietà delle reti tecnologiche, presto si dovranno fare i conti con le reti di contenuti. Senza contenuti reti e computer sono inutili. Così come le auto e le strade sono inutili senza carburante.

Visioni
Costruzione di comunità virtuali che insistono su logiche economiche e di relazione diverse dalle logiche economiche di massa. Ambienti dove creatività e soggettività costituiscono la ricchezza.
Costruire comunità significa trasformare degli osservatori in membri attivi.
Digitalcity è un progetto che consente di iscriversi come attori e non spettatori o consumatori passivi nella nuova cultura in atto.
La quarta ondata (rurale, industriale, postmoderma, è una rottura di paradigma col precedente. E' una rottura evolutiva spazio tempo conseguenza dei sistemi paralleli. Pensate alla scrittura che non è più sequenziale ma ipertestuale.
L'aumento della complessità richiede sistemi sovrassistiti impercepibili umanamente.
Ora per non essere travolti occorre prevedere per provvedere: telerilevamento, trattamento e trasmissione, interazione costituiscono gli elementi del telesapere. Non sarà la città che contiene l'Università, ma è l'Università che si fa città.
Le università diverranno "le città", abitate e non luoghi transitati per la certificazione di frequenza di corsi di studio. Dovranno essere quartieri della scienza e si sceglieranno i luoghi dove domiciliare in funzione dei propri interessi culturali, in funzione di chi già vi risiede, della ricerca esplorativa e applicata svolta, luoghi abitati dalle idee dove incontrare menti.
L'amico Papagno sostiene che saranno i nuovi porti del 2000: nel medioevo si trasportavano Atomi, oggi si trasportano Bit; chi meglio dell'Università potrà svolgere questo ruolo? Si ritorna quindi navigatori nomadi virtuali e reali per il mondo nell'arcipelago della scienza e della cultura.
Alcuni sostengono che siamo entrati nell'era del capitalismo postindustriale multinazionale. Le macchine dell'industria hanno lasciato il posto a un'economia dell'informazione che produce beni intangibili.
Una cosa è certa che dove arriva la rete l'esistente invecchia velocemente: il rapporto spazio tempo è stato bruciato.
L'opera non ha autore. Ogni persona è un'opera. La rappresentazione è divenuta autocoscienza di un io che agisce, si modifica, in diretta.
C'è la diretta, la differita, la replica, ma la scena è caratterizzata dall'azione, in cui l'io si svela, si autoalimenta. La Sua metamorfosi avviene senza veli: non ci sono più i tempi della prova, è un io in diretta costante col mondo, con l'Universo, alla scoperta delle dimensioni multiple afisiche.
Quali allora le nuove forme di stato di convivenza?
E' l'autodisciplina, la consapevolezza di un'autorganizzazione, di un'autodeterminazione necessaria per convivere.

I tempi di risposta dello Stato rappresentativo sono oggi inadeguati. Ora nello Stato della rappresentazione la fiction è divenuta realtà; nella rete l'azione è l'opera.
Le attuali forme piramidali di Stato portano alla distruzione, perché incapaci di interagire con la crescente complessità. Quante ricchezze dissipate per questo tipo di organizzazione!
La rete un potere mentale collettivo in cui partecipano gruppi e individui su un nuovo tipo di coesione in continua metamorfosi e configurazione.
Lo Stato diviene un immenso documento distribuito in costruzione continua, in perpetua riorganizzazione. 

Stato reale e stato virtuale
Non permettiamo di dire che la rete è fredda, ha in sé al contrario tutto il phatos necessario per costruire mondi con forti personalizzazioni e incarnazione di conoscenza: Digitalcity non era un mondo conosciuto, era in potenziale dentro la rete ed è divenuta reale per chi vi ha partecipato, aderito; sono molte e numerose le istituzioni che sono state a guardare.
Ma le istituzioni possono al massimo informatizzarsi per rendere il mondo reale più accessibile (efferato), ma sono divenute parte del museo. Il digitale è una rivoluzione fredda dai codici caldi; e una rivoluzione non è una modifica di costume, ma un cambiamento radicale di civiltà. L'economia dei Bit non è l'economia degli atomi e pressuppone società con nuove strutture, nuovi ruoli. Non possiamo pensare di andare per lo spazio con i taxisti. E oggi chi governa i centri di potere dello Stato reale non conosce la dimensione cyber.

La rete è il divenire, il reale il confezionato.
Non possiamo pensare di trasferire la cultura del reale nel virtuale, tentativo sterile delle istituzioni, così come non avrebbe senso mandare in orbita un treno!
Già abbiamo fatto molto per creare zombi dopo mezzo secolo di media passivi.
Diciamolo: viviamo nel cyber spazio da noi creato e dallo Stato reale spesso impedito. Dobbiamo solo rendercene conto essere consapevoli delle nostre forze; non vendiamo solo servizi agli Stati reali, che per sopravvivere hanno bisogno dei nostri saperi, siamo una civiltà che si scambia saperi, ricerca nuove forme del sapere, non si imbruttisce nell'obsoloscenza ineluttabile del reale.
L'intelligenza collettiva è l'antidoto per evitare le banalità quotidiane, un augurio per riuscire a individuare quelle vie che possano ridare senso alle città, sedute sul loro "segno" in decadenza.

I politici sanno come è difficile -quasi impossibile- operare cambiamenti di rotta in un sistema. A volte se ci si riesce sono così impercettibili, anche se sembrano enormi, che la ragione non ne spiega lo sforzo.
Ridare senso alle città nella nuova, quarta ondata che sta per arrivare! Essere pronti per il surf necessario per non essere inghiottiti nel vortice dove ogni abilità è insufficiente per emergere.
Questa energia non la si trova nel razionale, nel già noto, ma nelle nuove visioni che ormai ci circondano.
Luoghi di pensiero creativo che ricercano un dialogo con i centri di potere.

I politici non sono ricordati alla fine del loro mandato per le opere di razionalizzazione, -mai sufficienti per il precoce invecchiamento dell'esistente- che sono forse riusciti a realizzare, ma per gli orizzonti e i nuovi riferimenti che saranno stati capaci di dare alla gente.
Ridare partecipazione nella consapevolezza di un cambiamento che sarà radicale; chi si troverà sul bagnasciuga e non avrà gli strumenti per navigare o fluttuare rimarrà senza terra sotto ai piedi in balia del riflusso e dello "sbattimento"... dei marosi.

Siete Voi che dovete decidere, se avvalervi di quelle forze creative che possono fornirVi le visioni di luoghi sconosciuti che a breve, però, costituirano il nuovo. Anche i grandi cambiamenti oggi non avvengono in tempi lunghi, stanno assumendo delle accelerazioni incredibili e ancor di più nei paesi importatori di saperi tecnologici.
Sappiamo tutti cosa è successo negli ultimi anni. E sappiamo tutti benissimo che l'impatto col nuovo non sarà indolore.

Collegare i nostri saperi col futuro immininente è un processo culturale necessario per sopravvivere in cui forse, anzi senz'altro non si è timonieri, ma si è a bordo... di una nave le cui rotte non ci sono del tutto note!

Si pensava di essere nelle Indie e si trovò l'America!
Le grandi scoperte nascono da rotture, buchi neri, ignoto, mentre il razionale evolve il già noto.
Forse i creativi sono ingenui, ma sanno produrre visioni nella complessità sociale e ciò provoca sogni nella gente e generano proiezioni di "senso".
Togli il senso e diviene produzione di servizio autoreferenziale col predominio del "segno" senza "senso" fino all'esaurimento e collasso del sistema, divenuto un simbolo vuoto; viene a mancare la forza generatrice e si viaggia per inerzia.
Produrre "senso" vuol dire consentire la formazione di indirizzi, generare nuove sensibilità, costruire valori.
E' l'azione quotidiana che si carica di "senso" nel perseguire l'obiettivo, una conseguenza, dai contenuti misti di "segno" e "onirici" e in cui il razionale "media" con l'esistente senza deprimere la mente.
Digitalcity è una nuova cybercity, è una città del sapere orientata allo scambio culturale, che pone le proprie basi dello stare insieme sull'incontro del pensiero. Una civiltà capace di autoregolarsi.

Lo stato virtuale non diviene dall'assumere le dimensioni dello stato reale, Lo stato reale diverrà un museo forse informatizzato.
E come accade con le cose antiche le migliori si cerca di salvarle le altre decadono per impossibilità di mantenimento.
Il reale va in malora, lo vediamo tutti i giorni sotto ai nostri occhi. Palazzi, Corti, Musei, Opere d'Arte. La difficoltà a mantenerli in vita è mostruosa. Siamo tutti diventati operatori di musei, riconvertiamo il reale esistito per altri usi; ci adoperiamo per una organizzazione elefantiaca e asinina, obsoleta incapace di autoriprodursi nel rispetto e nella libertà della persona, ma sopravvive grazie agli schiavi che l'apparato sa riprodursi; e se non bastano all'interno, bene, si va all'esterno: immigrati venite che c'è posto sotto i ponti. L'importante è che ci manteniate quello che noi non vogliamo più fare e magari potreste anche pagare i contributi per alimentare le nostre pensioni, ecc...

E la chiamano civiltà!! Diamo a chi non ce l'ha una connessione, vedrete che saprà sfamarsi. Diamogli una possibilità di essere persona, non schiavo. Valorizzare l'Io e non brutalizzarlo. Progettare nello stato di qualità.
Conoscenza, finanza, comunicazione, religioni, sono la forza della civiltà cyber perché hanno subito o sono sempre state immateriali.

E il cyber vive di immaterialità. La civiltà virtuale è fondata sul piacere dei saperi e dello spirito. La società reale è fondata sulla soddisfazione dei piaceri materiali. Una soddisfazione oggi divenuta sterile senza desiderio. Una civiltà senza senso, priva di desiderio, fondata sulla forza fisica e economica, abitata da zombi.

Abbiamo saputo creare piaceri che devono essere scortati dalla polizia.

Lo stato virtuale è indipendente dallo stato reale. Ciò non significa che tra loro siano incomunicanti, anzi vi saranno scambi culturali, commerciali ecc, ma è necessario che sia dichiarata e riconosciuta l'indipendenza dello Stato Online da parte degli Stati reali. I cybernauti risiedono in rete e domiciliano in località.

Più di 150 milioni sono oggi i cybernauti, che vivono individualmente o in cyber cities.

Certo si è agli inizi di una dichiarazione, di esseri appartenenti, con le comunità e città, a un altro Stato, a una Federazione di città vituali, con proprie modalità di convivenza, ma gli Stati reali devono iniziare a riconoscere, rispettare questa palese, ma nuova dimensione.

Potrebbe anche darsi che nel tempo si scopra che il digitale è stato una delusione, è certamente il processo di scollegamento dall'attuale società; avrà  comunque avuto il merito di toglierci dall'attuale discarica, palude, forse per poco, ma anche se fosse solo per una frazione di tempo ne sarebbe valsa la pena, se non altro per aver ridato il sogno alla persona, che oggi vive nelle tenebre della società dell'orgia senza senso: è la possibilità di evasione dal processo di sterminio mentale.

Forse il caos riporta al senso che il segno nell'era del razionale aveva perso.
Dopo il digitale la liberazione di un nuovo Io, sè, forse la sua essenza, il pensiero che trascende la materia.
L'uomo ha creato il digitale, ma nel futuro non gli apparterrà.
L'uomo diviene pensiero, spirito, evasione.
Il digitale è il linguaggio del caos nel razionale, agisce per approsimazione, riproduce parodia, quindi altro all'infinito. 

Una prossima era di separazione: io mentale, io digitale per poi ricongiungersi, rimescolarsi, fondersi in un nuovo...
Forse Internet è l'intermedia tra l'essere uomo nel reale e l'essere in una nuova dimensione. L'uomo che si sbarazza di bisogni orgiastici per un io dai bisogni spirituali e di intelligenza. L'io libero da bisogni naturali un io multiplo presente in condizioni ora non conosciute inesplorate.

Così come nell'era della macchina l'uomo è divenuto portatore di cose e consumatoio di prodotti, l'io nella rete esprimerà l'inconscio i suoi stati multipli, la sua evasione nel virtuale. Un luogo di intelligenze e conoscenze aggregate in cui la proprietà perde di valore e l'economia risiede nel fluttuare nel rigenenerarsi continuo. Il corpo che diviene un insieme di protesi e innesti con acquisizioni a blocco, saperi introiettabili funzionali. Una intelligenza che si avvale di memorie inesauribili infinite esterne. Il corpo un insieme multiplo e distribuito che si nutre d'altro. Nell'era dell'industria l'uomo è stato fondamentalmente un esportatore, nel vituale ritorna in sè ma in una dimensione multipla, un generatore e un importatore di saperi. Se la ripetizione è stato l'elemento di valore nell'era industriale, la creatività lo è nel digitale, generatore di ricchezza.
"Vivi nel tutto" diceva Goethe

Dal fuoco alla luce
L'homo sapiens ha finito di fare lavori inutili e potrà dedicarsi ad altro. Stiamo entrando nella famosa soglia critica perché autoriproducente.

Caratteristica dell'ambiente iperelettronico intelligente è la velocità cui l'uomo non potrà accedere. L'uomo nel suo gesto riproduttivo è lento e non può essere parte di un sistema a velocità crescente, mentre resisterà nella sua dimensione creativa. Ciò diverrà ancor più evidente con la moneta elettronica. La società sistemica produrrà per Lui, alla velocità d'azione-luce. Tutto ciò che farà parte della società sistemica non si adatterà più all'uomo.

L'economia globale sarà dei computer. L'uomo potrà accedervi pagando, ma non gli apparterrà.
E' come se l'uomo avesse prodotto un'altra natura da cui è escluso proprio per natura. L'uomo dovrà immaginarsi un'altra esistenza; altre cose da fare o meglio da pensare; dovrà immaginarsi un altro modo di essere; dovrà scoprire altri mondi da quello appartenente all'era del fuoco. Forse scoprirà quelle doti, quelle conoscenze che oggi gli sono velate. Il loro disvelarsi darà vita ad altre ere, ad un altro essere uomini, forse, non più tali.
Io sono convinto che ci sorprenderemo di noi stessi.

Luigi Boschi

 


style="display:inline-block;width:728px;height:90px"
data-ad-client="ca-pub-1148397743853804"
data-ad-slot="6534948771">