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Punto per punto la legge bavaglio

Legge bavaglio, Fini e i finiani fanno ancora arrabbiare Berlusconi

Si discutono i tempi della discussione alla Camera. E viene prima la manovra.

Franco Pennello Berlusconi pensava di avercela fatta, a tacitare almeno il dissenso interno al Pdl, ma ieri è tornato a inquietarsi con Fini e i finiani. Alla Camera, infatti, a luglio, verrà posta in discussione prima la manovra correttiva dei conti pubblici, poi il ddl intercettazioni. Lo ha annunciato ieri proprio il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini.  

 

Fini: "discutere ancora sulla legge bavaglio"

E, a proposito del ddl intercettazioni, Fini ha anche parlato di "tante contrarietà", del bisogno della politica di "discutere ancora" e soprattutto di licenziare un provvedimento che "non appaia un indebolimento della lotta alla criminalità". Insomma, abbastanza da turbare i sogni di Berlusconi e dei suoi pasradan che vorrebbero un'approvazione fotocopia, in tempi strettissimi, per liquidare in fretta la faccenda, com'è accaduto al Senato.  

La battaglia non è ancora finita 

Invece non è ancora finita la battaglia contro la legge bavaglio. Oggi il presidente della Camera, Gianfranco Fini, quando ancora doveva definire il percorso della legge bavaglio aveva comunque assicurato il rispetto di tutte le procedure. E così infatti è stato. Per il dispiacere del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (e del suo portavoce alla Camera, Fabrizio Cicchitto) che invece preferiva un iter preferenziale.

Le richieste dell'opposizione 

D'altra parte lo chiedeva tutta l'opposizionedal Pd all'Udc, che parla attraverso la bocca di Casini oggi su Repubblica, passando per l'Idv. "La legge sulle intercettazioni non può essere posta in votazione prima di settembre, perché bisogna rispettare tutti i regolemanti", fa sapere subito il Pd. E il vicesegretario Enrico Letta è convinto che il ddl intercettazioni diventerà per la maggioranza, alla Camera, "un Vietnam". Naturalmente il capogruppo alla Camera del Pdl, Fabrizio Cicchitto, cerca di smorzare tutto. Ma alcuni finiani, il giorno dopo la fiducia al Senato, tornano alla carica chiedendo modifiche al testo che, invece, il premier Silvio Berlusconi vorrebbe blindato.

Fini al Pd: "Garantisco io"

E proprio in questa clima teso alla Camera si inserisce l'ultima dichirazione del presidente di Montecitorio Gianfranco Fini. Che in una lettera inviata a capogruppo dei deputati del Pd, Dario Franceschini, scrive che "da parte di questa Presidenza è stato sempre assicurato, e lo sarà in futuro, il corretto svolgimento dei lavori parlamentari in sede di esercizio della funzione ad essa assegnata dall'articolo 8 del Regolamento, nel puntuale rispetto delle norme regolamentari che disciplinano il procedimento legislativo".

Finiani all'attacco

Da Beppe Pisanu a Gaetano Pecorella per finire a Italo Bocchino, cominciano il loro pressing sul ministro alla Giustizia Alfano, affinché si possano apportare modifiche al testo per migliorarlo.  Intanto oggi è in programma un incontro tra Fini e la presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno assieme ai tecnici della Camera, per decidere tempi ed eventuali modifiche ai contenuti del ddl intercettazioni.
 

Il Pd si appella al presidente della Camera

Ed il Pd - anche per portarlo allo scoperto - si appella al presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiedendo, con una lettera, che sul ddl "non ci siano forzature sui tempi" e che, in base ai regolamenti parlamentari, il testo approdi in aula non prima di settembre. Intanto, il leader Idv, Antonio Di Pietro, già si prepara a stazionare dentro l'Aula e non meno agguerrita si annuncia l'opposizione del Pd. " Combatteremo anche lì", assicura il segretario democratico Pier Luigi Bersani, invitato dall'ex pm Luigi De Magistris e dalla sinistra radicale ad unire le forze delle opposizioni per una manifestazione unitaria.

 

Casini: "Il provvedimento cambi completamente"

E, anche il leader centrista Pierferdinando Casini chiede che il provvedimento "cambi completamente". D'altra parte l'intesa raggiunta dentro la maggioranza in Senato non sembra scritta sulla pietra.

 Il "mal di pancia" di alcuni finiani

Un gruppo di finiani non nasconde i mal di pancia per il testo uscito in seconda lettura da Palazzo Madama e Flavia Perina, direttore del Secolo afferma: "cercheremo di correggerlo alla Camera" nei capitoli sui 'reati spia' e nelle multe agli editori.  

La protesta dilaga dai quotidiani ai siti web 

Giovedì la legge bavaglio contro l'informazione (e la magistratura) ha avuto il Sì del Senato, grazie all'ennesimo voto di fiducia imposto dal governo Berlusconi. Ma il suo cammino non sarà facile. Le reazioni sono vaste e immediate, l'accusa di incostituzionalità sarà portata dalla Federazione nazionale della stampa italiana in ogni sede, in Italia e all'estero. Oggi molti quotidiani e siti, assieme a Sky Tg 24 e a Sky.it escono listati a lutto "contro la legge bavaglio sull'informazione", come mostra la rassegna stampa dei giornali di oggi. Anche Il Salvagente aderisce alla protesta.
Repubblica esce, oggi, con la prima pagina completamente bianca, tranne il post it giallo, che simboleggia la protesta contro la legge sulle intercettazioni. Il direttore, Ezio Mauro, spiega nel suo editoriale le ragioni di questa scelta.


 

La Stampa con le rubriche di prima pagina in bianco

Il manifesto ha in prima pagina solo la vignetta di Vauro, col fumetto "senza parole". La Stampa lascia in bianco, in segno di protesta, lo spazio della rubriche quotidiane di Massimo Gramellini e di Jena. Lastampa.it esce, invece, con un riquadro bianco subito sotto l'apertua (vedi foto in basso). L'Unità esce con un titolo "Approvata la legge bavaglio", stampato con caratteri in voga sotto il fascismo.
E il 9 luglio ci sarà un black out di tutta l'informazione italiana. Né giornali, né telegiornali. È la risposta della Federazione nazionale della stampa alla legge bavaglio appena approvata dal Senato.    

Napolitano: a vanvera le richieste di non firmare

  Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha detto - ieri sera - che le richieste a non firmare la legge sono fatte "a vanvera". Ma questo non vuol dire che la legge ha l'avallo del presidente. Semplicemnte che Napolitano non può preannunciare alcuna decisione finché il testo non arriva nelle sue mani (quello approvato eventualmente anche dalla Camera, che potrebbe anche tornare al Senato, magari per una ulteriore modifica).

 

La legge passa con la fiducia: 164 a 25, il Pd esce dall'aula

La battaglia in Senato per l'approvazione del ddl sulle intercettazioni è finita, poco dopo le 14: 164 i voti favorevoli, 25 i voti contrari. In aula grande tensione. Il Pd è uscito e non ha partecipato al voto. Ma al Senato l'assenza dall'aula, per regolamento, vale quanto un voto contrario. Stessa decisione per l'Mpa, il movimento per le autonomie di Lombardo. Idv e radicali hanno votato contro. Ora il testo deve passare al vaglio della Camera per l'approvazione definitiva. Fuori da Palazzo Madama i giornalisti protestano, acccanto a loro la presidente dei senatori democratici, Anna Finocchiaro.
   

"Listiamo i giornali a lutto"

Come Articolo21 insieme a al presidente Federico Orlando invito a listare a lutto tutti i giornali, i siti e i blog, e chiedo a radio e tv di mandare in onda un minuto di silenzio". Lo ha detto a Radio Radicale il deputato Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21, mentre al Senato si vota la fiducia sul ddl intercettazioni. "Quella di oggi è una giornata nera per lo stato di diritto e per la Costituzione. Si vota con la fiducia la riduzione del principio di legalità ma soprattutto la cancellazione progressiva del diritto di cronaca. Si vota una legge per la quale nulla si sarebbe saputo di Ustica, le lettere di Ilaria Cucchi spiegano come con questa legge lei non avrebbe avuto giustizia".     

"La Consulta arriverà pria del referendum"

"La Corte costituzionale, in questi casi arriva prima... Questo testo sulle intercettazioni è pieno di errori, di elementi di irragionevolezza, e ha profili di incostituzionalità molto seri". Lo dice Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, rispondendo ai giornalisti che le chiedevano, dopo l'uscita dei Democratici dall'Aula di Palazzo Madama, se il Pd già pensasse al referendum.
 

"Chi lascia l'aula è arrogante"

"Questo è un massacro delle libertà", aveva commentato la Finocchiaro al momento delle dichiarazioni di voto. Poi l'annuncio dell'uscita dall'aula è stato seguito dalle invettive del presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, per il quale "chi lascia l'aula è arrogante". In realtà lo è chi stronca qualunque discussione con continui voti di fiducia.
   

Il Pd in piazza accanto ai giornalisti

A parte il professor Ichino, tutti i senatori del Pd hanno abbandonato l'Aula. Il presidente Finocchiaro e altri senatori democartici hanno invece improvvisato una conferenza stampa per poi raggiungere il sit-in organizzato dalla Fnsi davanti a Palazzo Madama.  

I 7 senatori non partecipano al voto

I 7 senatori a vita, Levi Montalcini, Pininfarina, Scalfaro, Andreotti, Ciampi, Colombo, Cossiga, non hanno partecipato alla prima chiama per il voto di fiducia alla legge bavaglio.

   

I senatori dell'Idv "sfrattati" da Schifani

I senatori dell'Idv hanno occupato l'aula di Palazzo Madama da ieri sera. Alla fine il presidente dell'assemblea Renato Schifani ha ordinato ai commessi di trascinarli fuori per permettere l'inizio dei lavori. I senatori del partito di Di Pietro rientreranno per il voto e voteranno no, come i radicali.
 

L'ennesimo voto di fiducia

Il governo con una decisione d'imperio ha posto l'ennesimo voto di fiducia. Con la scusa della tutela della privacy dei cittadini rischia di passare una legge bavaglio che spunta le armi di magistrati e forze dell'ordine e limita notevolmente la libertà di stampa. Intanto il sondaggio realizzato da Skytg24 registra che il il 70% dei suoi telespettatori è convinto che il ddl sulle intercettazioni sia una legge bavaglio e non una norma per tutelare la privacy.  

L'Idv occupa il Senato

La notizia era nell'aria: soprattutto dopo la forzatura di Berlusconi, ieri, nell'ufficio di presidenza del Pdl. E così il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ha annunciato il ricorso alla fiducia (siamo alla numero 33) su un maxi-emendamento che riassume il contenuto del disegno di legge, alla luce anche delle ultime modifiche presentate dal relatore Centaro. In mattinata è prevista anche la diretta televisiva con le dichiarazioni di voto e le due chiame. Ma, dopo l'occupazione di ieri dei senatori dell'Idv, sono attesi altri colpi di scena.  

Legge bavaglio e attacco alla Costituzione

Grande preoccupazione destano anche le parole contro la Costituzione pronunciate ancora una volta ieri dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: legge bavaglio e attacco alla Carta sembrano fondersi in un preoccupante affondo.
   

L'annuncio accolto da un coro di "buu"

L'annuncio è stata accolto da un coro di "buu bu" e da mani sbattute sui banchi da parte dei senatori del centrosinistra. Alcuni del Pd hanno battuto anche i piedi in segno di protesta. Prima che il ministro per i Rapporti con il Parlamento annunciasse il voto di fiducia, il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha spiegato che è assolutamente diritto della maggioranza di arrivare "al momento della decisione", visto che si è discusso di questo tema, le intercettazioni, da almeno due anni soltanto in questa legislatura. "Dopo il lungo tempo della discussione - ha sottolineato Gasparri - ora è il tempo della decisione. Del resto, tutti ritengono che questo tema sia importantissimo, visto che era stato oggetto di altri progetti di legge nella precedente legislatura".    

Le notizie di ieri

"Il voto di fiducia per il ddl intercettazioni è stato autorizzato dal Consiglio dei Ministri del 29 maggio scorso", ha risposto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, alla richiesta del presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, su quando il governo avesse deliberato il voto di fiducia. La risposta del ministro è stata accolta da un coro di "vergogna! vergogna!" da parte dei senatori dell'opposizione, che ora sembrano intenzionati ad occupare l'aula, visto che non si muovono dai banchi, nonostante Schifani abbia sospeso la seduta.      

Il mancato voto in Commissione 

Ci si arriva dopo che non c'è stato neanche un voto conclusivo sugli emendamenti e sui sub-emendamenti da parte della commissione Giustizia di Palazzo Madama. "Non siamo arrivati al voto - spiega il presidente della commissione Filippo Berselli - per colpa dell'ostruzionismo dell'opposizione. In più di un'ora non siamo riusciti a votare neanche un sub-emendamento. Pertanto, se ora il governo dovesse porre sul provvedimento il voto di fiducia, sarebbe assolutamente giustificato". Ed è infatti molto probabile che ora il governo in aula chiederà il voto di fiducia su un maxi-emendamento che riassumerà il contenuto del ddl, alla luce anche delle ultime modifiche presentate dal relatore Roberto Centaro. Questa mattina, infatti, era in programma il voto ai 13 emendamenti presentati dal relatore Roberto Centaro, ma l'opposizione ne ha presentato altri 50.     

Bossi: "Si complicano i rapporti con l'opposizione"

"Spero di no": così il ministro della Lega Umberto Bossi replica ai cronisti che gli hanno chiesto se la richiesta di fiducia sul ddl sulle intercettazioni rischi di complicare il rapporto con le opposizioni e rendere più difficile l'iter delle riforme. Bossi aggiunge che "le riforme sono così importanti che i partiti non possono invocare scuse". D'altro canto, dice Bossi, si è trattato di "una scelta quasi inevitabile".     

Bersani: "Faremo di tutto per bloccarlo, Fini dove l'ha visto migliorato?" 

Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, non ci sta. "Dobbiamo fare una battaglia con tutte le forze che abbiamo", dice dopo aver ben considerato il nuovo testo sulle intercettazioni. "La maggioranza non ha fatto alcun correttivo e bisogna richiamare tutti alla coerenza. Che cosa ci ha trovato Fini di migliorato nel testo?'', polemizza Bersani. Anche i vescovi della Conferenza episcopale italiana si dichiarano, sull'Avvenire, contrari a un testo "blindato".

Il documento approvato dai Cdr contro il "silenzio di Stato"

Questo, intanto, il documento approvato ieri dai Cdr dei media italiani:
"La Conferenza Nazionale dei Comitati e dei Fiduciari di redazione  - dice il testo approvato a conclusione della riunione - denuncia con forza e indignazione il disegno di legge che impedisce ai giornalisti di dare notizie, a volte per anni, perché vieta la pubblicazione della cronaca giudiziaria  fino alla conclusione delle indagini preliminari.  

La norma impedisce indagini efficaci

La norma inoltre impedisce, di fatto,  alla magistratura di svolgere efficaci indagini contro la criminalità.I giornalisti italiani sono pronti alla resistenza civile e non accetteranno mai di sottostare a una legge che limita il diritto dei cittadini ad essere informati e il loro diritto-dovere di informarli.I cittadini sappiano comunque fin d'ora che i giornalisti faranno ogni sforzo affinché loro possano continuare a conoscere tutte le notizie.  

Adesione a tutte le forme di lotta

Così come hanno fatto i direttori dei quotidiani italiani e il mondo delle associazioni, i comitati e i fiduciari di redazione danno pieno sostegno alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e assicurano l'adesione a tutte le forme di lotta che la Fnsi promuoverà, nessuna esclusa, compresi lo sciopero e una manifestazione aperta alla società civile. La libera informazione è la più pura espressione della democrazia, nessuno pensi di poterla bloccare con una legge che impone il silenzio di Stato".

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da (ilsalvagente.it): 15/06/10