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La vita sta cambiando pelle

Adele Cambria: Nove dimissioni e mezza

Gian Carlo Marchesini

Adele Cambria:    Nove dimissioni e mezza - Donzelli editore.

Ieri, alla libreria Feltrinelli di Via del Babuino, ho partecipato alla presentazione dell'ultimo libro di Adele Cambria. Con la Cambria avevo in sospeso un piccolo fatto personale perché, recensendo un mio libro pubblicato nel 1979  sulla crisi nei rapporti di coppia tra compagni rivoluzionari e compagne femministe, che all'epoca suscitò polemiche anche aspre (ricordo ancora la sorpresa con cui lessi il biglietto di complimenti che un dirigente della Feltrinelli, Aldo Tagliaferri, allora mi inviò "Bravo, colpisci duro le Erinni!").   Ebbene, allora Adele Cambria concludeva la sua recensione con una frase che avvertiva:" bisogna guardarsi dallo sguardo di quest'uomo: è uno di quelli cui non sfugge nulla!". Ricordo che allora rimasi un po' perplesso: voleva essere un apprezzamento per la qualità, o un invito alle donne a evitarmi? Comunque, a parte questo piccolo amarcord personale, la Cambria è stata per anni e decenni nel nostro Paese riferimento giornalistico e culturale importante. Per un periodo ha diretto anche il giornale Lotta Continua. Poi, per un dissenso con Adriano Sofri - che lei stimava molto e continua a stimare, visto che ne parla come di chi, praticamente unico, ha saputo colmare il vuoto lasciato da Pasolini -  sulla violenza e sul suo uso (si trattò del rapimento e uccisione nel 1972 di Oberdan Salustro, dirigente di uno stabilimento Fiat a Cordoba in Argentina). Adele Cambria lasciò per quel dissenso la direzione del quotidiano.

Altra rottura consumata da Adele Cambria fu quella con Giuliano Ferrara, con il quale collaborava in una sua trasmissione televisiva,  per il suo entusiastico appoggio all'invasione anglo americana in Iraq. Poi ci furono anche le diverse fratture con il PCI e l'Unità,  per il giudizio sui fatti della rivolta di Reggio Calabria - secondo la Cambria, ma anche secondo Adriano Sofri e Lotta Continua, regalata dai comunisti a una sciagurata e resistibile  egemonia politica da parte dei fascisti. Poi ancora sul sequestro di Aldo Moro e la necessità di accettare o meno la trattativa. Insomma, una autobiografia che è anche una cavalcata ( Adele Cambria ha collaborato con Il Giorno, Il Mondo, Paese Sera, La Stampa, Il Messaggero, L'Espresso, L'Europeo, Il Diario della settimana, Effe, Noi Donne, L'Unità) attraverso quaranta e più anni di storia giornalistica patria.

Alla presentazione del libro  eravamo in otto. A parte me, gli altri sette erano in evidenza amici di lunga data della giornalista venuti a festeggiare e condividere l'occasione. Mi sono casualmente ritrovato seduto accanto a Lionello Massobrio, che non vedevo da 35 anni. Ricordo ancora bene il nostro ultimo incontro: a Selinunte, spiaggia di Castelvetrano, dove io e mia figlia di tre anni trascorrevamo un periodo di vacanze ospiti di Jojò, compagno di Lotta Continua, che sulla spiaggia gestiva stabilimento e ristorante - e credo li gestisca ancora.  Mi ero separato da poco, era il mio turno di stare con Angela,  la bambina, con noi c'erano anche Chicca Roveri e la figlia Maddalena coetanea della mia. Ricordo ancora l' apprensione di mia figlia in presenza di Maddalena, che usava afferrare bruscamente tutto quello che le capitava a tiro risolutamente dichiarando: "é mio!".     Mauro Rostagno, papà della bimba e compagno di Chicca Roveri, arrivò una sera in compagnia di Fabrizio De André che quell'estate girava per l'Italia a dare concerti organizzati dai Circoli Ottobre.  Il concerto si tenne il giorno dopo allo stadio di calcio di Marsala. Gran pienone, entusiasmo e commozione. La sera, attorno alla grigliata di pesce alla brace preparata in spiaggia da Jojò, Mauro si dilettava alla chitarra canticchiando una canzonetta all'ora in voga: "Sereno è...".     Molti anni dopo, sempre da quelle parti, nella notte arrivarono per lui due fucilate.

Tornando a Lionello Massobrio, che allora, oltre a lavorare nel mondo del cinema, gestiva anche, attraverso principalmente la vendita di quadri e appartamenti dei militanti,  la raccolta finanziamenti, me lo ricordavo bene perché in spiaggia mi consegnò un assegno per un importo di 125.000 lire. Ero il segretario provinciale di quella organizzazione, avevo lasciato ogni altro lavoro, non potevo campare se non  aiutato. E ieri, 35 anni dopo, me lo sono ritrovato accanto. Non credo lui mi abbia riconosciuto. Era lì in qualità di amico stretto della Cambria, e seguiva il tutto divertendosi molto.

La presentazione era affidata a Walter Pedullà, che per la sua facondia mi ha molto impressionato. A una età non più così leggera, per un'ora e passa ha parlato a braccio delle vicende professionali della Cambria e del suo libro, con uno scoppiettare continuo di osservazioni acute e brillanti, citazioni, aneddoti e battute che metà sarebbero bastate. Adele Cambria cercava disperatamente di interromperlo per dire la sua, ma il vecchio leone della critica letteraria italiana con il piffero che si lasciava togliere la parola...    Alla fine sembrava proprio che il libro l'avesse scritto lui, tanto la Cambria, che di fisico già di per sé è uno scricchiolo, ne era soverchiata. Tanto che alla fine è intervenuto uno dei presenti, per osservare che forse Pedullà era il meno adatto per parlare di un libro che racconta la storia esemplare di una inconciliabilità e una sottrazione continua al potere e ai suoi diktat: dato che invece proprio Pedullà, nel suo percorso accademico istituzionale, il potere lo aveva sempre cercato, rappresentato e bene incarnato. Non l'avesse mai detto! Il malcapitato ha dovuto subire una tempesta di rimbrotti:  ma chi è lei! e come si permette!   A quel punto mi sono arreso, ho deciso di lasciare che la compagnia scendesse numericamente di una presenza e approdasse al sette. Avevo fatto un tuffo nel passato anche remoto, avevo rivisto Adele Cambria e anche, inaspettatamente, il buon vecchio Lionello Massobrio: mio soccorritore in tempi socialmente turbolenti, politicamente rivoluzionari, economicamente grami. Potevo  ritenermi soddisfatto.

Poi, all'uscita dalla libreria, è successo un fatto strano. Il tizio che aveva attaccato Pedullà se ne stava pensieroso sulla soglia, una commessa all'interno ha messo sbadatamente in movimento il dispositivo per il calo della saracinesca, ho sentito un sinistro dong! e poi il rumore di un corpo che tonfava al suolo. Era il tizio che se ne stava a terra pallido e semisvenuto. Per fortuna poi si è accertato che non vi era stato danno serio, il tizio si è alzato e se n'è andato. Mi è balenato un dubbio: potenza della vendetta postuma e a distanza di Walter Pedullà?

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