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La vita sta cambiando pelle

Cosmopolitismo e campanacci per un turismo leggero, accogliente, diffuso.

Gian Carlo Marchesini

Mi chiamo Francesco, ma qui mi conoscono tutti come 0' Frangese. A Brefaro, dove passo buona parte del mio tempo da dieci anni, si sentono solo i campanacci delle mucche che escono all'alba per il pascolo, le cicale di giorno, i grilli la sera. Qui non ci sono in tutto più di cento cristiani, le case sono poche e sparse, ognuna ha la sua stalla, il maiale e l'orto. Il mare c'è ma non c'è, sta vicino e lontano come una enorme e liquida lingua tenuta a freno dalla montagna. Da Brefaro, in un'ora a piedi, scendendo la valle, si può arrivare alla spiaggia grande e sabbiosa di Castrocucco. In due ore, in direzione opposta, oltrepassando la statua del Cristo, si arriva alla cima del Coccovello, da dove si vede sotto a perpendicolo  Acquafredda e il tremolio azzurro e argentato del Golfo di Policastro.

Questo posto qui potrebbe stare anche in Baviera, o nell'alto Tirolo. Qui ci sono le mucche e le capre, le galline e i conigli, il gallo, l'orto e il porco. Il mare è soltanto una bella e incombente assenza. C'è, si sa che c'è, si può facilmente raggiungere, ma non si vede. E' il nostro inquietante convitato d'acqua. E' la nostra anima nascosta, l'adorata mamma che è partita. Qui vive chi si accontenta del nutrimento di una terra fertile e morbida. Qui il mondo degli affari vocianti e dei traffici importanti è praticamente assente, il ritmo è quello lento e solenne del volgere delle stagioni, delle orazioni ipnotiche e pie di un monastero.

Sono capitato qui dieci anni fa, dopo una lunga stagione ricca di viaggi, impegni, progetti, incontri. Europa e India, Brasile e Australia. Commercio pietre preziose, ma prima sognavo la rivoluzione, un mondo senza sfruttamento e ingiustizie. Arrivato alla fine qui, dopo  avventure e disavventure, conquiste e sconfitte, arrivato in questa valle che si inerpica lenta sulla montagna,tra gente semplice e sana, mi sono sentito tornato a casa, al paese della mia infanzia che sta nell'interno fondo della Basilicata. Mi ci sono fermato per un po', avevo bisogno di tempo e pace. Poi mi sono detto: ma qui, in questa verde e silenziosa quiete, posso creare una casa, un luogo dove stare bene con i miei, accogliere e ospitare i tanti amici incontrati per le strade e le città del mondo, tutti quelli che come me amano le camminate nei boschi, le nuotate in un mare ancora non del tutto inquinato, a portata di un cibo buono direttamente coltivato, colto e cucinato, le serate e le notti trascorse a conversare, suonare e cantare.

Ho iniziato da una piccola casa ospitale, poi via via ho acquisito a poco prezzo terreni abbandonati e ovili annessi, ho abbellito e ristrutturato, ho reso il tutto civile e accogliente. Con le mie risorse, con il mio impegno e lavoro, con l'aiuto di qualcuno dei paesani curiosi e disponibili, e degli amici accorsi a darmi una mano, ho creato una accogliente casa aperta e comune.  Ora d'estate arrivano a decine singoli e coppie, famiglie e gruppi. Si fermano quanto desiderano, danno tutti una mano e un volontario contributo per far fronte alle spese. Ognuno mette a disposizione e in comune quello che è, quello che ha. Ci sono serate che siamo anche in trenta: giapponesi e indiani, berlinesi e carioca, parigini e della Martinica. Chi suona e fa musica, chi fa ginnastica e danza. Chi raccoglie le verdure nell'orto, le pulisce e le cucina. Cosa ho creato:  un agriturismo, un bed and breakfast, un ostello, una comune o un rifugio? Niente di tutto ciò formalmente definito e definitivo, un po' di tutto questo. Qui non si sfrutta né si traffica, qui non c'è spazio per il linguaggio della violenza. Qui è la curiosità e la competenza, l'attenzione e l'esperienza, la voglia di incontro e amicizia a trovare la loro giusta forma. Qui siamo tutti uguali e fratelli, in un tentativo di creare e godere i benefici della vecchia e gloriosa comune,  senza eccessi, preclusioni, ideologismi. Diciamo che si tratta di una versione aggiornata della comune: più saggia, più equilibrata e ben temperata.

Come ci vive qui la gente del luogo? Bé, intanto è felice del movimento e del piccolo e costante flusso di arrivi e presenze, della possibilità di nuovi incontri e conoscenze. Poi è contenta degli acquisti crescenti di prodotti che noi effettuiamo presso contadini, allevatori e pastori. Infine, da quando hanno visto e capito che c'è un bisogno nel mondo sempre più crescente e diffuso di trascorrere un periodo di tempo a godere qui le bellezze naturali e la quiete, e che questo si traduce in una possibilità di incremento di reddito anche per loro, si sono un po' tutti svegliati, si danno da fare, affittano stanze e propongono i loro prodotti in maniera più organizzata e costante. Qui sta prendendo piede, grazie anche a noi, una sorta di turismo leggero, ospitale,  amicale. Stiamo tutti meglio: noi di sicuro, ma anche loro in modo nuovo.

(All'arrivo alla casa/comune di Francesco ci ha accolto un simpaticissimo vecchietto con il bastone e privo di un braccio. "Volete sapere chi sono io?" Ci ha chiesto. E si è risposto: "io sono un guaglione di anni ottantaquattro!"E dalla bocca sdentata è scoppiato a ridere. E quando ce ne siamo andati dopo l'una, sulla piazza della chiesa  di Brefaro abbiamo incontrato quattro ragazzetti infuriati di quindici anni che ci hanno fermato e implorato: "vi preghiamo, per favore, portateci fino a Maratea: vogliamo vedere un po' di gente!"

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