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Libia: soddisfatti per l'investimento

La Banca Centrale Libica precisa che l'operazione è di lungo periodo

(ansa.it) 20 settembre - MILANO  - La Banca Centrale Libica è "estremamente soddisfatta" per l'investimento in Unicredit. Lo si legge in un comunicato, in cui si precisa che l'operazione è di lungo periodo.

In particolare, la Banca centrale della Libia si definisce estremamente soddisfatta anche per le "relazioni in corso con le Autorità italiane". Sempre in merito alla partecipazione detenuta in UniCredit (pari al 4,98% del capitale), la Banca centrale libica ricorda che questo investimento risale all'inizio degli anni '90, ai tempi dell'allora Banca di Roma. Inoltre, viene spiegato, nel 2008 diverse banche internazionali hanno chiesto alla Banca centrale libica di acquistare una partecipazione strategica. Pertanto, il consiglio della banca centrale ha deciso che incrementare la partecipazione in UniCredit fosse in linea con i criteri d'investimento in 'equity' (azionario, ndr) di lungo termine e che una tale operazione avrebbe rafforzato ulteriormente i rapporti economici tra Libia e Italia. "La Banca centrale - si legge infine nella nota - è un'istituzione indipendente governata dalla legge bancaria libica del 2005. Tutte le regole e i regolamenti relativi alla Banca centrale sono decisi dal suo board".

CHIAMPARINO, NESSUN FASTIDIO PER SOLDI LIBICI - "Non mi dà fastidio la presenza dei libici a condizione che questo non metta in discussione il ruolo di grande banca che Unicredit ha saputo conquistarsi in questi anni". Così il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, ha parlato, a '24 Mattino' su Radio 24, dei rapporti tra gli azionisti all'interno di Unicredit, di cui è azionista anche la Crt. "Però - ha aggiunto Chiamparino - siccome a suo tempo sono stato attaccato perché sospettato di ingerenza nelle banche, il sindaco non ha nulla da dire sull'azionariato. Si pronuncino gli azionisti. Se io mi pronuncio su ciò che può o deve fare la Fondazione Crt è perché ritengo di averne il diritto, ma su ciò che deve fare Unicredit si pronunci l'azionista Crt".

CASO LIBIA, PROFUMO NEL MIRINO  - Si apre una settimana difficile per Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit. In vista del comitato strategico convocato giovedì prossimo per un primo aggiornamento da parte del presidente Dieter Rampl, sugli approfondimenti per accertare le modalità e l'impatto dell'ingresso dei soci libici nell'azionariato, l'attacco lanciato dal quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung ha contribuito a surriscaldare il clima al vertice dell'istituto. Le considerazioni del giornale di Monaco, che mette nel mirino l'amministratore delegato definendo "un disturbo cronico" le tensioni fra Rampl e Profumo ha fatto scalpore anche negli ambienti politici in Italia, non solo quelli della Lega che da tempo è all'attacco reclamando spazi nel mondo del credito e nella banca di Piazza Cordusio. Il quotidiano tedesco che titolava l'articolo 'Mister Arrogance e' tornato' (riferendosi e Profumo) ha, partendo dalla vicenda Libia, insistito molto sui contrasti al vertice parlando di crescente pressione sull'ad.

E ieri sono tornate a circolare le voci di un possibile passo indietro di Profumo, insieme al tam tam sui nomi dei possibili successori da Gianpiero Auletta Armenise (già alla guida di Ubi Banca) a Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo. E' quanto si apprende in ambienti finanziari, che descrivono una situazione surriscaldata. Tuttavia la tensione tra i soci e l'amministratore delegato dell'istituto non è cosa nuova e un malessere è presente ormai da tempo. A risvegliare il malumore dei grandi azionisti di Unicredit, a partire dalle fondazioni, è stato ai primi di agosto il rafforzamento del capitale nella banca della libica Lia e poi, nei giorni scorsi, l'ulteriore passo in avanti del fondo sovrano di Tripoli che ha portato la partecipazione complessiva del paese nordafricano oltre il 7,5%. Mosse di cui il presidente Rampl non era stato informato preventivamente, mentre Profumo si é difeso dicendo di non aver sollecitato la crescita dei libici. Quale sarà poi l'evoluzione delle tensioni, al momento non é facile prevedere. Le stesse fonti ricordano infatti che in passato si è arrivati a una ricucitura nei rapporti tra management e soci e tra lo stesso Profumo e il presidente Dieter Rampl. Il primo appuntamento in agenda per un confronto resta dunque fissato per giovedì ma i contatti, ai piani alti del gruppo e della politica, sono tuttora in corso.