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ANIMALI – “IL GIORNALE” USA UN LINGUAGGIO CHE SOTTENDE IGNORANZA E SIMILITUDINI DELLA CULTURA SPECISTA DELLE NOSTRE RADICI

lettera dal movimento antispecista al direttore del "Il Giornale"

UOMINI E SCIACALLI (1.11.2010).

Alla Direzione di redazione de "Il Giornale"
c.a. Dr. Alessandro Sallusti

1 novembre 2010

Oggetto: Uomini e sciacalli.

Gentile direttore,   

  nell'articolo "Gli sciacalli della sinistra" apparso sul Vostro quotidiano il 22 febbraio 2010, Lei si era riferito agli indagati e ad alcuni politici con la frase "chi è più sciacallo sui terremotati?" per indicare coloro che avrebbero approfittato del disastroso terremoto in Abruzzo. Gli uni per interesse privato, gli altri per interesse di partito. Anche nella trasmissione televisiva "Anno zero" del 18 febbraio 2010 era successo che ci si riferisse agli indagati con tale termine - per non tradire uno stile bi-partisan sul tema - da cui una nostra ulteriore lettera di protesta al direttore di tale trasmissione.

 Anche oggi, 1 novembre 2010, nella posizione di direttore responsabile, Lei ritorna ad usare tale similitudine, nell'articolo "Fini, il giorno dello sciacallo".

 Vorrei allora nuovamente far osservare che gli sciacalli sono monogami, non rubano e non diffamano, cacciano forzatamente altri animali non umani, e si cibano di cadaveri abbandonati solo occasionalmente, per fame. Come fanno anche i lupi, e molti altri carnivori. Non traggono profitto dalle difficoltà altrui: sopravvivono secondo le leggi di natura. Come faremmo noi se fossimo in loro.

 Molti umani derubano invece senza necessità i loro simili, o li diffamano per interessi personali, e moltissimi si cibano di cadaveri di animali non umani allevati in condizioni aberrati per lucro, non certo per necessità. Ne provano piacere, e se ne vantano, ben sapendo che fa anche male alla salute e all'ambiente (Prof. Veronesi docet), cose che gli sciacalli e gli altri carnivori non fanno. Esiste per costoro il termine di "ladri" (per  chi ruba) o di "opportunisti" (per chi specula intellettualmente).  

 Termini che suggerisco senz'altro, tra gli altri disponibili, in alternativa a "sciacalli", essendo molto più adatti a stigmatizzare questi comportamenti, tipici della specie umana.

Il riferimento agli animali non umani per indicare presunti comportamenti ignobili o aberranti nasce da superstizioni  che vorrebbero individuare nel non umano il simbolo del male, e continua purtroppo anche oggi ad essere usato come difesa psicologica per distanziarsene, presumendone la negatività. E' pertanto  deplorevole riferirsi agli animali non umani con espressioni che ne vorrebbero denigrare ingiustamente la dignità. Induce il continuare a considerare l'animale come l'essere più basso nella scala dei valori morali, e contribuisce a radicare l'odio e la paura per il "diverso", motivando le conseguenti violenze.  Il messaggio è chiarissimo: solo le "bestie" si comportano così. Non è vero, anzi. 

 Peraltro, tali paragoni suonano offensivi anche nei riguardi dei "sentimenti dell'uomo per gli animali", interessi tutelati al posto di quelli dei diretti interessati dalla legge sui maltrattamenti n. 189 del 2004. Legge che purtroppo  non prevede ancora il reato di "specismo" o di "diffamazione" (e dovrebbe essere introdotto per eliminare l'uso di un lessico ormai anacronistico, grazie all'etologia).

 Mi auguro pertanto che i media riflettano sulle conseguenze dell'utilizzo "disinvolto" di tali termini, e sulle responsabilità che hanno a livello culturale.       

Cordiali saluti

Massimo Terrile

Movimento Antispecista                                                        

www.antispec.org