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La vita sta cambiando pelle

Animali e consapevolezza

Annalisa Ruffo

Un aspetto importante della ricerca dell'etologia cognitiva riguarda il problema della consapevolezza negli animali.

(promiseland.it)
Secondo l'orientamento cognitivo, pur essendo alcuni processi elaborativi realizzati inconsciamente, senza che per questo venga meno lo statuto di soggettività, la coscienza si rivela come una qualità importante nell'adattamento dell'animale, assicurandogli un comportamento flessibile. Merito di Donald Griffin, ma anche di Colin Allen,  professore di filosofia A&M University del Texas, e di Marc Bekoff, docente di Biologia presso l'Università del Colorado, è quello di aver aperto una finestra sulle emozioni e sulla sofferenza degli animali, riconoscendo in loro una propria personalità e un proprio carattere, quali soggetti di una coscienza interiore.

Oggi, la maggior parte degli etologi, sentendosi parte di un'armonica integrazione con il mondo animale, senza distinzioni di "specie superiore", e demolendo, quindi, lo specismo, la concezione secondo cui la morale si ferma entro i confini della specie umana, individua negli animali processi di pensiero, intenzionalità e coscienza, per avere i quali non è più fondamentale ed esclusiva la presenza della parola. Infatti «non si deve confondere la capacità di articolare un pensiero tramite la parola, con la possibilità di esprimersi mediante un qualsivoglia linguaggio». I gorilla e gli scimpanzè, in particolare, «dispongono delle nostre stesse capacità espressive innate: possono ridere e piangere, essere contenti o avere paura, essere teneri o arrabbiati e, dormendo, possono sognare».

Il biologo Enrico Alleva, direttore del reparto di Fisiopatologia comportamentale dell'Istituto Superiore di Sanità osserva: «Seppure sappiamo ormai ricondurre con sicurezza certe funzioni a precise zone del cervello, alla domanda su che cosa sia la coscienza, nessuno scienziato degno di tal nome può arrogarsi il diritto di rispondere, se non con l'aiuto del filosofo, del giurista, dell'antropologo fisico e culturale e del teologo. Il ricercatore di base che osserva quotidianamente i singoli neuroni già sa quanto è complicato studiare anche un piccolo ganglio esterno al cervello, magari lungo la colonna vertebrale. E sa quanto si è dimostrato complesso lo studio del sistema nervoso di una minuscola lumaca di mare».

Il comportamento degli animali, come scrive Charles Birch, professore di biologia all'Università di Sydney, è simile ai nostri comportamenti che, come sappiamo, per noi sono consci. La loro fisiologia e biochimica sono simili alla nostra: «dopo aver dimostrato che i corpi degli uomini e degli animali [le somiglianze fisiologiche sono il principale motivo per cui gli animali vengono usati a scopo sperimentale] sono di un solo tipo, è quasi superfluo considerarne le menti. Se sono tanto simili a noi nel corpo, non lo saranno anche nella mente e, presumibilmente, nei loro sentimenti?». Un comportamento suscettibile di adattamento si spiega più semplicemente e direttamente «ipotizzando che sia consapevole. Mezzi di comunicazione complessi tra gli animali fanno pensare che essi siano coscienti».

Lo psicanalista Jeffrey Moussaieff Masson  osserva: «Quali sono i vantaggi della consapevolezza umana nel pieno senso della parola? È verosimile che gli animali sappiano quando sono infelici o scontenti e di conseguenza si sforzino di cambiare la situazione, esattamente come gli uomini».

«Ogni elemento dell'Universo - afferma Teilhard de Chardin - contiene, ad un grado per lo meno infinitesimale, qualche germe d'interiorità e di spontaneità, cioè di coscienza».
La coscienza, per come oggi è conosciuta, non sembra, perciò, sufficiente a spiegare la vita.

1- Cfr. C. ALLEN - M. BEKOFF, Il pensiero animale, McGraw-Hill Companies, Milano 1998.
2- Cfr. M. BEKOFF, Dalla parte degli animali. Etologia della mente e del cuore, Muzzio, Roma 2003.
3- L. COLÒ, Cuore di gatta. Una storia d'amore, Mondadori, Milano 2007, 15-16.
4- M. FANCIOTTI, La Chiesa e gli animali. La dottrina cattolica nel rapporto uomo-animale, alberto perdisa, Bologna 2007, 109.
5- E. DREWERMANN, Sulla immortalità degli animali. Una speranza per la creatura che soffre, Neri Pozza, Vicenza 1997, 7-42.
6- Il Foglio, 24 marzo 2005.
7- Cfr. E. ALLEVA, La mente animale. Un etologo e i suoi animali, Einaudi, Torino 2007.
8- P. H. BARRETTE et al. (ed. by), Charles Darwin's Notebooks, 1836-1844, Cornell University Press, Cambridge, Mass.
1987, in J. M. MASSON, Nel regno dell'armonia. Quello che gli animali possono insegnarci sulle origini sociali della tolleranza e dell'amicizia, Tropea, Milano 2007, 81-125.
9- C. BIRCH - L. VISCHER, Vivere con gli animali. La comunità delle creature di Dio, Claudiana, Torino 1999. 61.
10- T. DE CHARDIN, La visione del passato, 378, in F. MANTOVANI (a cura di), L'orizzonte dell'uomo, Il Segno dei
Gabrielli, S. Pietro Incariano (Vr) 2000, 40.