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La vita sta cambiando pelle

Ma quanta acqua mangiamo?

(barillacfn.com) Tutti sappiamo che l’acqua è indispensabile per la vita sulla terra. Forse è meno noto che qualunque prodotto, sia esso commestibile o meno, contiene in sé una grande quantità d’acqua: la cosiddetta acqua “virtuale”, ossia quella dolce che è stata utilizzata per produrlo, sommando tutte le fasi del ciclo di vita. Quindi, se l’acqua dolce scarseggia aumenta il suo valore economico e tutto, ma proprio tutto, finisce per costare di più. Per essere davvero sostenibili, occorre quindi impegnarsi su due fronti: da una parte proporre e sostenere normative che chiariscano bene il concetto di “diritto all’acqua” e definiscano i confini della privatizzazione; dall’altra risparmiare e favorire un uso più razionale della risorsa, investendo in innovazione tecnologica e sensibilizzazione, specialmente in agricoltura che è il settore “idrovoro” per eccellenza, ma anche a livello personale, per esempio con diete “water saving”.

Al riguardo è bene ricordare che ogni individuo utilizza in media dai due ai cinque litri d’acqua al giorno per bere, mentre il consumo d’acqua virtuale giornaliero per alimentarsi varia da circa 1500 a oltre 5000 litri. Inoltre, è bene ricordare che, in termini d’impronta idrica (water footprint), i cibi possono essere molto diversi tra loro. Per esempio, la carne, le uova, il latte e i derivati richiedono molta più acqua dei prodotti coltivati, poiché gli animali durante tutto il periodo dell’allevamento consumano una grande quantità di mangimi e foraggi come nutrimento. Per valutare bene le differenze, il BCFN ha elaborato due menu giornalieri, entrambi equilibrati dal punto di vista nutrizionale. Il primo prevede una dieta più ricca di proteine vegetali e con pochi grassi di origine animale; il secondo è basato su un consumo, seppur modesto, di proteine animali e un contenuto superiore di grassi animali.

Confrontando gli impatti, in termini d’impronta idrica, dei due menu si evince chiaramente come l’inserimento, per quanto contenuto, nel menu di prodotti di allevamento, come latte e carne, comporti un aumento di circa tre volte del consumo di risorse idriche. Da questi esempi risulta evidente che l’evoluzione delle abitudini alimentari degli individui può avere un impatto rilevante sulla disponibilità delle risorse idriche. Basti pensare che, se tutti gli abitanti del Pianeta adottassero il regime alimentare medio dei Paesi occidentali, caratterizzato da un elevato consumo di carne, sarebbe necessario un incremento del 75% dell’acqua utilizzata attualmente per produrre cibo. E questo sarebbe uno scenario evidentemente insostenibile.

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